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Ricicla, sarai più fortunato

Qualche giorno fa, nella busta che contiene la mia bolletta del gas, ho trovato qualcosa di insolito. Oltre ai consueti documenti con il riassunto dei consumi e il totale da pagare è spuntato un foglio verde con un quadrifoglio. Su ogni foglia una parola: “Ecologico”, “Facile”, “Veloce”, “Comodo”. In alto una scritta: “Ricevere la bolletta via mail? Una bella fortuna”. Il retro del foglio spiega il perché ricevere la bolletta via mail sia, appunto, ecologico, facile, veloce e comodo. Anzi, nell’ordine il primo aggettivo è “facile”: il Gruppo Hera ha una pagina on line su cui ci si può registrare (facilmente, appunto) per avere meno carta in giro, bollette sempre disponibili (la magica formula “con un clic” è usata anche qua), senza rischi di perderle in casa o in qualche ufficio postale.

Sono andato sul sito. Ho provato a registrarmi da due browser diversi, più di una volta: niente. Ho capito quindi il perché della scritta: “Ricevere la bolletta via mail? Una bella fortuna”.

Poi ho guardato meglio nella busta della bolletta e ho trovato un altro foglio identico a quello verde, con quadrifoglio,spiegazioni, indirizzo del sito di Hera. Ho pensato a quanti utenti abbia Hera e a quanta carta abbia sprecato, mettendo due fogli identici in ogni busta, ma anche inviandone due solo a un quarto dei clienti: il tutto per risparmiare carta. Ho preso i fogli e li ho messi nel sacchetto che poi porterò, insieme all’altra carta raccolta, alla campana del riciclaggio. E mi sono registrato al servizio di bolletta via mail per telefono.

Di |2024-05-13T15:38:18+02:0028 Novembre 2011|Categorie: I Am The Walrus|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Ricicla, sarai più fortunato

Rara Airwolf

No, non siamo noi.

Una delle cose che più faccio per lavoro è parlare con le persone, tentando di conoscerle. Chi arrivasse qui per caso, senza leggere la pagina “Chi sono” lassù, potrebbe pensare che io sia un prete, uno psicanalista o una spia. No, parlo del lavorare come giornalista: attività meno redditizia, ma anche meno rischiosa e (nel mio specifico caso) più indipendente di quelle citate.

Spesso i rapporti si riducono ai dieci minuti di una telefonata o all’oretta che le band passano in studio quando fanno un live a Maps; talvolta, però, accade avere la possibilità di passare un po’ più di tempo con qualcuno, come mi è accaduto meno di tre settimane fa quando ho presentato Player One, di Ernest Cline, al Modo Infoshop.

Già dall’intervista telefonica del pomeriggio sono riuscito a intuire come fosse l’autore del romanzo, che mi aveva comunque dato molti indizi. Ma poi, quando l’ho incontrato la sera stessa e sono andato a cena con lui e la moglie, ho capito che si trattava di una persona carina, disponibile e, soprattutto, modesta, qualità talvolta irrintracciabile in musicisti, scrittori, eccetera. Qualità rara in genere, direi.

E invece questa sensazione di amichevolezza e benessere (nonché alcuni passioni comuni per la cultura pop anni ’80) ha decorato la cena, la presentazione e le chiacchiere fatte alla fine, prima di salutarci. Un sentimento che pare abbia caratterizzato tutto il “tour” italiano di Ernest: potete leggere il divertentissimo resoconto dei giorni passati in Italia sul suo blog. Secondo me anche solo questo post potrebbe farvi venire voglia di comprare il suo romanzo d’esordio: per me sarebbe così.

Ma il fatto che abbia risposto a una mia mail (perché succede di scambiarsi gli indirizzi con alcuni, ma poi non ci si scrive mai) ha confermato ancora quello che pensavo di questo nerd con il dono innato del saper raccontare le cose.

Mi rendo conto che sarò forse professionale per alcuni aspetti del mio mestiere, ma sono di certo terribilmente “sentimentale” quando trovo delle persone simpatiche e alla mano lungo il bizzarro percorso lavorativo sul quale trotterello da anni.

* Il titolo, oltre al pessimo gioco di parole con rara avis, fa riferimento a uno degli “slam poem” di Cline, in cui si conia una parola, “airwolf”, appunto, per indicare qualcosa di strepitoso. Leggetelo o sentitelo.

Di |2024-05-13T15:40:24+02:0025 Novembre 2011|Categorie: I Me Mine, Paperback Writer|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su Rara Airwolf

Weblog, o come dicevan tutti: blog

I blog sono decisamente fuori moda: sempre meno letti e commentati sono, probabilmente, una forma morente di comunicazione in rete.
Quindi c’è in voi un pizzico di necrofilia.

Un tempo, però, i blog andavano molto e, in un tempo ancora anteriore, erano dei diari di navigazione (in rete): web-log, appunto. Ecco dove voglio tornare, almeno per questo post, per segnalarvi un paio di cosine, scoperte tra un sito e l’altro, che sono nate da poco.

La prima è YouProust, che in realtà è un tumblr; il mezzo è comunque subordinato allo scopo, che è quello di creare un esperimento di condivisione in rete delle memorie involontarie: gli utenti mandano via mail una foto o un video accompagnato da un breve testo e il tutto viene pubblicato, con cadenza giornaliera. Insomma, come si dice nel sottotitolo: Share your madeleines.

Anche la seconda è un tumblr, che è il modo che ha scelto Roberto per raccontare cosa vuol dire aprire uno studio di registrazione musicale in Italia oggi: il tumblr (e lo studio) si chiamano Lo studio spaziale.

E poi c’è Una vera dieta, che in realtà non è un blog, ma un vlog, cioè un video blog (e già questa spiegazione è così anni 2000…). Vera, con un video al giorno, racconta con estrema ironia cosa vuol dire affrontare un cammino arduo, quello di una dieta. Vi sembra una stupidaggine? No, perché Vera spiega bene le sue ragioni sin dal primo video, che trovate qua sotto.
Insomma, i blog sono morti, viva i blog.

Otto anni, tre mesi e una settimana fa

Ieri sera, mentre cercavo di mettere a punto alcune cose su questo nuovo sito, ricordavo ciò che scrissi quando aprii il blog su Splinder. Provavo funzioni di WordPress e mi dicevo: “In quel post hai descritto proprio operazioni simili a queste: vedere diverse anteprime del blog per scegliere lo sfondo, mettere a posto la testata, pensare alle categorie; e hai scritto anche delle sensazioni quasi entusiastiche nell’iniziare qualcosa di nuovo”. Le stesse leggere felicità che ho provato ieri.

Ma nel giorno di Ferragosto del 2003 scrivevo:

Dopo una giornata di tentativi, ce l’ho fatta e ho aperto anche io il mio blog personale. (…)
Sappiate che sono un fanatico della lingua italiana (l’unica lingua che sa di pizza e che suona il mandolino). Evitate abbreviazioni e “x” e “k”. Stendete le vostre parole lettera per lettera, come un bravo pizzaiolo fa di solito con la pasta. E non pensate di esagerare in quanto a sapore. Ma immagino che per qualche commento ci vorrà del tempo. Intanto vado a sproloquiare qua e là.

Buffo come pensassi di ricordarmi così bene di alcune parole quando invece avevo memoria di sensazioni.
Incredibile (e anche un po’ angosciante) come in tutto questo tempo queste parole siano appropriate per presentare anche la nuova versione di A Day in the Life.

Di |2024-05-13T15:45:11+02:0023 Novembre 2011|Categorie: I Me Mine, The Word|Tag: , , , , , , |Commenti disabilitati su Otto anni, tre mesi e una settimana fa

Ricominciamo qua

A quanto pare Splinder cesserà a breve il servizio. Il caro A Day in the Life ospitato là dall’agosto 2003 si trasferirà qua, un po’ alla volta, di pari passo con i lavori di ristrutturazione, abbellimento, eccetera. Sono 900 e passa post da fare traghettare da queste parti.

Arrivate con calma, vi aspetto. Nel frattempo, come si dice, scusate il disordine.

Di |2024-05-13T15:47:35+02:0022 Novembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , |Commenti disabilitati su Ricominciamo qua

Ritorno al Locomotiv

Dopo avere messo i dischi, negli ultimi mesi, al Covo e a Vicolo Bolognetti, si ritorna al Locomotiv: a prescindere dall’impegno, ci sarei tornato lo stesso, visto che domani sera per la prima volta arrivano in città (e saranno ospiti a Maps) i Pinback, una di quelle band che fanno bei dischi, piacciono, ma mica hanno sfondato. Forse sarà l’occasione per ascoltare qualche brano dall’imminente prossimo disco. In ogni caso, dopo il concerto, torno nella splendida “casetta del dj” del club di via Serlio per aprire le danze.

Orsù, siateci: ne vale la pena (per la band, sia mai).

Meglio di MacGyver

Lo smartphone che ho avuto con il nuovo abbonamento di telefonia mobile un anno e qualche mese fa mi ha spesso dato dei problemi. Anche delle gioie, eh, ma perlopiù mi ha fatto penare. Potete immaginare quando, sabato scorso prima di un’intervista, in mezzo a tremila cose in sospeso, mi sono reso conto che lo smartphone non si caricava più. Stacca, riattacca, aprilo, togli la batteria, riprova, di’ le cose al contrario, lascialo riposare, sii indifferente, sbattilo per terra, chiama un esorcista. mettilo nel forno, usa tutte le prese di corrente della casa. Niente.

Ho usato quindi un telefono di riserva e, ieri mattina, ho iniziato il lungo percorso di riparazione. Sono andato dove ho fatto l’abbonamento. Mi hanno dato l’indirizzo del centro di assistenza. Ho preso un autobus e sono arrivato al numero 4 della strada in cui c’è l’assistenza. Che è al numero 84. Ho fatto un chilometro e passa a piedi, nel mezzo del nulla e sono arrivato alla sede indicata, che sfoggiava sulla porta tutte le marche di cellulare tranne la mia.

“No”, mi ha detto il ragazzo quando è arrivato il mio turno, “noi per il tuo cellulare facciamo solo da centro di raccolta. Lo spediamo all’assistenza italiana. Poi là risolvono entro 20 giorni lavorativi. Ah, ovviamente perdi tutti i dati. Hai fatto un backup?”.

Spesso mi arrendo al destino, ma in questo caso ho voltato i tacchi, fatto più di un chilometro a piedi, perso un autobus, salito su un altro. Sono arrivato a casa, ho preso delle forbicine e ho rimesso a posto i contatti dello smartphone.
Ora funziona.
Sigla.

Di |2024-05-13T16:00:57+02:0015 Novembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , , |Commenti disabilitati su Meglio di MacGyver
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