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30×30 – Il mio 1994 in musica

Quasi vent’anni fa pubblicavo sul blog un post in cui si citavano alcuni dischi chiave usciti nel 1994 e una decina di anni fa espandevo questa lista di meraviglie su Facebook,

Questi sono i semi da cui nasce 30×30 – Il mio 1994 in musica, un progetto che ha “debuttato” qualche giorno fa in forma di newsletter e minipodcast, sebbene all’inizio la mia idea era quella di creare dei video per ognuno dei dischi di cui avrei parlato. Non avevo calcolato, però, che YouTube non si sarebbe accontentato di non farmi monetizzare i video, arrivando a impedirne la pubblicazione.
Quindi sono tornato ai miei amori di sempre, la scrittura e la radio.

Il 1994 è stato un anno memorabile per la musica di ogni genere: allora avevo sedici anni e ho avuto la fortuna di ascoltare, proprio quando uscivano, una serie di capolavori che hanno segnato la storia. Per voi ho selezionato 30 dischi che mi porto dentro da trent’anni: li ho scoperti da adolescente e non li ho più abbandonati. Io sono Francesco Locane e questo è 30×30: il mio 1994 in musica.

Queste sono le parole che introducono ogni puntata, disponibile più o meno nel giorno in cui è stato pubblicato il disco di cui parlo. È possibile leggere e/o ascoltare 30×30 in diversi modi:

  • iscrivendosi alla newsletter;
  • sintonizzandosi su Radio Popolare, perché l’amica Elisa Graci ospita il micropodcast nella sua trasmissione Playground, in onda in etere e streaming dal lunedì al venerdì alle 1630;
  • andando sulle tante piattaforme di streaming che lo ospitano.

Come sempre, ogni commento, feedback e parere è ben voluto.

Dagli archivi: Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything (Constellation Records), 20 gennaio 2014

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Ogni volta che riascolto dall’inizio alla fine l’ultimo disco dei Thee Silver Mt. Zion ho una reazione fisica: un brivido che sale per scoppiare puntuale intorno al secondo minuto e mezzo della penultima traccia, “What We Loved Was Not Enough”. E ogni ascolto mi riserva particolari che mi erano sfuggiti prima, o che forse si rivelano solo dopo: i ritmi, più variegati del solito; le voci, arrangiate e dosate come non mai, pur continuando a narrare spesso cose tremende; alcune derive armoniche lontane dai pur variegati modelli di Menuck e compagni. Forse non bastano questi elementi a definire il disco (appropriandoci impunemente di una delle note definizioni di Calvino) un (piccolo) classico, ma di certo si tratta di una delle vette della vasta produzione dei canadesi, che riescono a combinare il loro usuale rigore con libere, inaspettate, luminose aperture. Appunto: Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything. Ancora una volta un disco-manifesto, ma, a differenza di altri, necessario.

 

Recensione pubblicata originariamente sul numero di giugno 2014 de Il Mucchio Selvaggio

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