Conti

C’è chi vede questo giorno come l’ultimo di qualcosa – giorno di bilanci, quindi. Altri preferiscono pensare a domani, il primo giorno di qualcos’altro – giorno di propositi, progetti, ricominciamenti (si dirà?).

Io invece penso solo con ansia a un momento tra qualche ora. Penso al conto alla rovescia per la mezzanotte. Ecco, quei quindici-venti secondi (che possono arrivare a quaranta-cinquanta nei momenti di particolare sadismo) sono per me un momento tremendo. Un tempo c’era la televisione accesa, per dire “menodieci” insieme al presentatore di turno (anche se questo era mascherato da scuse come “E vabbè, mica vorrai festeggiare la mezzanotte quando non è mezzanotte?”). Poi c’è stato il momento in cui uno prendeva l’iniziativa, diventava l’ora di riferimento e iniziava il conto, con lo stesso piglio con cui si iniziano ad urlare gli slogan nelle manifestazioni di piazza.
Ultimamente, invece, si va completamente a cazzo, ed è bellissimo. Tutti sono persi o comunque già non perfettamente sobri prima della mezzanotte, e quindi qualche minuto prima dell’ora fatidica partono conti alla rovescia a caso, fermati da cori di “Ma no!” e poi ripresi. Chissà che succederà stasera. Comunque, visto che starò a casa mia, vieterò la televisione e servirò parecchio da bere, tanto per ricreare le condizioni di casino a me propizie.

A voi tutti un buon inizio di 2007. Vogliatevi bene, sul serio. E mica solo oggi o domani.

Di |2006-12-31T16:35:00+01:0031 Dicembre 2006|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |15 Commenti

Pork, Alcohol, Dance and eMule

Questo è un buon simbolo di quello che è successo alla festa di fine anno di ieri. Protagonista assoluto il maiale, nella forma a sinistra, ma con i colori e il senso pop di quello di destra. La staticità delle pose, dovuta a profonda riflessione da un lato, e a macellazione dall’altro, invece, non c’entra per niente.
Qualcuno ieri si dev’essere preoccupato che non si mangiasse abbastanza, come ieri. Il risultato è stato una quantità di cibi e bevande varie che avrebbe sfamato uno stato di piccole dimensioni, e non musulmano, si intende, per ovvi motivi. Ogni tanto si sentivano voci come “Ehi, ma qui c’è del tacchino”, o “Ma è incredibile, non credevo che le lenticchie avessero una forma di organizzazione autonoma”. C’è anche stato uno scambio di questo tipo:
“Questo (quello nella foto, n.d.r.) è un salame vegetariano?”
“No, viene da Castel San Pietro.”

Qualcuno ha intonato canti leninisti alternandoli con pezzi dei Van Der Graaf Generator. Altri hanno insegnato alla straniera di turno parolacce e filastrocche che finivano con cose come “and all the angels in a column” (e alle traduzioni letterali delle espressioni del nostro bell’idioma la WASP di turno esclamava cose come “Oh, really? Is that the translation?”).

Poi si è passati alle danze, con il rituale, angosciante e lunghissimo conto alla rovescia (dio, l’ansia che mi mette ogni singolo anno) a fare da punteggiatura. Un ballo ininterrotto dall’una alle sei sulle note di canzoni scaricate al momento, a seconda della generosità della rete p2p.

Conclusioni raggiunte alla fine della serata, cioè quando ormai albeggiava:
– il Martini cocktail è qualcosa che non si può improvvisare;
– non c’è alcuna differenza tra il primo, il secondo e il terzo giro di rhum e pera: sul quarto sospendo il giudizio;
– una stanza normalissima dotata di un letto a soppalco, un portatile e una connessione a banda larga può diventare dancefloor, locale di lap dance, sala prove del Living Theatre;
– la musica è fondamentalmente la stessa dal 1982 ad oggi (questa è di Manu);
– dopo le cinque del mattino la funzione di una cravatta è esattamente a metà strada tra quella di un boa di piume e una corda per saltare.

Ancora una volta, buon anno a tutti.

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