Adottare parole

Grazie alla benemerita Società Dante Alighieri, è possibile adottare una parola: l’adozione consiste nell’utilizzare la parola scelta, nel segnalarne usi errati e, in genere, a proteggerla, per così dire. Molte delle parole dei quattro principali vocabolari della lingua italiana sono state adottate, ma potete comunque diventarne sostenitori. Alcune, però, sono ancora libere. Io ho scelto “edicolante” per i motivi che potete leggere sul certificato che mi è stato mandato: per ingrandirlo, cliccate sull’immagine.

Di |2011-10-31T08:00:00+01:0031 Ottobre 2011|Categorie: The Word|Tag: , , |3 Commenti

Empatia su larga scala

Ieri è stata una giornata faticosissima e strana. Ho lavorato in casa di mattina, ma, quando sono uscito per andare in radio, ho visto alla fermata dell’autobus una ragazzina che piangeva. Anzi, aveva finito di piangere, il viso le si era ancora un po’ decongestionato, ma gli occhi erano ancora umidi, con le lacrime che hanno traboccato in rivoletti sul viso un paio di volte.
Sull’autobus mi sono guardato intorno e ho notato, ferma a un semaforo, una signora che piangeva in macchina. Era un pianto sommesso e continuo. Si è accorta che la fissavo e ha cercato di nascondersi come poteva, ferma al posto di guida nell’abitacolo.
Infine ho incrociato un uomo che usciva dal supermercato: anche lui in lacrime, che parevano uscire dalla stanchezza e dalla frustrazione, che, a loro volta, sembrava avessero superato di gran lunga il dolore. Mi è passato davanti e, a quel punto, non mi sentivo bene neanche io.

Di |2011-10-27T08:00:00+02:0027 Ottobre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , |0 Commenti

Lou, Lou!

Qualche settimana fa vi mettevo a parte (in maniera un po’ sadica) delle prime note che provenivano da Lulu, il disco di Metallica e Lou Reed (ancora fatico a scrivere queste parole insieme).
Ora il disco è ascoltabile in streaming, tutto.
Se lo volete ascoltare, potete farlo, ma a stomaco vuoto e non prima di intraprendere attività che richiedano calma e concentrazione.
Se dopo qualche ora la nausea non passa, provate queste due pillole qua sotto, prese ripetutamente, per cancellare l’effetto degli ultimi anni degli artisti in questione dal vostro organismo.

[http://youtu.be/z3wXqyRQZnA]

Confondere il gesso con il porfido

Non riesco ancora bene a farmi un’opinione su quello che è accaduto a Roma sabato scorso: pensadoci, sono ancora pervaso dall’ansia che avevo mentre ascoltavo la diretta di Popolare Network (quanto sono bravi i miei colleghi?). Ma in rete pare che ognuno dica la sua, soprattutto quando a Roma non c’era, quel pomeriggio. Per capirci qualcosa, è bene ascoltare chi c’era, anche se si tratta di un estremista, come il “black block” che firma questo intervento. Leggetelo: probabilmente non sarete d’accordo con tutto quello che dice (e non lo sono neanche io), ma si tratta comunque di un punto di vista interessante che mostra, ancora una volta, come ciò che è risaltato di più dalla manifestazione (o meglio, da ciò che è derivato dalla stessa) sia un senso di disfatta.
Certo, passi che il black block in questione scriva “ubriaci” invece che “ubriachi”, ma passi meno quando dice:

No, seppur non cattolici non ci saremmo mai permessi di distruggere sampietrini offendendo credenze altrui.

Che peccato che un pensiero così importante e profondo incappi in un curiosissimo fraintendimento: possibile che un esperto di guerriglia urbana non sappia cosa siano i sampietrini e, anzi, li confonda con quella Madonna di gesso la cui rottura ha riempito orrendamente le pagine on line dei quotidiani nella giornata di sabato? E così l’ombra del fallimento pende anche sull’ennesima tessera del puzzle di sabato scorso.

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