Can't touch this

La notizia è di qualche giorno fa: pare che Apple abbia deciso di non produrre più l’iPod classic, puntando tutto sulla tecnologia “touchscreen” o sulla minaturizzazione. Quindi: niente più iPod-per-sentire-la-musica, ma solo iPod per fare tutto o iPod dove ci stanno due o tre dischi e ciao. Ma perché? Se c’è una cosa che amo è avere un sacco di musica con me: il mio iPod classic del 2007 ha 80 giga di memoria e mi permette di ascoltare i dischi migliori degli ultimi mesi senza dimenticare album jazz degli anni ’50 o quelle raccolte un po’ pappone che però danno tanta soddisfazione, signora mia.
E invece no. Mi toccherà, una volta defunto l’iPod che ho, spendere 400 euro per averne uno “touch” con un quarto della memoria (ma l’imprescindibile possibilità di fare filmati hd), oppure spenderne molto molto di meno per avere con me una robetta per i miei usi davvero inutile.
Quasi quasi speculo e ne compro tre o quattro, di iPod classic, prima che escano di produzione. Sai mai che un giorno…

Di |2011-09-30T08:00:00+02:0030 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |0 Commenti

Le cerchie della vita

Quassù c’è la situazione del mio profilo su Google+ dopo un mese dalla mia iscrizione. Devo dire che mi sono iscritto più per curiosità che per reale “passione”: dopo avere scritto quello che ho scritto su Facebook, volevo provare (e mettere alla prova) questo nuovo social network.
A prescindere dalle cazzate che ci sono (comunque in maniera minore che su Facebook, forse perché c’è meno gente iscritta, notava qualcuno tempo fa), sono abbastanza contento. Mi pare che la gran parte dei miei contatti non posti in maniera compulsiva, né pubblichi troppe scemenze.
La cosa che, però, mi sorprende sempre, è la quantità di persone del tutto sconosciute che mi aggiunge alle sue cerchie. Come sapete, in Google+ io posso aggiungere alle cerchie (il “diventa amico di” di Facebook) qualcuno senza che lui aggiunga me, e viceversa. Quindi i membri dell’insieme “Chi sei?” sono effettivamente delle persone che non ho conosciuto né personalmente, né per motivi di lavoro. Un controsenso, quindi, aggiungerli? No. Perché queste persone sono quelle che, sì, non conosco e mi hanno “aggiunto”, ma:
1. scrivono in italiano;
2. non postano video di Vasco Rossi;
3. non scrivono “buongiorno” di mattino e “buonanotte” alla sera.
E, in fondo, c’è una bella soddisfazione a fare queste cernite, volta per volta. Poca roba? Embè? Sono una persona semplice.

Maps V

Come passa il tempo, signora mia: oggi alle 1535 inizia la quinta stagione di Maps, il programma che ho il piacere di co-condurre e co-curare, in onda su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna.
Quest’anno la squadra è stabile: insieme a me Federico (il lunedì), Laura (martedì e giovedì) e Titti (mercoledì e venerdì). E abbiamo già una prima settimana stracolma, in cui parleremo del roBOt Festival, degli Who e di mille altre cose. E già da oggi pomeriggio partiamo con un live in studio, quello di My bubba and Mi, che andrà a rimpolpare la schiera di session acustiche fatte e registrate in questi anni. Vedo ora che sono duecento giuste (e le potete trovare sul sito, scaricabili nelle raccolte Live@Maps): un buon numero per ricominciare.
Che bellezza.

Such a perfect death

Quando, qualche mese fa, è uscita la notizia che Lou Reed e i Metallica stavano incidendo un album insieme, sono stato tra i pochi a non reagire così.

Mi sono detto “Aspettiamo, stiamo a vedere, metti che.” Perché? Perché ho fiducia nelle persone. Perché spero che i Metallica tornino a fare un album buono dopo vent’anni. Sì, la linea tra l’essere fiducioso e fesso è sottile, lo so.
Nel frattempo qualcuno si è fatto delle domande (come “Ma santiddio, perché, perché?”), ha avanzato ipotesi (“Sono impazziti tutti”), si è chiesto che accidenti avrebbero fatto insieme quei cinque. Pensa, parla, ipotizza e il tempo passa.
Passa fino a che escono i primi trenta secondi di “The View”, la seconda traccia di Lulu, un disco che trae la sua origine da alcune composizioni che Lou Reed ha scritto per le rappresentazioni di due testi teatrali di Wedekind.

Ecco, ora sono triste e preoccupato anche io.

Di |2011-09-23T08:00:00+02:0023 Settembre 2011|Categorie: I Am The Walrus, I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , |1 Commento

It's the end (as we know it)

Michael Stipe

Sperando che la dignità che li ha sempre contraddistinti si mantenga, e che quindi non si rimettano insieme tra due anni, dico ciao e grazie di tutto ai R.E.M., pensando che, alla fine, una volta dal vivo li ho visti (e ho fatto delle foto e dei video a cui sono davvero legato).

Si stampi

Otto anni fa vi parlavo di problemi con una stampante: come passa il tempo. Già, il tempo passa, ma per il mondo delle stampanti, sembra non passare mai. Pensate solamente ai progressi che hanno fatto i cellulari dal 2003 ad oggi. Nel 2003 uno “smartphone” era questo. Oggi abbiamo… be’, lo sapete. I computer sono più veloci, più belli, leggeri ed economici. I televisori sono piatti, lcd, al plasma, con il 3D incorporato.
E le stampanti?
Be’, le stampanti fanno cagare come otto, dieci, quindi anni fa.
Pensiamoci bene: quanto si sono evolute le stampanti? Pochissimo. Si è passati dalla stampante ad aghi, pesante, rumorosa ma affidabile quanto una Skoda degli anni ’70 a quelle a getto d’inchiostro. Si dice a getto d’inchiostro, ma il sospetto fondato è che nelle cartucce ci sia sangue di panda, considerando quelo che costano. Certo, ci sono anche quelle laser, che però devono avere un’alimentazione al plutonio, sempre dando un’occhiata al cartellino dei prezzi. Ci sono anche quelle creazioni degne della fantasia di Mary Shelley in preda a delirio: quegli oggetti che sono insieme stampanti, fax, fotocopiatrici, scanner e, volendo, caldaie a gas. E può anche essere che non abbiano problemi a farvi trovare l’acqua del bagno alla giusta temperatura, ma provate a stamparci un documento di una pagina in bianco e nero. Il foglio entra male, si secca il toner, si otturano le cartucce, ci sono strane lucine che lampeggiano. E non avete ancora attaccato la stampante alla presa elettrica.
Ora, la mia domanda è: perché? Va bene che stiamo andando – dicono – verso un futuro completamente digitale, con kindle, tablet, ebook e altre cose, ma tutti abbiamo bisogno di stampare qualcosa. Mica dico una riproduzione in scala 1:2 dell’affresco della Scuola di Atene di Raffaello, eh. Penso solo, che ne so, a un curriculum, una foto, un’autocertificazione. Ma niente: le macchine infernali che abbiamo a casa continueranno a vivere nel loro mondo rumoroso, anarchico e imprevedibile, gli ugelli si tapperanno fino al collasso finale e, ancora una volta, saremo tentati di comprare un nuovo modello di stampante. “Fa anche i toast”, ci dirà con tono flautato il commesso del negozio. E noi ne compreremo una con la convizione che funzioni ma, in realtà, pensando solo all’irresistibile fragranza che ha il pane in cassetta bruciacchiato.

iChurch

Sabato mattina ha aperto i battenti l’Apple Store di Bologna. Da fuori il negozio è bellissimo: tre piani in un palazzo bianco dell’800 a cinquanta metri dalle Torri. Nella notte tra venerdì e sabato si sono accampati diversi ragazzi fuori dal negozio, per entrare per primi nello Store. Perché?, vi chiederete. Me lo sono chiesto anche io. C’era uno sconto speciale, regalavano dei computer, o anche delle chiavette USB? No. Ho scoperto sabato pomeriggio che regalavano, ai primi mille, una maglietta. Una t-shirt di cotone.  Con la mela, certo.
Nello stesso pomeriggio ho pensato “Be’, andiamo a vedere com’è questo negozio: ci sarà gente, certo, ma…” C’era la fila fuori, sotto il sole, con tanto di cordoni a serpentina per ordinare le persone in attesa. Non solo: ogni gruppo di clienti che entrava veniva accolto dai commessi del negozio con una ola e “cinque alti”. Non ci credete? Ci sono i video. In un pomeriggio in cui il centro storico sperimentava la chiusura alle auto, e la città era davvero bella, il vociare della gente a passeggio veniva interrotto da urla di giubilo: “Benvenuti!” “Ooolèèè!” e via sbraitando.
La mia preoccupazione aumenta: perché accade ciò? Perché tutta questa eccitazione? Badate bene che non sono uno che non apprezza alcune cose della casa-della-mela: sto scrivendo su un iMac (uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto) e ho un iPod. La differenza, forse, è che io uso, non credo.

Di |2011-09-19T08:00:00+02:0019 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |2 Commenti
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