Dagli archivi: Inventions – Maze of Woods

Inventions – Maze of Woods (Bella Union)

7,5

“I wanted to do something that I don’t know how to do”, si sente nella traccia d’apertura del nuovo disco degli Inventions: ma Mark T. Smith (Explosions in the Sky) e Matthew Cooper (meglio conosciuto come Eluvium) sanno il fatto loro, tanto da produrre un lavoro più riuscito dell’esordio di poco meno di un anno fa. Il duo prefigura strade nuove, prendendo spunto da ciò che ha consolidato (il singolo “Springworlds” è in linea con il self-titled), senza paura di continuare a sperimentare con i beat (“Escapers”) o di esprimere in maniera più definita i propri caratteri timbrici peculiari. Ecco quindi scorrere l’una nell’altra parti più basate sul rumore e il piano di Eluvium (“Moanmusic”) e altre in cui le chitarre spaziali di Smith prendono il comando.

Ma la vera novità del disco è la presenza dell’elemento vocale in quasi tutte le tracce: la voce-strumento (spesso sotto forma di campionamenti e loop) è usata in maniera estremamente versatile e si limita a fare da punteggiatura, diventa aria d’opera o si tramuta in un dolce ululato (“Wolfkids”). Maze of Woods documenta in maniera affascinante la ricerca sonora di due musicisti che continuano a dimostrare una coesione e un affiatamento invidiabili, anche e soprattutto quando gli intrecci che creano formano labirinti sonori verso i quali l’ascoltatore è irrimediabilmente attratto e nei quali si perde piacevolmente.

Recensione pubblicata originariamente sul numero di marzo 2015 de Il Mucchio Selvaggio