Quiz di flanella
È divertente (ma abbastanza facile per chi la camicia a quadri ce l’ha ancora nell’armadio) il quiz del New York Times sul grunge. Io ne ho azzeccate 14, voi?
Giuocate!
È divertente (ma abbastanza facile per chi la camicia a quadri ce l’ha ancora nell’armadio) il quiz del New York Times sul grunge. Io ne ho azzeccate 14, voi?
Giuocate!
Sabato mattina ha aperto i battenti l’Apple Store di Bologna. Da fuori il negozio è bellissimo: tre piani in un palazzo bianco dell’800 a cinquanta metri dalle Torri. Nella notte tra venerdì e sabato si sono accampati diversi ragazzi fuori dal negozio, per entrare per primi nello Store. Perché?, vi chiederete. Me lo sono chiesto anche io. C’era uno sconto speciale, regalavano dei computer, o anche delle chiavette USB? No. Ho scoperto sabato pomeriggio che regalavano, ai primi mille, una maglietta. Una t-shirt di cotone. Con la mela, certo.
Nello stesso pomeriggio ho pensato “Be’, andiamo a vedere com’è questo negozio: ci sarà gente, certo, ma…” C’era la fila fuori, sotto il sole, con tanto di cordoni a serpentina per ordinare le persone in attesa. Non solo: ogni gruppo di clienti che entrava veniva accolto dai commessi del negozio con una ola e “cinque alti”. Non ci credete? Ci sono i video. In un pomeriggio in cui il centro storico sperimentava la chiusura alle auto, e la città era davvero bella, il vociare della gente a passeggio veniva interrotto da urla di giubilo: “Benvenuti!” “Ooolèèè!” e via sbraitando.
La mia preoccupazione aumenta: perché accade ciò? Perché tutta questa eccitazione? Badate bene che non sono uno che non apprezza alcune cose della casa-della-mela: sto scrivendo su un iMac (uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto) e ho un iPod. La differenza, forse, è che io uso, non credo.
Anche questa volta, amici, niente sesso: esaminiamo una mail che parla nuovamente di soldi, l’altro grande motore del mondo. Ma è una mail intrisa di Zeitgeist, lo spirito dei tempi. Eccola, per intero.
All’attenzione di:
Ti ho contattato in questo modo a causa di una operazione finanziaria che prevede un deposito di $ 17,3 a mia banca in Cina. In qualità di senior manager e l’ufficiale conto del depositante defunto, vi assicuro che questa transazione sarà fatto legalmente senza rischi per voi.
Informazioni dettagliate su questa transazione sarà inviata al tuo indirizzo quando ho ricevuto la tua risposta.Cordiali saluti, Jan Yiun
Diciassette dollari e trenta cents. Pensate che un tempo tentavano di truffarti con mail-spam in cui si menzionavano cifre a sei zeri. “The times, they are a-changin'”.
Ieri, mentre andavo al lavoro-del-pomeriggio, sotto un sole cocente, lamentandomi per il caldo, mi sono detto, per consolarmi: “Ma quand’è, è vero, che vado in vacanza, al mare, per rinfrescarmi un po’? Quanti giorni mancano?”. Quando mi sono reso conto dell’orribile errore, mi sono pietrificato (e mi piace pensare che una goccia di sudore mi sia scivolata sulla tempia).
Freddo, vieni presto così da rendere tutto più coerente e normale.
Andare al cinema: che attività pigra direte voi. E invece no: perché vedere Terraferma con accanto due anziani mezzi sordi con la mania del commento che credevano di essere nel loro salotto insonorizzato, con il quadro sfasato per i primi minuti di film e, nella sala accanto, il documentario su Vasco Rossi sparato a volumi indegni, be’, è stata dura.
Eppure sono riuscito a scriverne, sull’altro blog. Del film, eh.

Mi ricordo bene di quando vidi il video di “Disillusion”: più di dieci anni fa mi colpii questo bizzarro personaggio che portava la gente sulle spalle in giro per New York. Mai avrei pensato che, una decina di anni dopo, Badly Drawn Boy sarebbe arrivato nella mia trasmissione per suonare dei brani in acustico e fare due chiacchiere. È stato l’ultimo live della quarta stagione di Maps e, quella sera, Damon Gough ha suonato in Vicolo Bolognetti.
Quella che vedete là sopra è la mia recensione del concerto, pubblicata sul numero di “Jam” in edicola in questi giorni. Cliccate, leggetela, comprate il giornale. Nel frattempo, qua sotto, ecco una cover degli Smiths fatta in radio e filmata da LessTV: a momenti scoppiavamo in lacrime…
Telefon è un film con Charles Bronson che non ho mai visto, ma che vorrei vedere. Ecco a voi il trailer.
Come avrete capito, il film narra di una serie di cittadini statunitensi, “cellule dormienti” del KGB, che vengono “svegliati” e resi operativi da una telefonata in cui vengono pronunciate alcune parole-chiave.
Il titolo della versione on-line di Libero di ieri pomeriggio è un capolavoro di demenzialità. Però mi chiedo se l’espressione “abbassare-tasse” non sia altro che una parola-chiave tanto quanto “comunisti”, tanto sbraitata da Berlusconi.
Quando ero piccolo, la CGIL era cigielle: che ne sapevo io che quella era una sigla? Per me era un posto dove mio padre andava quando tornava dal lavoro, talvolta. Cigielle: con quella “i” dopo la “g” pronunciata senza indugi, come per dire “Tranquillo, qua la ‘i’ ci va, ma in ciliegie? Eh?”. Ho tuttora dei dubbi, con ciliegie.
Per un periodo pensai anche che “cigielle”, con quella musicalità così accentuata, fosse una parola in dialetto, finché, un giorno, chiesi a mio padre che cosa faceva là, in quei tardi pomeriggi. E lui mi spiegò cos’era la CGIL. Finita la sua breve e, per forza di cose, semplice risposta, pensai che era un vantaggio avere una cosa del genere. Mi immaginavo che la cigielle mi avrebbe difeso, quando avrei lavorato. Era una cosa giusta.
Lavoro da dodici anni e ho sentito molto più vicino alla mia condizione di lavoratore “Il Club del Libro”, rispetto al maggior sindacato italiano. Perché anche quello, come gran parte della sinistra, è piuttosto miope sulla condizione reale del lavoro. Sì, esiste il NIDIL, è vero, e so che spesso ci lavorano ragazzi volenterosi, che però hanno davvero pochi mezzi.
Se la domanda è: oggi scioperi?
La mia prima risposta è “No, grazie, non ho bisogno di altri libri” e la seconda è che uno sciopero generale serve se ferma il Paese per giorni. Questo sciopero il Paese lo sentirà poco. Perché? Be’, per fare un esempio a livello nazionale, le scuole non sono ancora iniziate. O anche: qui a Bologna i dipendenti ATC (azienda dalla quale io dipendo per muovermi in città) scioperano dalle 1930 a fine servizio. Quanti disagi per chi abita in periferia e non potrà raggiungere i locali del centro per un’allegra serata!
Questo modo di fare, insieme a mille altri, è però strettamente in relazione con un grande modello culturale archetipico condiviso, trasversale a ogni tipo di distinzione e schieramento: Pulcinella, la simpatica maschera della tradizione napoletana.
Un’immagine mi investe, come una visione: una moltitudine in marcia che indossa la tipica maschera nasuta; un popolo dalla casacca bianca e larga che invade le strade, riempiendole di allegria e canzoni, ma finché a ognuno va, quanto conviene, un po’ qua e un po’ là, fermando il corteo per chiacchierare, mangiare, bere un buon bicchiere di vino e, perché no, fare una pennichella. “L’allegro collasso di un Paese”, titola, per l’ultima volta, il solito giornale straniero: la foto che accompagna l’articolo ha un effetto optical notevole. Usano quella pagina per incartarmi una fetta fumante: la addento e la mozzarella ha l’effetto del loto, procura un tiepido oblio. “Cigielle, cigielle”, sento cantare in lontananza, prima di perdere i sensi e pensare: finché c’è pizza c’è speranza.