Dagli archivi: The Work of Director (2003)

Attenzione: leggere questo post vi farà immediatamente spendere un sacco di soldi. Già, perché in questo mondo di ladri, dove si scarica gratis di tutto, esistono ancora dei prodotti che ha senso comprare. Qui non stiamo parlando di un DVD che contiene un documentario, no. Qui i DVD sono sette: ognuno di essi è dedicato a un regista. Ma scordatevi, almeno in buona parte, i manuali di storia del cinema. I registi in questione, infatti, hanno principalmente diretto videoclip, tra i più belli di quest’arte che ha qualche decina d’anni di vita.

È il 2003 quando la Palm Pictures fa uscire la prima serie di The Work of Director: i primi tre DVD sono dedicati a Spike Jonze, Chris Cunningham e Michel Gondry. Come mai loro tre? Ehm, perché sono loro a ideare questa collana. Ogni uscita consiste in un DVD stracolmo di materiale (in media una quindicina di clip, tra video, installazioni, corti e spot televisivi) e in un libretto di una cinquantina di pagine che racconta il mondo del regista in questione, con interviste, riproduzioni di appunti, fotografie e storyboard. In più ci sono speciali, making of, documentari. Il terzo della prima infornata, quello di Gondry, è particolarmente allettante, considerando soprattutto la ormai lanciata carriera cinematografica del geniale regista francese: chi di voi ha amato Human Nature, Eternal Sunshine e L’arte del sogno, troverà pane per i suoi denti e un film/diario imperdibile. Due anni dopo, la Palm Pictures si ripete: questa volta i nomi sono quelli di Mark Romanek, Jonathan Glazer, Anton Corbijn e Stéphane Sednaoui. La formula, però, non cambia. Libro, video musicali, spot televisivi e altre gustose amenità.

Il consiglio che vi diamo è di prendervi tre ore di tempo e godervi ogni DVD in una volta sola: il perché di questa istigazione alla maratona audiovisiva (che vi ripagherà, ne siamo certi), è presto detta dal titolo stesso della serie. L’approccio della Palm Pictures a questa enorme e variegata quantità di materiale fondamentalmente di origine commerciale o promozionale è quella di una sorta di politica degli autori, che rivoluziona il modo di concepire i videoclip. Di solito i video musicali sono raccolti per autore, vedi le uscite con i videoclip di Bowie, altre con tutti i video dei Radiohead, eccetera. Raggruppando però questi prodotti per autore si scopre qualcosa di eccitante: c’è un trait d’union evidente tra le immagini scelte per commentare “Red Guitar” di David Sylvian e quelle di “Liar” di Henry Rollins: la firma di Anton Corbijn, tanto per citare un altro che è passato al cinema. Le ossessioni di Cunningham si ritrovano tanto dei deliri ritmati dall’electro di Aphex Twin quanto in video raggelanti creati per Madonna e Björk. E ancora, il senso apocalittico di Romanek è visibile nello spot per Levi’s intitolato “Odyssey” quanto nell’insostenibile videoclip per “Rabbit in your headlights” degli U.N.K.L.E.

Per ora i DVD di The Work of the Director si fermano qua: ci sono voci di una possibile terza serie, che comprenda registi nuovi, ma anche aggiornamenti di nomi già esaminati. Tuttavia per ora non vi è nulla di certo. Ora non vi rimane altro che mettere mano alla carta di credito e regalarvi un giorno intero di pura estasi audiovisiva.

Recensione pubblicata originariamente sul blog di Pampero Fundacion Cinema nel gennaio 2011

Mother Francesca comes to me…

Quando, tre anni fa, ci fu il via libera all’uso negli spot delle canzoni dei Beatles, ipotizzai delle applicazioni turpi delle stesse, a seconda del prodotto da commercializzare. Ma la pubblicità (firmata da Sam Mendes) della Telecom non ha nell’uso di una pessima cover di “Hello, Goodbye” il suo difetto peggiore.

Che noja (con la “j”) mortale: come si fa a creare uno spot da 50″ in cui dal primo istante sai di cosa parlerà, come lo farà e come andrà a finire?

Di |2011-03-08T08:00:00+01:008 Marzo 2011|Categorie: Glass Onion|Tag: , , , , , |4 Commenti

Docente e discepolo

Mi è arrivata di recente una mail, che ha come oggetto “Insufficienze da recuperare per tuo figlio?”. Pur non avendo un figlio, l’ho aperta. Si trattava della pubblicità di un simil-CEPU, tanto per stare sul pezzo. La mail, sottoforma di newsletter, oltre a ribadire la domanda dell’oggetto, dice che “Con noi tuo figlio recupera in fretta”.
E, a giudicare dalla foto presente nella suddetta mail, si innamora anche del tutor.

Di |2011-02-18T08:00:00+01:0018 Febbraio 2011|Categorie: I Am The Walrus, Please Mr Postman|Tag: , , , |0 Commenti

You only give me your money – 2


Ora, di sfruttamento delle canzoni dei Beatles, già ne avevo parlato qui, un paio di anni fa. Ed è già successo recentemente che John sia stato “resuscitato”, ma se non altro la causa era “nobile”. Ma l’altro giorno, all’ora di cena, mi è capitato di vedere lo spot che riporto quassù.
Stavolta, cari Sean e Yoko, è troppo. E poi, la scusa che il figlio di Lennon ha usato, l’avete letta?
Se qualcuno oserà mettere “Woman” come sottofondo di una pubblicità di intimo femminile, chiamo tutti alla rivolta.

Stranezze di ieri (a.k.a. inutilia)

Mi sono sentito per tutto il giorno perseguitato da un profumo di uomo che non riconoscevo. Mi sono chiesto di continuo chi dei miei colleghi, coinquilini, passanti, potesse averlo messo. Solo adesso mi rendo conto che ho cambiato deodorante dopo anni. Spiazzante. Che sia dipendente del deodorante vecchio? Ma poi: chi se ne frega? E che è sto odore? Argh.

Potenza dei blog e delle stupide liste (leggo / ascolto)che sovente li aprono. Per la prima volta ho ricevuto una mail da un autore di un libro che sto leggendo, che mi ha chiesto che ne pensavo del suo libro. Il punto è che l’autore lo devo intervistare. Gli ho detto di portare pazienza, ma forse avrei fatto meglio ad ordinarglielo.
Nel frattempo, fingo di rileggere Il giovane Holden. Metti che si faccia vivo Salinger…

Ecco l’intervista ad Ayzad!

In una vetrina ho visto questo. Notate il suo sguardo indifferente. Questo è essere dei professionisti. A meno che non sia una performance della vetrinista sulla crisi imperante, per cui anche i manichini sono costretti a calarsi le braghe. Anche una performance di una vetrinista sarebbe un segno inequivocabile della crisi imperante, a dire il vero.

Prima di vedere Lei mi odia, il cinema in cui ero ha proiettato per due volte di seguito la pubblicità della Duplo (sì, quella “dentale-labiale”). Due volte di seguito.
Da come reagisco, ora, ad un qualsiasi snack al cioccolato, posso affermare che la cura Ludovico funziona.

Zapping

Ha piovuto dieci minuti, forse un po’ di più. Ma non è di questo che voglio parlare. E’ che ho visto qualche minuto di televisione, facendo zapping abbastanza di frequente perché saltavano la ricezione dei canali a causa del temporale. Ecco l’elenco delle cose che ho visto.

  1. Raffaella Carrà e Christian De Sica che cantano “Baciami piccina” (credo). Lei canta con accento inglese. Perché?
  2. Avventura a Vallechiara, un film con Stanlio e Ollio. Colorato artificialmente. Perché?
  3. La pubblicità delle finali del Festivalbar. Perché?
  4. Una pubblicità dei Tampax con un marchingegno che permette di indossarli facilmente. Questa vale la pena di essere raccontata. Un pulmino nel deserto. Dietro due ragazze (ovviamente bellissime) e davanti due ragazzi (anche loro bellissimi). La strada è dissestata, quindi le ragazze vengono sballottate. Una ad un certo punto deve mettersi l’assorbente, ma la strada (e l’abilità di guida di uno dei ragazzi) fa così schifo che non ci si regge in piedi. Ma lei si chiude in bagno (sic, nel pulmino) e esce soddisfatta. Ecco. Perché?
  5. Un pezzo di MTV Dismissed in cui una pretendente dice: “I miei amici mi apprezzano perché sono pazzerella”. Il cameraman ovviamente le inquadra le tette.
  6. Sempre per la serie: audio/video, ho solamente sentito la pubblicità di alcuni wurstel che ha per testimonial Martina Colombari. Questa la lascio senza commento, ma mi viene da pensare che non mi ricordo di una pubblicità di wurstel decente, così come di assorbenti interni. Questione di forma?

E inoltre vengo a sapere che la zanzara tigre se ne sbatte dei repellenti. Intesi come “Autan”, che avete capito… E come faccio io? Come? Intanto evito di accendere la televisione. Oppure la accendo, ma guardo un film in cassetta. Oppure continuo ad imperversare qua. L’uomo moderno è veramente perso nel marasma delle possibilità.

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