Dagli archivi: due documentari su Charlie Chaplin

Chaplin sconosciuto (Unknown Chaplin, Kevin Brownlow e David Gill, 1982)

Non si finirà mai, per fortuna, di parlare del genio di Charles (Charlie) Chaplin. Anche di recente una piccolissima sequenza di un suo film è stata al centro di curiose osservazioni, in quanto sembra che, sullo sfondo della scena, una comparsa parli a un telefono cellulare. E siamo negli anni ’20 del secolo scorso.

Senza approfondire teorie sulla curvatura dello spazio-tempo, né tirare fuori gli UFO e i Templari, andiamo a scoprire o riscoprire un documentario uscito per la prima volta nel 1982 e uscito nuovamente in DVD qualche anno fa. Si tratta di Unknown Chaplin, una produzione della BBC pensata appunto per la televisione, diretta e scritta da due storici del cinema inglesi, Kevin Brownlow e David Gill. L’edizione italiana è del 2005, e il disco è in allegato ad un libro bilingue, scritto da Brownlow, intitolato Alla ricerca di Charlie Chaplin / The Search for Charlie Chaplin, pubblicato dalla casa editrice genovese Le Mani insieme alla Cineteca di Bologna, nell’ambito del progetto “Chapliniana”.

Ma, si diceva, Unknown Chaplin: la prima domanda che ci si può porre riguarda il cosa ci sia di sconosciuto, ancora, riguardo a Chaplin. La risposta è un sacco di cose: il titolo – ve lo assicuro – non è per nulla fuorviante. I due storici, lo raccontano nell’edizione speciale del DVD e nei testi del volume, hanno avuto accesso trent’anni fa a diversi archivi di collezionisti ricolmi di materiale che Chaplin stesso aveva conservato. Tutti i suoi film, certo, ma soprattutto le riprese delle prove che hanno portato a sequenze rimaste nella storia del cinema. Io non so cosa hanno pensato Brownlow e Gill quando hanno iniziato a passare alla moviola le migliaia di metri di pellicola inediti, ma la loro scoperta ha dell’incredibile.

Chaplin, scopriamo nel documentario, filmava tutto, ma soprattutto non usava alcuna sceneggiatura per le sue comiche. Prima dei suoi lungometraggi più famosi il metodo di Chaplin era semplicissimo: andava sul set con un’idea per una gag, la girava. Poi ci ripensava e ne aggiungeva una parte, o ne spostava un’altra. Infine invertiva le due parti della gag, sempre con la macchina da presa che andava. Poi buttava tutto e ricominciava. Capite quindi che si tratta dell’esplicitazione del metodo di uno dei grandi del Ventesimo secolo. Non incomprensibili appunti o racconti di altre persone che riportano aneddoti più o meno veritieri: in Unknown Chaplin c’è l’archeologia del cinema, come l’hanno definita gli stessi autori; conosciamo direttamente il percorso creativo di un genio.

Oltre a tutto questo, le tre ore di documentario ci offrono uno sguardo sull’uomo-Chaplin: ci sono errori sul set, momenti di ilarità tra i membri della troupe, scoppi di rabbia per una scena non riuscita e altri episodi della vita professionale dell’artista. Ma anche la sua vita privata è inclusa nei tre capitoli in cui è diviso il film: sono davvero emozionanti alcuni home movies che ritraggono Chaplin in momenti di pausa negli studios o in ambienti più domestici e familiari. Punteggiano la narrazione, affidata alla voce narrante di James Mason, diverse interviste realizzate con parenti, colleghi attori e mogli di Chaplin.

Possiamo dirlo? Anche se non siete fan di Charlot (davvero non lo siete?), Unknown Chaplin è uno dei documentari più belli che possiate mai vedere.

Recensione pubblicata originariamente sul blog di Pampero Fundacion Cinema nel dicembre 2010

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Charlie – The Life and Art of Charlie Chaplin (Richard Schickel, 2003)

Charlie – The Life and Art of Charles Chaplin potrebbe essere il documentario di introduzione a un corso sul grande cineasta, attore, scrittore, eccetera eccetera, dove Unknown Chaplin farebbe la parte del testo di approfondimento. L’approccio che Richard Schickel sceglie, infatti, è classico: già critico cinematografico del Time dal 1972, Schickel decide di raccontare arte e vita di Chaplin seguendo un “banale” ordine cronologico, ma ottiene un risultato eccezionale, soprattutto evitando l’agiografia.

Come si fa a non amare Chaplin? Be’, Charlie ci racconta che non c’è sempre stato amore tra uno dei londinesi più famosi della storia e il pubblico mondiale. Se agli inizi l’ascesa dell’artista è vertiginosa e tuttora ineguagliata (diventa milionario – nonché una delle persone più famose del mondo – a ventotto anni, dopo soli tre anni di attività cinematografica), dopo la Seconda guerra mondiale gli incubi ricorrenti di non piacere e di non fare più ridere diventano realtà e sono ben riflessi in film come Monsieur Verdoux e Luci della ribalta.

Charlie è impreziosito dalla voce narrante di Sydney Pollack e da innumerevoli interviste a storici, critici, registi e attori. Spesso i contributi sono superlativi: valga come esempio l’entusiasmo di Scorsese che analizza alcune scene di Una donna di Parigi o di Verdoux. Altri, come le tranche di intervista a Johnny Depp, servono per i crediti del dvd. In generale, però, il documentario presenta prospettive nuove e interessanti: analizza in modo eccellente alcuni tratti dell’arte di Chaplin, come il suo perfezionismo, i progressi tecnici e il metodo di lavoro. Ma, soprattutto, Charlie si rifà al contesto storico, artistico, economico e sociale nel quale sono inseriti i cinquant’anni di attività dell’artista: dai bagni di folla alle accuse di bolscevismo, dall’impegno per sostenere gli alleati durante il secondo conflitto mondiale alle laceranti e costose cause di divorzio.

Già, perché diciamocela tutta: Chaplin non era un santo. Aveva una certa passione per le donne molto più giovani di lui, non teneva in grande considerazione la fedeltà coniugale ed era totalmente devoto a se stesso e al suo lavoro. Senza cercare la morbosità da gossip, Schickel mostra anche questi lati della vita di Chaplin, probabilmente perché (per sua stessa ammissione) quando ha iniziato i lavori preparatori per Charlie non era un suo fan. La passione è cresciuta mano a mano che la produzione del documentario avanzava: questo ha permesso l’allontanamento da qualsiasi tentazione agiografica, come abbiamo ricordato all’inizio, e quindi la realizzazione di uno dei migliori documentari su quello che, in fondo, era un geniale, sensibile e unico essere umano.

Recensione pubblicata originariamente sul blog di Pampero Fundacion Cinema nel maggio 2011

Cinematografo musicale

Non è la prima volta che mi capita di vedere un film muto musicato dal vivo: l’attività della Cineteca di Bologna è ed è stata molto ricca da questo punto di vista. Ma il primo film concerto di Chapliniana di ieri, al Teatro Comunale, è stato davvero particolare. Non tanto per la qualità delle proiezioni: il restauro delle pellicole nel Progetto Chaplin è straordinario, e il bianco e nero di A Dog’s Life, Shoulder Arms e The Pilgrim era splendente come se i film fossero appena stati girati. E neanche per la qualità dell’orchestra del Comunale. Nonostante la bravura del direttore Timothy Brock, un uomo che potrebbe tranquillamente stare in un film di Chaplin, l’esecuzione non è stata perfetta (e lo scrivo con enorme rammarico).

No, la serata è stata particolare per il pubblico in sala. Persone eleganti e vestite sportive, giovani e vecchi, uomini e donne, che ridevano a crepapelle, con risucchi, singulti, singhiozzi e borbottii, senza il minimo pudore, come se le comiche fossero state lì solo per loro. E soprattutto i bambini: ne ho visti due in particolare, due bambine che sono entrate nel teatro e da come si guardavano intorno era evidente che fosse la prima volta. Ho pensato alla fortuna che avevano, di entrare per la prima volta in un teatro per vedere tre mediometraggi di Chaplin musicati dal vivo da un’orchestra sinfonica. Queste bambine hanno avuto un saggio di cos’era il cinema, e io l’ho capito dai loro occhi, enormi e curiosi, e dal loro sguardo sognante, che avrebbe commosso per primo Charlot.

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