Dagli archivi: Laura Mvula – The Dreaming Room

Laura Mvula – The Dreaming Room (RCA Victor / Sony)

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Il secondo lavoro di Laura Mvula è un passo avanti rispetto a Sing to the Moon: The Dreaming Room, scritto insieme al produttore Troy Miller e con ospiti del calibro di John Scofield, Nile Rogers e Wretch 32, riflette con sicurezza, partecipazione e un senso musicale straordinario sulla paura della solitudine e sulla fine dell’amore, a partire dalla traccia di apertura. Il minuto e mezzo di Who I Am, infatti, mostra la Mvula delicata e solida al tempo stesso, capace di usare bene le sezioni orchestrali (in carico alla London Symphony Orchestra) e di concepire una mobilità di dinamiche e arrangiamenti che suscita nell’ascoltatore pure e profonde emozioni.

Lei la chiama “gospel-delia” e ha senso, dato che queste canzoni sono sacrali, corali e allo stesso tempo piene di aperture, variazioni armoniche e sorprese: non c’è la ricerca dell’effetto, ma una naturalezza che ci ha ricordato la gioiosa e imperitura freschezza di Pet Sounds. La splendida voce della Mvula è capace di strutturare canoni (una forma ricorrente nel disco) e diventare calda e soul, di mettere insieme l’R&B e la poetica di Maya Angelou (Phenomenal Woman), raccontare crolli (Kiss My Feet), alzarsi in preghiere (Show Me Love, probabilmente l’apice del disco) e mostrare la forza per ricominciare, perdonando (Angel). Un lavoro appassionato, raffinato, sincero e palpitante, tra i migliori dell’anno.

Recensione pubblicata originariamente sul numero di luglio 2016 de Il Mucchio Selvaggio