Dagli archivi: Arc Iris – Moon Saloon
Arc Iris – Moon Saloon (Bella Union)
7,5
Jocie Adams ha una notevole immaginazione musicale: ha scritto il suo secondo lavoro in una settimana di totale isolamento, su un’isoletta senza elettricità, solo con una chitarra acustica. Eppure, come il self-titled del 2014, anche Moon Saloon è un’esplosione di colori che travalica generi e etichette, in cui archi e ottoni si intrecciano alle armonie di voci su ritmi non banali.
Il nucleo del gruppo (oltre alla Adams, Zach Tenorio Miller e Ray Belli) si incarica anche della produzione di un disco che ha una natura irrequieta e sperimentale, fatta di frequenti cambi di strutture, ritmi e arrangiamenti. Non sempre la mano è ferma, ma foss’anche solo per la pura gioia e passione che gli Arc Iris gli infondono (e c’è ben altro), quest’album va lodato.
Recensione pubblicata originariamente sul numero di settembre 2016 de Il Mucchio Selvaggio
Nel curriculum di Jocie Adams spicca, quasi più della militanza nei Low Anthem, un periodo passato alla NASA come ricercatrice: è il lato inaspettato, bizzarro, ma allo stesso tempo “serio” nella biografia di un’ottima musicista. C’è una sorta di corrispettivo di tutto ciò nel debutto solista a nome Arc Iris: si stende sulle undici tracce del disco, portando l’ascoltatore per mano in un viaggio in cui c’è una vera sorpresa ad ogni passo. Jocie mischia rock, jazz, folk, country, ma evita pasticci, barocchismi e virtuosismi, non forza la mano pur non disdegnando arrangiamenti complessi (basati principalmente su archi, fiati, armonie vocali e pianoforte) e richiami colti (uno su tutti, la musica da cabaret). Traccia la strada mentre la percorre e il paesaggio coloratissimo che si snoda canzone dopo canzone davanti ai nostri occhi muta di continuo, rivelando scorci inaspettati che fanno sobbalzare il cuore.