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Such a perfect death

Quando, qualche mese fa, è uscita la notizia che Lou Reed e i Metallica stavano incidendo un album insieme, sono stato tra i pochi a non reagire così.

Mi sono detto “Aspettiamo, stiamo a vedere, metti che.” Perché? Perché ho fiducia nelle persone. Perché spero che i Metallica tornino a fare un album buono dopo vent’anni. Sì, la linea tra l’essere fiducioso e fesso è sottile, lo so.

Nel frattempo qualcuno si è fatto delle domande (come “Ma santiddio, perché, perché?”), ha avanzato ipotesi (“Sono impazziti tutti”), si è chiesto che accidenti avrebbero fatto insieme quei cinque. Pensa, parla, ipotizza e il tempo passa.

Passa fino a che escono i primi trenta secondi di “The View”, la seconda traccia di Lulu, un disco che trae la sua origine da alcune composizioni che Lou Reed ha scritto per le rappresentazioni di due testi teatrali di Wedekind.


Ecco, ora sono triste e preoccupato anche io.

Di |2024-05-13T20:47:51+02:0023 Settembre 2011|Categorie: I Am The Walrus, I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , |1 Commento

It’s the end (as we know it)

Michael Stipe

Sperando che la dignità che li ha sempre contraddistinti si mantenga, e che quindi non si rimettano insieme tra due anni, dico ciao e grazie di tutto ai R.E.M., pensando che, alla fine, una volta dal vivo li ho visti (e ho fatto delle foto e dei video a cui sono davvero legato).

Di |2024-05-13T20:50:30+02:0022 Settembre 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su It’s the end (as we know it)

Si stampi

Otto anni fa vi parlavo di problemi con una stampante: come passa il tempo. Già, il tempo passa, ma per il mondo delle stampanti, sembra non passare mai. Pensate solamente ai progressi che hanno fatto i cellulari dal 2003 ad oggi. Nel 2003 uno “smartphone” era questo. Oggi abbiamo… be’, lo sapete. I computer sono più veloci, più belli, leggeri ed economici. I televisori sono piatti, lcd, al plasma, con il 3D incorporato.
E le stampanti?

Be’, le stampanti fanno cagare come otto, dieci, quindi anni fa.

Pensiamoci bene: quanto si sono evolute le stampanti? Pochissimo. Si è passati dalla stampante ad aghi, pesante, rumorosa ma affidabile quanto una Skoda degli anni ’70 a quelle a getto d’inchiostro. Si dice a getto d’inchiostro, ma il sospetto fondato è che nelle cartucce ci sia sangue di panda, considerando quelo che costano. Certo, ci sono anche quelle laser, che però devono avere un’alimentazione al plutonio, sempre dando un’occhiata al cartellino dei prezzi.

Ci sono anche quelle creazioni degne della fantasia di Mary Shelley in preda a delirio: quegli oggetti che sono insieme stampanti, fax, fotocopiatrici, scanner e, volendo, caldaie a gas. E può anche essere che non abbiano problemi a farvi trovare l’acqua del bagno alla giusta temperatura, ma provate a stamparci un documento di una pagina in bianco e nero. Il foglio entra male, si secca il toner, si otturano le cartucce, ci sono strane lucine che lampeggiano. E non avete ancora attaccato la stampante alla presa elettrica.

Ora, la mia domanda è: perché? Va bene che stiamo andando – dicono – verso un futuro completamente digitale, con kindle, tablet, ebook e altre cose, ma tutti abbiamo bisogno di stampare qualcosa. Mica dico una riproduzione in scala 1:2 dell’affresco della Scuola di Atene di Raffaello, eh.

Penso solo, che ne so, a un curriculum, una foto, un’autocertificazione. Ma niente: le macchine infernali che abbiamo a casa continueranno a vivere nel loro mondo rumoroso, anarchico e imprevedibile, gli ugelli si tapperanno fino al collasso finale e, ancora una volta, saremo tentati di comprare un nuovo modello di stampante. “Fa anche i toast”, ci dirà con tono flautato il commesso del negozio.

E noi ne compreremo una con la convizione che funzioni ma, in realtà, pensando solo all’irresistibile fragranza che ha il pane in cassetta bruciacchiato.

iChurch

Sabato mattina ha aperto i battenti l’Apple Store di Bologna. Da fuori il negozio è bellissimo: tre piani in un palazzo bianco dell’800 a cinquanta metri dalle Torri. Nella notte tra venerdì e sabato si sono accampati diversi ragazzi fuori dal negozio, per entrare per primi nello Store. Perché?, vi chiederete. Me lo sono chiesto anche io. C’era uno sconto speciale, regalavano dei computer, o anche delle chiavette USB? No. Ho scoperto sabato pomeriggio che regalavano, ai primi mille, una maglietta. Una t-shirt di cotone.  Con la mela, certo.

Nello stesso pomeriggio ho pensato “Be’, andiamo a vedere com’è questo negozio: ci sarà gente, certo, ma…” C’era la fila fuori, sotto il sole, con tanto di cordoni a serpentina per ordinare le persone in attesa. Non solo: ogni gruppo di clienti che entrava veniva accolto dai commessi del negozio con una ola e “cinque alti”. Non ci credete? Ci sono i video. In un pomeriggio in cui il centro storico sperimentava la chiusura alle auto, e la città era davvero bella, il vociare della gente a passeggio veniva interrotto da urla di giubilo: “Benvenuti!” “Ooolèèè!” e via sbraitando.

La mia preoccupazione aumenta: perché accade ciò? Perché tutta questa eccitazione? Badate bene che non sono uno che non apprezza alcune cose della casa-della-mela: sto scrivendo su un iMac (uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto) e ho un iPod. La differenza, forse, è che io uso, non credo.

Di |2024-05-13T20:57:23+02:0019 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |2 Commenti

Parliamo un po’ su di noi – 5. La crisi e la Cina

Anche questa volta, amici, niente sesso: esaminiamo una mail che parla nuovamente di soldi, l’altro grande motore del mondo. Ma è una mail intrisa di Zeitgeist, lo spirito dei tempi. Eccola, per intero.

All’attenzione di:
Ti ho contattato in questo modo a causa di una operazione finanziaria che prevede un deposito di $ 17,3 a mia banca in Cina. In qualità di senior manager e l’ufficiale conto del depositante defunto, vi assicuro che questa transazione sarà fatto legalmente senza rischi per voi.
Informazioni dettagliate su questa transazione sarà inviata al tuo indirizzo quando ho ricevuto la tua risposta.

Cordiali saluti, Jan Yiun

Diciassette dollari e trenta cents. Pensate che un tempo tentavano di truffarti con mail-spam in cui si menzionavano cifre a sei zeri. “The times, they are a-changin'”.

Di |2024-05-14T16:51:27+02:0016 Settembre 2011|Categorie: Please Mr Postman|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Parliamo un po’ su di noi – 5. La crisi e la Cina

Colpo di calore

Ieri, mentre andavo al lavoro-del-pomeriggio, sotto un sole cocente, lamentandomi per il caldo, mi sono detto, per consolarmi: “Ma quand’è, è vero, che vado in vacanza, al mare, per rinfrescarmi un po’? Quanti giorni mancano?”. Quando mi sono reso conto dell’orribile errore, mi sono pietrificato (e mi piace pensare che una goccia di sudore mi sia scivolata sulla tempia).

Freddo, vieni presto così da rendere tutto più coerente e normale.

Di |2024-05-14T17:55:09+02:0015 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , |2 Commenti

Extreme Moviegoing

Andare al cinema: che attività pigra direte voi. E invece no: perché vedere Terraferma con accanto due anziani mezzi sordi con la mania del commento che credevano di essere nel loro salotto insonorizzato, con il quadro sfasato per i primi minuti di film e, nella sala accanto, il documentario su Vasco Rossi sparato a volumi indegni, be’, è stata dura.

Eppure sono riuscito a scriverne, sull’altro blog. Del film, eh.

Di |2024-05-14T16:58:28+02:0014 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Extreme Moviegoing
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