Francesco Locane

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Sapevatelo

Cos’è la premiata ditta “Cingoli e detonazioni”? Quanto costa andare a fare brunch da Carmine? Perché si sono sciolti i Murator Boys? Cosa ci fa Superitaliano in una pompa di benzina?

Tutto questo e altro ancora ogni martedì in And the Radio Plays.

L’etere non sarà più lo stesso.

(Bona la prima, pausa pranzo).

P.S. Ovviamente, anche se non vivete in Cofferazia, potete ascoltare il tutto cliccando qui (all’ora giusta).
P.P.S. Ehi, incredibile! Grazie a quel guaglione di QP, And the Radio Plays andrà in onda in replica anche su Radionation, alle 1845 di ogni mercoledì. Per sentire, cliccate qua.

Daniela Santanchè: il dito medio del potere – terza e ultima parte

La Santanchè arriva alla Camera nel 2001, e inizia a circondarsi di amici.

Ora ho un ottimo rapporto con Italo Bocchino, Andrea Ronchi, Carmelo Briguglio, Nino Strano, e anche Maurizio Gasparri, con cui, all´inizio non c´era molto feeling.

Strano, lui che è così simpatico. Ma il vero mentore della Santantiè è sicuramente lui, La Russa.

Quanto a Ignazio La Russa dico solo che io esisto, perché se lui non avesse creduto in me non ci sarebbe mai stata una Daniela Santanchè story sul Foglio…

Ignazio, le tue responsabilità nei nostri confronti crescono a dismisura.

Ma non si circonda solo di politici, la Santanfriendly, e il suo biografo fa risaltare bene il fatto.

Tra le amicizie di Daniela Santanchè , in Parlamento e fuori, spicca Paola Ferrari, risultata in un recente sondaggio comparso sui quotidiani la giornalista tv più apprezzata dai camionisti.

Aspettiamo presto legami con Brigitta Bulgari e Lady Dominio, quindi.

Ma com’è, come non è, insomma, la Santanchair è in Parlamento. Per provarlo, ci dice esattamente dove si siede.

Ora a Montecitorio, sono vicina di banco di Roberto Alboni, Antonio Mazzocchi e Nicolò Cristalli, però Mazzocchi non c´è quasi mai perché sta al tavolo di presidenza, così io posso usare la sua sedia per poggiarci sopra borse, giornali e cappotto…

Che meraviglia. Puoi anche stendere le gambe, pensaci. Santanbag, una donna concreta, come una dei suoi idoli.

Quando ero ragazza impazzivano tutti per Claudio Baglioni, che andava per la maggiore, ma io no. Non ho mai avuto dei miti, che so i cantanti, gli attori, e infatti non avevo neppure i classici manifesti appesi in camera. Solo ora, con la politica, mi è venuta la passione per Margaret Thatcher: una donna che mi avvince, che ha cambiato la storia del suo paese.

Daniela, se ti va ti passo un bootleg degli Iron Lady, lo sai, il gruppo in cui suonava Maggie.

Ma i veri miti sono in casa (delle libertà).

Nel centrodestra Silvio Berlusconi è il genio, Gianfranco Fini la politica, Umberto Bossi il mattatore, Marco Follini l´equilibrista.

I fantastici quattro, insomma. Notare gli epiteti mascherati per Bossi e Follini. Ma è per il suo Presidente che Santanlacchè spende le parole migliori.

Gianfranco Fini, grande presidente di Alleanza nazionale, la cosa che più mi colpisce è la sua capacità oratoria eccezionale, se si decide di ascoltare qualcuno per capire la politica non ha pari. E poi le sue uscite sugli immigrati, oppure su Israele, appartengono a una destra moderna ed europea, popolare ma non populista, meritocratica ma non classista, elitista ma non elitaria. La destra dei grandi valori: l´appartenenza alla patria, la sacralità della vita, la centralità della famiglia. Questo vuol dire essere di destra.

Un po’ incerta la sintassi, Daniela, la prossima volta ti voglio più preparata, ma un sei più te lo do. Adesso va’ a posto, e scrivi il tema sul Natale.

Un lavoro bestiale fare gli alberi e tutto quanto. A Roma ho addobbato il camino con il pino verde, le lucine, le palline e i fiocchetti rossi; a Milano ho fatto, oltre al presepio, l´albero con i fili d´oro, le palle d´oro e bordeaux e le lucine tutte bordeaux; a Cortina poi, dove arriverò il venticinque, l´albero è tutto d´argento. Lì festeggeremo con Paola e Marco De Benedetti, i miei amici Trentin e Schemoz, e tutti i bambini. Ci sarà un Babbo Natale che entra dal giardino e lascia i regali nel camino, il Mercante in Fiera, per i piccoli le patatine fritte con la cotoletta alla milanese e il succo di uva nella finta bottiglia di champagne, per i grandi i cappelletti in brodo e bollito. Niente panettone, bensì pandoro con la panna montata e la frutta secca. Quanto ai regali vorrei ricevere le borsette Kelly di Hermes, che colleziono, e altri salami da Paolo Bonaiuti: io sono ghiotta da matti di salami. L´unico politico cui farò il regalo, invece, sarà Ignazio La Russa, che per me è come un familiare.

Daniela Santaclaus si misura con i suoi colleghi di partito, anche con i più spinosi.

Un ottimo rapporto ce l´ho anche con Mirko Tremaglia… se penso ai culattoni, io quella battuta non l´avrei detta, ho tanti amici tra gli omosessuali… comunque non commento le parole di un ministro della Repubblica… e poi, se ci ripenso, mi viene troppo da ridere.

Ti sarà sicuramente venuta in mente una bella barza sui froci, eh?

E adesso, varie ed eventuali (feat. The Club). Cucina (notate le virgole, messe come il prezzemolo)!

E´ bello, nel mondo, di internet, portare avanti le tradizioni, avere ancora delle cose antiche cui fare riferimento, stare tra i tegami. Quanto al mangiare invece ho una passione per la minestrina, quadrucci e stelline con il brodo di carne oppure di pollo ma senza parmigiano, per le mammole dei carciofi bolliti e, ancora di più, per i salami di ogni tipo, felini, piccanti, cacciatorini… solo la finocchiona mi piace un pò meno. E poi adoro la mortadella, il prosciutto crudo, il culatello, il lardo, la pancetta, la coppa….

Amore!

Non ho mai avuto, neanche da ragazzina, il prototipo dell´uomo ideale, del genere biondo, alto, con gli occhi azzurri. Mi sembra una stupidaggine. Diciamo in generale che, per quanto mi riguarda, l´uomo perfetto non deve essere perfetto, però deve volere solo me, deve farmi sentire che sono l´unica, che non c´è nessun altra al mondo, insomma devo essere la sua regina. Da un punto di vista fisico ho una sola preferenza: non deve essere alto, diciamo al di sotto dell´uno e ottanta…

Carriera!

Io, appena eletta nel 2001, trascorsi tutto il mese di agosto a prendere lezioni private con un professore universitario. E non è che ero del tutto a digiuno: mi sono laureata in scienze politiche, dove mi hanno fatto due palle così con Marx e co´ sto Capitale…

… per non parlare della Corazzata Potemkin, eh, Daniè? Andiamo avanti!

Sono nata fortunata, con un buon carattere, mi piace ascoltare gli altri, perché penso sempre di avere da imparare da tutti, so cucinare, ricamo bene… a punto croce e a mezzo punto… e ho solo vizi modesti: fumo, anzi fumavo visto che ho smesso da poco, mi mangio le unghie, sono pigra.

E per finire… lapsus!

Però non sono ingorda, non solo lussuriosa, non sono invidiosa. Sembro forse un tipo lussurioso?

No, Daniela. Abbiamo capito dal tuo gesto che sei troppo fine per essere lussuriosa.

fine

P.S. Un grazie a Succo di mela che, grazie ai commenti a questo post, mi ha fatto scoprire l’imprescindibile sito della Santanweb.

Daniela Santanchè: il dito medio del potere – seconda parte

All’università, però, sono guai: Daniela è circondata da comunisti. E lei, per reazione, diventa una “cremina”.

I cremini stavano a Torino, come i sanbabilini a Milano: avevamo la gonna blu a pieghe, la camicia Oxford azzurra, i golfini, le prime borse firmate Chanel e Vuitton, i jeans stretti Levi’s, le scarpe Scott blu.

Incredibile come non avendo una lira si possa diventare una cremina: o Daniela Saintchanel si vestiva solo con capi taroccati? Rimane il mistero. Ma inizia a capire che è la destra quella che conta, anche se ancora non sa che è il dito medio di quella mano il vero centro di tutto.

Poi, il biografo viene rapito e sostituito di punto in bianco dal mago Horus.

Daniela ritiene di essere “una parte tipo animale, intuizione e fiuto, e per l´altra parte un tipo fortemente razionale”

E il mago Horus viene a sua volta sostituito da un’articolista di Cosmopolitan. O da un autore di The Club.

Per conquistarmi, un uomo deve farmi sentire una principessa, coccolarmi, viziarmi, ma viziarmi di modi, farmi sentire la prima del mondo, occuparsi solo di me, che vuole solo me, importante, unica. Deve farmi sentire amata. Nella conquista mi affascinano i modi, non le cose o i gioielli…

Il tutto senza soluzione di continuità. Daniela, iniziamo a parlare di politica o no?

Il primo uomo politico che mi ha conquistato è stato Ignazio La Russa, ma prima avevo già conosciuto Paolo Cirino Pomicino. (…) Ignazio, invece, l´ho conosciuto nel 1995. (…) Poi di lì abbiamo cominciato a frequentarci, siamo diventati amici, e con quest´uomo brillante, capace, molto intelligente, ho cominciato ad appassionarmi di politica…

Appassionarsi di politica con La Russa? Allora ci si può anche interessare di musica con Drupi.

Daniela, prima che una politica, è una donna, che ha conosciuto l’amore e anche il dolore che c’è quando l’amore finisce. Il suo primo matrimonio con il chirurgo plastico che le ha rifatto il naso giunge ad un termine, come abbiamo visto, ma non senza che Daniela lo faccia diventare “il chirurgo più famoso d’Italia” (sic). E peccato per la presenza ossessiva del dottor Kildare oltreoceano, se no si poteva tentare lo sbarco in America…

Ho lavorato dodici anni della mia vita (…) per le pubbliche relazioni. Facevo il campionario, gestivo gli studi e le cliniche, tenevo la contabilità, incassavo i soldi ero una che gestiva la sua azienda, la nostra era una Spa. E c´ero e non c´ero, faceva la differenza. Lui non faceva niente di questo, operava e basta.

Un chirurgo che opera e basta? Incredibile. Come un politico che si occupa solo di politica. Ma Daniela Santasubito si rifà col suo nuovo uomo, Canio.

Canio mi ha detto: come mi piacerebbe avere un figlio da te. Figuriamoci, io avevo un marito che mi portava i libri sulle patologie neonatali e mi diceva: quali figli, ma tu sei pazza, e di colpo mi trovo un uomo che parla di continuità, che crede nella famiglia, nelle cose importanti, nei figli e tutto…

Ma esattamente come il matrimonio di Daniela Santanciak sembra un film, lo è anche il modo in cui ha lasciato il marito (sì, è un flashback nel flashback nel flashback…)

“Paolo, ti devo parlare”. “Adesso? Non vedi che sto studiando?”. “Adesso si, guarda che forse per te è meglio adesso”. “Che c´è?” “Tra noi è finita, mi sono innamorata di un altro, che vuole un figlio da me. Me ne vado”. “Ma che stai dicendo?”. “Non sono fesserie. Ti lascio” Ah, va bene. Però ti chiedo solo una cosa. Potresti, prima di andare via, organizzare la festa dell´undici di agosto in Sardegna?”

La logica biografia ci fa tornare indietro (ancora!) alle aspirazioni della diciassettenne Daniela, che, intervistata durante “Viva le donne” (sì, il programma con Amanda Lear), dice di voler fare il Ministro del Tesoro.

Allora, non è che volevo fare il ministro per diventare famosa, ma per fare una cosa in cui si diventa autorevoli, senza essere un numero, e dove si arriva solo se si ha una testa… Giulio Tremonti, ad esempio, per me era un genio…

Perfetto. Continuiamo così.

fine seconda parte

Daniela Santanchè: il dito medio del potere – prima parte

Una nota iniziale. Per motivi che mi sfuggono, nella biografia on line di Daniela “terzo dito” Santanchè, espressioni come “tant’è”, “n’è” sono scritte senza apostrofo. Il che mi fa pensare che Daniela si chiami, di cognome, Santanch’è.
Tutto è copiato e incollato così comè. Ops: com’è.

Lo riconosco: io da piccola ero una peste,una ribelle, una rompiballe, se mio figlio fa a me quello che io ho fatto ai miei genitori sono rovinata.

In questo non possiamo che essere empatici: se tuo figlio fa quello che tu hai fatto a noi, siamo rovinati.

Ero una ribelle, una bambina ingombrante, fastidiosa anche nei confronti dei miei fratelli, che erano perfetti, mentre io li incitavo a reagire verso la famiglia. Insomma, mi potevano ammazzare di botte, ma io niente, se avevo un´idea non la cambiavo. Mia madre era l´addetta alle sberle, alle punizioni fisiche, mi tirava perfino i capelli, e mi stupisco ancora di averne tanti.

Ribelle, si è capito, soprattutto dal gestus, segno di ribellione per eccellenza. Fomentatrice, anche. Del resto se uno ha una madre “addetta alle sberle” si può anche capire. Daniela “Masoch” Santanchè ha avuto un’infanzia difficile, ma dei capelli sani e resistenti. Che balsamo avrà usato?

Ma il castigo peggiore era quando venivo chiusa al buio nello sgabuzzino. Ci finivo se rispondevo male, se non rispettavo apposta gli orari che mi davano, se non raccoglievo le cose da terra. Io ci morivo, ma non facevo un plissè, una piega, e tanto meno urlavo “aprite”. Mai!

Plissè? Voilà, parbleu! Francesismi che non ci saremmo mai aspettati da Danielle “le doigt” Santanque. Notate anche il “mai!” finale, che ricorda tanto certe urla di qualche decina di anni fa. “A nous!”

Dopo il liceo dissi a mio padre: vado a fare l´università a Torino, Scienze Politiche. E lui: `Allora sei una brigatista!´. Io volevo dimostrargli che ero una brava, una capace, ma quando mi ha detto che ero una brigatista, allora lì mi è crollato il mondo. Lui non voleva vedere l´evoluzione della famiglia, prima contadini, poi lui che diventa imprenditore nei trasporti… pensava fosse un gap il fatto chi io mi laureassi… ma se mio figlio domani fa più di me io sono contenta.

Daniela Santanche è esempio per tutti che i soviet più l’elettricità non fanno il comunismo, così come università a Torino più scienze politiche, incredibile, non fanno il brigatismo.
Ma Daniela, evidentemente, è fissata con suo figlio: vorrebbe che facesse di più di lei. Che ne so, un doppio dito medio, un mexican fuckoff?

Il problema di Daniela, però, risiede nel rapporto coi genitori. Sentite qua.

E neanche quando sono diventata parlamentare è andata bene: nessuno della mia famiglia è mai venuto a vedermi alla Camera.

Forse perché non trovavano la biglietteria?

I soldi, i soldi sono un problema anche per Daniela, che all’università, come molti, non ha una lira. Vive a cappuccini e brioche per mesi, ma i soldi mancano, mancano, mancano. Allora deve fare dei lavoretti: intreccia perline (molto freak), lavora come cameriera al bar “Patria” (ecco, questo è meno freak), fa la modella per Coveri così si può rifare il naso, in modo tale, immagino, che non le entri in maniera fastidiosa nel cappuccino. Già che c’è sposa il chirurgo che l’ha operata. Ma Daniela Santancrazy è matta matta…

Si fanno tutti i preparativi, ma quando arriva la data del matrimonio, il 23 giugno, io, il giorno prima, decido di annullare tutto. Arrivo a Cuneo e dico: mamma, dai tutto indietro perché non mi sposo più. Ma come? E tutti gli invitati? A quel punto sono iniziate una serie di telefonate, prima mio padre poi il promesso sposo con mia madre (…). Al mattino mi era passata, oppure mi ero fatta forza, e, insomma, arrivai in chiesa al braccio di mio padre. Mi ricordo l´ingresso in questa chiesa fantastica, il quartetto d´archi, l´Ave Maria di Schubert, tutto predisposto a perfezione dal mio ex marito. Senza sapere neanche come, in sei mesi mi sono ritrovata sposata.

Tentare di annullare un matrimonio a colpi di telefono: già si sente nell’aria lo spirito di quella che sarà la Casa delle libertà.

A questo punto della biografia c’è una nota del redattore, che evidentemente ha grandi pretese e invece gli tocca scrivere la biografia di Santanchì. Oppure è stato molto provato dalla scrittura.

Ndr: l´onorevole Santanchè, ricordando nelle precedenti puntate la sua prima automobile, “una Renault due cavalli” , ha inteso citare Barney Panofsky (“la versione di Barney, Adelphi, pagina 19). La popolare macchina due cavalli – come annota anche Michael Panofsky – era naturalmente la Citroen. (sic)

fine prima parte

"Oggi mi scateno e racconterò questa storia"

Ho accennato, qualche giorno fa, alla gioia che mi ha invaso quando ho visto in libreria un volume con una fascetta che diceva “Raymond Carver inedito”. Il fatto è che sono abbastanza smaliziato da capire quanto le fascette intorno ai libri possano mentire, ma per il momento questo con Carver non avviene: c’è ancora una specie di onestà intorno alla sua scrittura, che pare derivi dalle sue stesse parole, che sia una loro diretta emanazione. E datemi pure dell’ingenuo.
Una recente uscita speciale di Storie contiene effettivamente tre poesie inedite di Carver e due atti unici scritti da lui e dalla sua compagna Tess Gallagher. Le poesie erano rimaste, come sempre, in un archivio di una delle prime case editrici che pubblicò qualcosa dello scrittore, e sono state scritte nel 1975, quando ancora Carver era vittima dell’alcolismo, da cui sarebbe uscito nel 1977, per iniziare la sua seconda vita. E sono poesie eccezionali, soprattutto “Uncle Bob and the Art of Fiction”, in cui Carver si concede di raccontare come si racconta, come farà in anche in “Sunday Night”, inclusa nella sua ultima raccolta, una poesia che fissa la sua estetica o, meno pomposamente, il suo modo di riportare il mondo (la Vita, come diceva) in versi.

Ma non è questa poesia che mi ha immediatamente colpito appena ho aperto il libro e mi ha colto l’odore di carta nuova. Né i vari saggi che lo completano. Mi sono soffermato su un racconto di Riccardo Duranti, il traduttore italiano di Carver, che si intitola “L’incontro”.

Credo fosse il marzo del 2001. Avevo scritto da poco per una rivista di cinema un articolo, che adesso è qua, sul rapporto tra l’ultimo libro di Carver e l’ultimo film di Moretti, e l’avevo mandato a Riccardo, appunto, che l’aveva apprezzato. Da lì ci siamo scambiati delle mail, fino a che, una volta che ero a Roma, abbiamo deciso di incontrarci. Ci siamo visti in un pub vicino a via Barberini. Io ero emozionatissimo, perché conoscere lui era conoscere da più vicino, in qualche modo, Raymond Carver. Lo dice anche Murakami, traduttore giapponese di Carver, in un saggio pubblicato su questo numero speciale di Storie, quando parla di cos’è per lui tradurre i racconti di Ray: “Certe volte, mentre traduco (…) mi sento proprio come se diventassi una cosa sola – corpo e anima – con l’autore. (…) Invece che traduzione, preferirei chiamarlo ‘fare esperienza di Raymond Carver'” (p. 112).
Riccardo mi raccontò, con un magnifico understatement britannico-romano, di quando incontrò Carver per la prima volta, senza sapere che fosse quello scrittore di cui allora si iniziava a parlare anche in Italia: si era solamente visto venire incontro una specie di orso enorme e timido, che lui sapeva essere il compagno della sua amica, la poetessa Tess Gallagher.
Ricordo tutto, di quel tardo pomeriggio, ogni parola che Riccardo mi ha detto, e se ci ripenso, sento ancora i brividi. In quel giorno di quattro anni fa, anche io avevo conosciuto Carver, attraverso le parole di Riccardo, come del resto avevo fatto fino ad allora. Mi lasciò regalandomi un libro, introvabile in Italia, che conservo gelosamente.

“L’incontro” è il racconto di un altro pomeriggio, proprio quello passato da Riccardo prima all’aeroporto di Syracuse, poi nella macchina con un Carver taciturno, poi con l’imbarazzo di un brindisi con l’aranciata (la seconda vita di Ray era già iniziata) e infine con una scoperta. Un racconto che già conoscevo sulla pelle, e che non immaginavo di rileggere su una carta che sapeva di nuovo.
Mi è venuta voglia di scrivere un racconto su quell’incontro, che inevitabilmente conterrà un altro racconto, su un altro incontro.

“Niente di complicato.
Raccontiamola com’è (…).
Oggi mi scateno e racconterò questa storia”
(R. Carver, “Zio Bob e l’arte del racconto”, in Tell It All, LeConte, 2005, p. 10. Trad. di Riccardo Duranti)

Highway 883 revisited

Mettiamo che famoso cantante, Bob Dylan, venga in Italia a novembre per una serie di concerti. Mettiamo che il vostro omino qui, vestito da giornalista musicale, contatti qualcuno per avere degli accrediti (bastardo) e per intervistarlo (tentar…).
Mettiamo che quel qualcuno, che ne so, potrebbe essere un promoter, gli dica che il famoso cantante non accetta interviste, ma che ripari subito offrendo al giornalista una doppia gustosa alternativa: “però posso proporti Pezzali o Antonacci” (testuale).
Voi chi dei due intervistereste, considerando però di fargli le domande originariamente rivolte a Bob Dylan?

Di |2005-10-24T13:46:00+02:0024 Ottobre 2005|Categorie: I Am The Walrus|Tag: , , , |25 Commenti

Titoli e personaggi

Una settimana che non scrivo qui, me ne rendo conto solo ora. Sono stanco, care e cari, e ho il cervello in pappa. L’unico pensiero che ho avuto, in questa settimana densa di primarie e altri eventi mondani, è che sarebbe bello scrivere le avventure di Tacito Assenzio, un silenzioso storico maudit dell’epoca che fu, farlo vivere tra cronache storiche e viaggi drogati, raccontare della sua grande opera “Gli annali del male”, cose così.

Sarebbe anche bello che esistesse qualcosa dal titolo: “L’uomo col pene più piccolo del mondo e l’addetta al microscopio elettronico che l’amava.”
Beh, esiste.

Radio (Post)

Il vero inizio dell’anno, lo sapete, è dato dall’autunno: scuole che ricominciano, e partenze di “annate” e palinsesti di vario tipo, compreso quello radiofonico.

Sebbene sia già cominciato la settimana scorsa, vi segnalo la seconda puntata di Monolocane, il mio programmino serale, che va in onda, come sempre, ogni giovedì dalle 2230 alle 0030 (circa) su Città del Capo – Radio Metropolitana. Il solito chiacchiericcio, la solita musichella, le solite rubriche (“Tengo ‘na minchia tanta” e “No Accademia No DAMS”), ma nuove incredibili possibilità di interazione. Oltre al numero telefonico della diretta (051 642 80 81) e alla mail della diretta (direttaatradiocittadelcapo.it), adesso abbiamo anche gli sms, come a Radiodigei, che possono essere mandati al numero 348 76 49 289. Usateli per insultarmi e richiedere canzoni.
Nella seconda puntata di Monolocane, domani, vi riproporrò l’intervista che ho fatto il tre luglio scorso a Tori Amos, di cui ho già parlato su queste pagine. Se non ce la fate a sentire l’intervista, ma proprio vi disperate perché l’avete persa, c’è la pagina della trasmissione sul sito della radio che vi soccorre. E se volete sentire tutte le interviste e gli speciali dell’anno scorso, basta accedere all’archivio.

[mixcloud https://www.mixcloud.com/Monolocane/monolocane-13-ottobre-2005/ width=100% height=120 hide_cover=1]

Già che ci siamo, vi dico anche che è iniziata da ben tre settimane la quinta stagione di SecondaVisione, con delle novità. Abbiamo finalmente un archivio audio, dove potrete scaricare tutte le puntate per intiero. E pare che presto avremo anche il podcast.
Insomma, verso l’infinito e oltre.

Ah, per ascoltare Città del Capo – Radio Metropolitana, seguite queste istruzioni. Per prima cosa, guardatevi intorno: ci sono le due torri in lontananza e qualcuno, intorno a voi, dice parole come “soccia” e non becca una “z” una? Allora dovreste essere a Bologna. In tal caso le frequenze della radio sono 96.3 e 94.7 MHz. In caso contrario, potete sentire la radio in streaming.

Update. Ops, mi sono ricordato che oggi è il John Peel Day, quindi stasera vedrò di farvi sentire alcuni pezzi andati in onda nei suoi storici programmi. Se volete ne potete scaricare una caterva qua.

Ts-ts-ts Tdsch: you could write it so much better

Sono stato uno dei difensori dei Franz Ferdinand, quando uscì il loro primo disco. Con il passare del tempo, aspettando il loro secondo disco, iniziavo a sfregarmi le mani e a pensare: “E adesso? Che farete?” E invece il secondo disco dei Franz Ferdinand è come il primo: divertente. Sono d’accordo con quello che dice Bertoncelli sul numero di ottobre di Linus, e credo sia una delle prime volte. Però c’è un però. Se no, uno che fa, scrive un post per dire di essere d’accordo con Bertoncelli?
Il però è dato da qualcosa che suona come ts-ts-ts. Che non è la versione triestina dell’est-est-est, bensì il rumore del charleston in levare.

Questo suono, o timbro, per i lettori colti e preparati, sta diventando ormai una caratteristica di molta musica degli ultimi anni, fino ad essere un vero e proprio tratto distintivo di quello che qualche scriteriato chiama “punk-funk”. Un genere che, d’altro canto, sta perdendo sempre più identità, mischiandosi naturalmente con tutto il resto. In sè la cosa non è il male. Ma pensate ad un altro timbro tipico: questo.

Ebbene sì, è il rullante anni ’80: impossibile non riconoscerlo, impossibile limitarlo ad alcuni gruppi, generi o tendenze. Il rullante anni’80 ha invaso la musica di quella decade, ed è impensabile oggi sentire un pezzo di quel decennio senza sentire un formicolio alle gambe e alla testa: sono gli scaldamuscoli che si stanno formando intorno ai vostri polpacci e i capelli che stanno iniziando un lento processo di cotonatura. Processi inarrestabili, se non fermando la canzone.
Mi chiedo quindi cosa succederà tra dieci o vent’anni, quando sentiremo un disco dei Franz Ferdinand, dei Discodrive, dei Clap Your Hands Say Yeah o di qualche altra decina di gruppi. Forse sentiremo pungerci la pelle dalla crescita spontanea di decine di spillette.

Avrei voluto scrivervi…

… della semplice felicità di trovare un bellissimo numero di Uncut in edicola, con uno speciale su John Lennon e un cd delle conferenze stampa dei Beatles in allegato (oh, come si chiama questo blog? Ecco, i segni della malattia sono ben evidenti). O della gioia di avere tra le mie mani il numero di Storie con alcuni inediti di Carver (che per me sono come se fossero degli inediti dei Beatles).

Poi sono passato dal blog di Gago dove ho visto un post su una cosa incredibile. Sì, La canzone del Riformista.
E la voglia di scrivere mi è decisamente passata.

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