Francesco Locane

Circa Francesco Locane

Questo autore non ha riempito alcun dettaglio.
Finora Francesco Locane ha creato 1032 post nel blog.

"Fra le stelle peta e vaaaaa…"

Oggi ad un project manager di mia conoscenza (oh, è il suo titolo e ci tiene: ma del resto gli piace usare esotismi come step, focal point, balengo, cerea, boia faust e via dicendo) è arrivato un sms dalla sua compagnia telefonica che recitava:

Vuoi scaricare la suoneria con la sigla di Goldrake ruttata?

Allora mi ha mostrato il messaggio, perché non ci credeva. Io l’ho letto e gli ho domandato cosa aspettasse a scaricarla, ma vedendolo interdetto, ho capito che non avrebbe avuto senso, visto che il suo cellulare non è polifonico, e non avrebbe riprodotto al meglio le conseguenze aerofagiche del creativo in questione.

Attendo con ansia che gli arrivi, su un nuovo telefonino, la proposta di scaricare la suoneria di Jeeg robot d’acciaio fatta con le scoregge.

Pringles gusto negro e tortellino

L’autobus numero tredici, direzione est-ovest, intorno a mezzogiorno, è pieno. Lo so e mi rassegno. Come sempre. Tanto ho da ascoltare The Shape of Jazz to Come, sperando di capirci qualcosa. In piazza Malpighi, però, l’autobus magicamente si svuota, in coincidenza con un piano nelle cuffie. Allora mi siedo, sperando di leggere qualcosa. Dopo due fermate, però, in coincidenza con un crescendo e toni alti di sax, entra una scolaresca intera: una ventina di bambini intorno ai dieci anni. Che fa quello che fa una scolaresca: casino, anche se in maniera moderata. L’autobus si riempie all’inverosimile, secondo uno schema che ha come base scientifica la legge fisica dell’impenetrabilità dei corpi. Stiamo tutti fermi, a parte Gillespie e i suoi, si sa, ma quelli li sento io. Sento anche un odore strano. I bambini non sanno di strada, ma di Pringles, tutti. Ma non vedo patatine in giro: l’odore sale dalla pelle, e si mischia a quello del tredici pieno, direzione est-ovest, poco dopo il mezzogiorno di un giorno feriale d’inverno.
Poi l’autobus si ferma, il disco nelle orecchie no. Qualcuno parla da fuori, la voce proviene dalla porta posteriore, aperta. La voce ha un accento bolognese: è l’autista, aspro e incazzato.
“Dovete andare avanti.”
Nessuno si muove: se lo facesse potrebbe essere tranquillamente accusato di molestie, pedofilia e violazione delle leggi della fisica, in un colpo solo.
“Lei”, dice l’autista.
E gli altri, dietro, tirano un sospiro di sollievo. C’è uno scuro, sull’autobus. È lui. Tutto.
“Parla italiano? Deve andare avanti!”
Ma nessuno, compreso lo scuro, si muove. Nessuno può muoversi. Ma tutti sono tranquilli, perché quello che si deve muovere è lui.
“Insomma, parla italiano? Lei deve andare avanti”, dice l’autista, marcando il “deve”. Lo so, alla prossima frase inizierà ad usare gli infiniti, come nei film di una volta. Si sa che l’italiano coniugato all’infinito è una specie di lingua universale, un esperanto che funziona.
Poi lo scuro parla: “Sì, capisco, ma non posso andare avanti.” E, nel dirlo, tenta di muoversi. Ma non può.
Nessuno si muove, a parte il tempo. Per evitare ritardi, lamentele, note di demerito o chissà che, l’autista torna al suo posto.
Alle dodici e ventitré l’autobus arriva alla fermata Berretta Rossa, e dovrei scendere, ma non posso farlo, se non dalla porta posteriore. Nonostante le mie richieste, la porta dietro non si apre, e io non scendo. Allora affronto il codice penale e le leggi naturali e attraverso tutto l’autobus, ma non sento quello che la gente mi dice, perché, stavolta è più forte la forma del jazz che ha da venire nelle mie orecchie, e penso che sia quella che mi fa andare avanti.
Passa l’odore di Pringles, supero anche lo scuro, che ha ancora lo sguardo spaventato dall’interrogativo alla fine dell’accusa “parla italiano”.

Dopo due mie parole l’autista mi chiede se io voglia insegnargli il suo mestiere. Noto che ha gli occhi azzurri e la faccia buona. Scendo.

C'è posta per me: pizzo version

Ieri mi è arrivata una lettera dalla RAI, in cui mi si informava dell'”avvenuto pagamento per le prestazioni autoriali” dello scorso luglio.
Oggi mi è arrivata una lettera dell’ordine dei giornalisti, con la quale vengo invitato al pagamento della quota per il duemilasei, quota che ammonta esattamente alla metà del compenso netto ricevuto dalla RAI.

No, niente teste di cavallo bronzeo nel letto. Domani vado a pagare.

Di |2005-12-13T14:56:00+01:0013 Dicembre 2005|Categorie: We Can Work It Out|Tag: , , |6 Commenti

La notte dei morti viventi 2005

Il comunicato stampa. Ma quanto siamo seri(osi)!

Inizia la “Campagna Abbonamenti 2005” di Città del Capo – Radio Metropolitana, emittente bolognese di Popolare Network: una decina di giorni di palinsesto speciale con quiz, giochi e premi per sensibilizzare gli ascoltatori al sostegno della nostra emittente.

Anche quest’anno ci sarà l’evento speciale “La notte dei morti viventi”. Una diretta di dieci ore, dalle 2230 di venerdì 9 dicembre alle 830 di sabato dieci, per inaugurare la “campagna abbonamenti” della radio.
Dopo l’edizione 2002, dedicata alla morte, e quella 2003, dedicata alla religione, quest’anno “La notte dei morti viventi” è dedicata al sesso, in tutte le sue forme e manifestazioni. La trasmissione, condotta in studio da Federico Bernocchi, Francesco Locane e Simone Sabattini, avrà numerosi ospiti, in studio, in diretta telefonica e intervistati, tra cui:
Arween Akane (http://www.arweenakane.org/), performer BDSM;
Ayzad (
http://www.ayzad.com/), master BDSM e autore del libro “BDSM”,
edito da Castelvecchi;
Berbera e Hyde (
http://www.berberaehyde.it/), la griffe che ha firmato progetti per conto del portale Libero, Mondadori, Wind, e che cura la collana erotica degli Oscar Mondadori;
Giorgio Bortoluzzi (
http://www.deltadivenere.com/), direttore del sito Delta di Venere;
Letizia Bruni (
http://www.letiziabruni.com/), attrice hard, miglior performer femminile, Delta di Venere Torino 2004;
Patrizia D’Agostino, redattrice di Hot News (
http://www.hotnews.it/);
Jessica Gayle (
http://www.jessicagayle.com/), attrice hard, una delle ultime rivelazioni della factory di Mario Salieri;
Manya (
http://www.manyastar.com/), attrice hard, protagonista di numerosi film, anche con Moana Pozzi e Cicciolina;
Giacomo Manzoli, storico, critico e docente universitario di cinema;
Giuseppe Matera, produttore hard, FM Video (
http://www.fmvideocorp.com/);
Erika Neri (
http://www.erikaneri.it/), migliore contract girl Delta di Venere Torino 2005, migliore attrice europea hard Erotica Sex Praga 2005, Best Starlet Festival International de l’Erotisme, Bruxelles 2005;
Priscilla Salerno, attrice hard, migliore starlet italiana, Delta di Venere Torino 2004;
Riccardo Schicchi (
http://www.divafutura.tv/), storico regista dell’hard italiano, produttore e fondatore di Diva Futura;
Shakner, master BDSM, organizzatore di feste, eventi ed esibizioni BDSM;
Franco Trentalance, miglior attore hard protagonista ai Festival di Praga, Milano e Bruxelles nel 2004.

E in più altre interviste, sondaggi, giochi e tanti inviati nei posti caldi della Bologna di notte.
Le frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana, per Bologna e provincia, sono 96.250 e 94.700 MHz. È possibile ascoltare la radio anche in streaming, collegandosi al sito www.radiocittadelcapo.it.

Siateci.

Iperradioattività (adoro i titoli originali)

Non aggiorno più il blog perché sono sempre in radio a lavorare. No, tanto perché lo sappiate: dopo l’ultima puntata di Monolocane non sono finito in carcere, anzi, vi ringrazio per il vostro appoggio. Ma questo post si limita a due segnalazioni per ciò che verrà.

Giovedì 8 dicembre ricorre il 25° anniversario della morte di John Lennon. Visto che io non parlo mai di lui e dei Beatles, ho deciso di dedicare la prossima puntata del programmino interamente a Lennon, parlando di lui soprattutto attraverso la sua musica, e con una chicca: l’ultima conferenza stampa, rilasciata proprio quell’otto dicembre del 1980.

Eccola, tradotta per voi!

E il giorno dopo inizia la campagna abbonamenti di Città del Capo – Radio Metropolitana. Questo comporta, in generale, che tra lavoro e sollazzo, io sia in radio sempre. Ma comporta anche il vostro sollazzo, nel senso che, dopo avere dedicato la notte 2002 alla morte e quella 2003 alla religione, ci mancava solo il sesso. Quindi, venerdì 9 novembre, dalle 2230 alle 830 (sì, avete letto bene: una diretta di dieci ore dieci), eros, sesso, porno, bdsm, con ospiti in studio e al telefono, tra cui: Franco Trentalance, Manya, Ayzad (che già intervistai), Berbera&Hyde, Arween, Letizia Bruni, Jessica Gayle… e tanti altri. Ecco il sensuale spot della notte.

Per sentire il tutto, al solito: siete analogici e bolognesi? Allora le frequenze sono 96.3 e 94.7 MHz. Siete digitali e vivete altrove? Streaming.

Gente non troppo gradevole, un po' come gli operai: stavolta ce la si fa.

Dopo la sospensione, ho avuto l’ok. Stasera dalle 2230, a Monolocane.

Siateci.

Ciao! Vuoi sentire Monolocane? Bene. Se sei a Bologna, prendi la tua vecchia radio, accendila e sintonizzati sui 96.3 o 94.7 MHz. Se sei altrove o non hai un apparecchio radiofonico, usa il computer. È facile! Basta cliccare qua. Dai!

Update: sulla pagina web del radioprogrammino l’intervista è ora online. Buon ascolto, sottoposti.

[mixcloud https://www.mixcloud.com/Monolocane/monolocane-1-dicembre-2005/ width=100% height=120 hide_cover=1]

Di |2005-12-01T16:31:00+01:001 Dicembre 2005|Categorie: Eight Days A Week|Tag: , , , |13 Commenti

Aristide Benassi vs. Tsai Ming-Liang

No, niente, cioè, lo sapevo che butàva male nel pomeriggio, che era arivata mia suozera. Oh, dite voi, tua suozera, ma come, Benassi, tu hai settantatré anni, la mamma di tua moglie quanti ne ha, trezento? Eh no, perché la mamma della mia signora, Calzolari Nina in Benassi, ha novantatrè anni. E portati benissimo: rompe i maroni come una di quaranta. Inshomma, la Nina mi fa: “Arìva mia mamma”, con quel tono “mezzo avvisato” e io dico: “Oh, beh, tanto io volevo andare al cinema”. Che poi mi sono reso conto che era una scusa del casso, perché non vado al cinema dal settantanove. Però, oh, ormai… Sono uscito giusto in tempo, ed ero alle tre e mezzo bello lì davanti al cinema. Appena ho visto la locandina, mi sono detto: “Ma che fortuna, oh, un film di carnassa sotto casa”. No, perché di solito devo andare a vedere i film osè, ecco, dizamo, ben lontano, eh. Invece oh, avevo visto i provini di questo “Il gushto delanguria” e mi aveva ricordato un film di quelli un po’ osè, sempre di cinesi: “L’impero dei senshi”. Oh, l’avevo visto con la Nina, così, per rivivazizzare il rapporto di coppia, come si dice. Poi ho visto com’è finito e mi sono preoccupato, ma tanto la Nina il film se l’era gubbiato per metà, e allora sono stato tranquillo.

Nella foto: Aristide Benassi si appoggia ad un noto monumento felsineo (photo courtesy umarells blog)

Insomma, pago il mio bel biglietto ridusione pensionato, perché ho lavorato, io, e quello che ho me lo sono guadagnato, entro e mi siedo in un posto a caso, vizino a uno studente, uno di quelli del DAS, sapete, barbino, ochialino, faccia di culo, di uno che non ha mai lavorato un’ora una nella vita. Mi apro un po’ l’impermeabile, si spengono le luzi, oh, inizia il film. O almeno io così credo: un minuto di immazine fissa su un coridoio. Vuoto, sensa niente e nesùno. Siccome capita che il proiezionista nei zinema, quelli là osè, si adormenta, alòra io dico ad alta voce “Oh, ma qua non suzzede niente!”. Chi è che si incassa? Lo sbarbino del DAS, che mi fa “Silensio, che qui siamo al zinema.” Oh, shcusa, non l’avevo mica capito. Una battuta ho fatto. Soccia, così zovane e così triste e incassato, e non ha neanche mai fatto un casso. Ma comunque, evito la rissa e mi ziro verso lo schermo dove, incredibile, la zente si muove. E come si muove: oh, c’è una sul letto, a gambe aperte con un’anguria là in mezzo. Mi si illuminano gli occhi. Arriva uno e mi dico “Mo vai che zi siamo!” e quello cosa fa? Mo non gli mette un dito nell’anguria, senza toglierla, e lei gode! Oh, io lo sapevo che i film osè erano finti, ma fino a questo punto… Poi, niente, se la lecca, le spalma l’anguria sulle bocce, lei zeme, zeme e poi… Niente. Cambio di scena, alè. Una davanti alla televisione a gambe larghe. Che non fa niente. Poi c’è uno, che non ho capito se era quello dell’anguria di prima, che sti cinesi son tutti uguali, ‘nsomma, uno che si fa un bagno sul tetto, si trasforma in un sherpente marino e inizia a cantare in zinese, neanche fosse Coferati (ho fatto la batùta). Oh, ma dico davèro!

Gnente, me ne shono andato. Poca carnassa e troppe canzoni: oh, se volevo le cansoni, mi ascoltavo la radio.
Sono arrivato a casa presto e la Nina mi fa “Oh, già finito il film?” Stavo per raccontarle del sherpente, ma poi ho visto mia suozera che già era pronta a dirmene quattro e sono sceso giù al bar.

Gente non troppo gradevole, un po' come gli operai

Vi ricordate questo post?
Beh, ho chiamato quella società di consulenza, come se fossi un piccolo imprenditore e…
Ho sentito cose che voi umani potrete sentire domani sera, a Monolocane. Come al solito dall 2230 all 0030, su Città del Capo – Radio Metropolitana. E se non siete a Bologna c’è lo streaming, tranquilli.

(Nel  caso finissi dentro, le arance mi piacciono molto, davvero)

Update: per oggi il servizio non va in onda. Il diretùr ha per ora sospeso salomonicamente la decisione.

Sembra carne ma non è

Lo ammetto: ho un istintiva diffidenza verso i vegetariani, vegani, eccetera. E lo so che questo mi attirerà molte antipatie, ma non ci posso fare niente. La mia diffidenza non è dovuta a divergenze ideologiche, anzi, in linea di principio so che mangiare carne provoca sofferenze agli animali, soprattutto se non sono ancora del tutto morti quando li addentiamo. Ma il fatto è che per me i vegetariani fanno parte dell’insieme di persone che non mangiano determinate cose: è quello che mi rende diffidente, anche se rifiutarsi di mangiare la minestra è politicamente meno forte, come gesto, di rifiutarsi di mangiare della carne. Insomma, il punto è che, visto che mi piace cucinare e soprattutto farlo per gli altri, mi scoccia quando ci sono degli ostacoli di qualche tipo alla mia fervida fantasia culinaria. Uau.

Questa lunga premessa per raccontare qualcosa che mi è successo una settimana fa.
Avete presente quei posti circondati da fattorie, con cani e gatti che scorrazzano senza problemi, che di inverno sono completamente immersi nella nebbia e nel silenzio, silenzio attutito solo dal rumore sordo che provoca lo sbattere contro i muri dei cani e dei gatti privati del senso dell’orientamento dalla nebbia e dal silenzio? Avete presente quei posti che hanno come tovaglietta/menù tutta una serie di notizie e notiziuole che, in fondo, hanno come scopo quello di farti sentire una merda perché una volta hai mangiato una barretta di cioccolata e hai buttato la carta per terra, la quale ha soffocato orribilmente una lumaca?  Quei posti in cui sul muro ci sono le foto-ricordo di ogni cavolfiore e carota che state per mangiare, con scritte come “ci mancherai”, o “sempre presente nei nostri orti”?*
Beh, ci sono stato. E non ho neanche mangiato male, devo dire. Ma una cosa mi ha lasciato perplesso. Arrivati al secondo, ho visto planare verso di me delle cose che sembravano, indubitabilmente, delle scaloppine. Prima ho pensato ad una follia del cuoco; poi mi sono detto: e se il cuoco su fosse liberato così, finalmente, di quella rompicoglioni di sua moglie? Infine mi è balenato in testa che potesse essere un modo rapido ed economico di sbarazzarsi di animali malati, e ho pensato che, in effetti, anche la moglie del cuoco poteva essere malata. Infine le ho addentate: seitan.
Ma io mi chiedo perché. Perché avete le tovagliette che dicono che non uccidereste un animale neanche morti, perché avete tanti bollini di bio-certificazione, perché propugnate (giustamente) una causa condivisibile… e tentate di fregarmi? Datemi del seitan a forma di seitan, santiddio, e se il seitan non ha forma, datemelo cubico, circolare, piramidale, ma non a forma di carne. Se no è come dire: “Eh, lo so che vorresti una bella bistecca, come secondo. Anche noi, sai, ci saremmo anche rotti le palle di dare da mangiare alla mucca e basta, e che ci vorrebbe, due colpi, et voilà, una bella fiorentina. Ma non possiamo. Quindi ti diamo qualcosa che ti ricordi la carne, ma che non lo è neanche lontanamente. Su, mangia che si fredda.” Lo spirito di sacrificio, ecco cosa non mi piace di un certo modo di mangiare. E ho pensato che il seitan a forma di scaloppina è l’equivalente alimentare dell’invidia del pene.

*Beninteso, ogni ortaggio si è sacrificato per il vostro stomaco. Per quello ve lo fa pesare, dopo. Come postilla, infatti, devo dire che il macrobioticovegetallycorrect mi è rimasto sullo stomaco fino all’ora di cena.

3%

Ho appena finito di vedere il servizio di Rai News 24 su quello che è accaduto a Falluja, Iraq, negli ultimi mesi.
La frase del servizio che mi ha più colpito è stata quella che si riferiva ai filmati della guerra del Vietnam: solo il tre per cento del materiale video proveniente dal Vietnam aveva contenuti violenti, ma (anche) questo è servito a scatenare la protesta contro la guerra.

Per questo pubblico qui diversi link, che hanno a che fare con quello che io, nel mio minuscolo, e altri hanno fatto per documentare quello che è successo a Falluja e in Iraq e che sta presumibilmente accadendo ancora. Una piccola parte del materiale disponibile in rete. Il 3%?
Solo l’ultimo link riguarda il servizio andato in onda qualche giorno fa.

Leggete e guardate tutto con attenzione, per quanto immagini e parole siano insostenibili. Poi vi chiedo un favore: copiate questo post, o solo i link in esso contenuti, magari aggiungendone degli altri, sul vostro blog. Oppure usate la mail, o qualsiasi altro mezzo che il 2005 ci offre, trent’anni dopo il Vietnam.
Si dice sempre che siamo in pochissimi, “noi blogger”, e forse è vero. Siamo “un” 3%? Si dice anche che siamo bravissimi a fare catene sui libri che leggiamo o i dischi che ascoltiamo. Adesso facciamo una catena diversa, se vi va.

Enzo Baldoni parla di Falluja (RealMedia)
Enzo Baldoni racconta di Falluja
(agosto 2004)

Giuliana Sgrena: Falluja, una strage al giorno
(settembre 2004)

Falluja: ieri e oggi
(novembre 2004, periodo del primo probabile attacco con MK-77)
Il video linkato nell’articolo si riferisce ad un attacco dell’aprile 2003: scaricatelo qua (tasto destro, salva con nome)

Rapporto da Falluja 1 e 2
(gennaio 2005)

Napalm by any other name
(aprile 2005)

Il servizio di RaiNews24
(novembre 2005)

Torna in cima