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Do you believe in modernity?

Non sono mai stato negli Stati Uniti. Ma so, da racconti, sketch più o meno validi, articoli e altro, che sull’aereo che ti porta negli USA, ti viene dato un questionario delirante per vedere se tu sia o meno un potenziale individuo pericoloso per il paese.
Quest’uomo forse si è ispirato proprio al questionario di cui sopra per risolvere l’annoso problema del discernimento tra Islam moderato (amico degli USA) e Islam cattivo (nemico degli USA). Il tutto, qui.

Grazie alla mailing list “Apriti Sesamo”.

Di |2004-01-11T18:40:00+01:0011 Gennaio 2004|Categorie: I Am The Walrus|Tag: , , , , , |6 Commenti

Missione Sottocosto

Sono pronto. Lo so che sarà dura, ma penso di avere il tempo, e del toninguerresco ottimismo dalla mia parte. Il tragitto fino al Centro Lame è carico di tensione, ripasso con il comandante lo schema d’azione e la piantina dell’Ipercoop. So dove devo andare, so cosa devo fare. So quando farlo. Ho dormito bene, sono fresco. Ho fatto stretching, i muscoli guizzano, sono pronti. Il Bancomat è lì, nel portafogli e ripeto il codice nella mia testa, come un mantra. Sono nel parcheggio. Un’ultima occhiata al volantino, per memorizzare nome e modello del lettore dvd/mp3/mpeg/coffee&tv. Esco dalla macchina.

Mi dirigo con sicurezza verso l’entrata dell’ipermercato, il settore elettronica è in fondo. Ci sono. Mi guardo intorno. Capto una conversazione tra un cliente e una commessa. Il cliente ha la mia stessa missione. La commessa risponde in maniera lapidaria. “Esaurito”. Il cliente non se ne capacita. Io mi sento come se mi avessero sbattuto una padella in testa. Risuona la parola “esaurito” nel mio cervello. Guardo l’orologio barcollando. Le undici antimeridiane. L’offerta è iniziata due ore prima. I duecento pezzi venduti sottocosto si sono volatilizzati.
Mentre penso al rapporto da fare al comando, capto un’altra conversazione tra due clienti e una commessa.
“Ma come, esaurito, è impossibile”
“Eh, ma quando ci sono i prodotti sottocosto, bisogna venire qui prima delle otto”
“Soccia”
Evito di annotare l’ultima battuta sul mio taccuino e mi avvio sconsolato verso l’uscita.

Di |2004-01-08T03:08:00+01:008 Gennaio 2004|Categorie: I'm A Loser|Tag: , , , , , , , |10 Commenti

Serenità

L’ho augurata a tutti per il 2004. I miei amici mi guardano e dicono che esprimo serenità, bene. Quindi l’augurio è valso per me, in primo luogo. Penso, mentre ascolto Talkie Walkie, al perché avevo deciso, ormai qualche mese fa, di aprire un blog. Pensavo, anzi, ero sicuro, di trasferirmi a Milano, e avrei voluto descrivere quella città con i miei occhi di persona nata e cresciuta in una remota cittadina del remoto nordest. Niente di originale, ma mi avrebbe tenuto compagnia. E invece ho deciso di rimanere a Bologna, rischiando moltissimo. Ieri notte mi è presa l’angoscia per questa scelta. Ma, se i miei amici mi vedono sereno, vuol dire che non ho sbagliato.
Il vero 2004, quindi, inizia domani, anzi, tra qualche ora. Ho deciso di rispettare una tabella di marcia rigorosa: al mattino studio-per-esami (da tenere non da dare, finché ho ancora una deontologia… quanto mi do? Poco, mi sa, ma per ora…). E il pomeriggio? Scrivere, in maniera metodica e costante, come si dovrebbe fare. Il tutto inframmezzato da telefonate alle milioni di persone sfuggenti che mi hanno detto “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, sentiamoci”. Telefonate che, per la maggiore, finiranno con una frase del tipo: “La tua proposta/curriculum/lavoro è interessante, risentiamoci”.
Però domani mattina (tra qualche ora, in verità) vado a comprare un lettore dvd/divx/mpeg/mp3/e che fa anche il cappuccino con la schiuma, sfidando le orde di folli consumatori. Lotteremo per i duecento pezzi disponibili nel punto vendita indicato nel volantino. Quindi i programmi iniziano a saltare da subito. Ma pazienza. Intanto io sono sereno.

P.S. Mi rendo conto che la qualità dei post su questo blog inizia a scadere paurosamente, ma la mia vita, per ora, è piuttosto monotona. Organizzerò presto una spedizione di freeclimbing acrobatico, tranquilli.

Di |2004-01-07T02:07:00+01:007 Gennaio 2004|Categorie: I Me Mine, We Can Work It Out|Tag: , , , , , |8 Commenti

TV disservizio

Ho appena visto la prima puntata del programma “Il teatro in Italia” di e con Dario Fo e Giorgio Albertazzi, andata in onda su Rai Due nello spazio di Palcoscenico. Un programma ben fatto, interessante e divertente. E fin qua… Ma, come forse saprete, questa è soltanto la prima puntata, su un totale di nove previste. Il problema è che è l’unica che è stata registrata. Ebbene sì, delle altre otto non se ne sa nulla. Anche i due autori hanno detto che non sanno se le altre verranno realizzate, forse, dicono, la loro esistenza dipenderà da problemi di ascolto.

Si fa un gran parlare del cinquantenario della televisione pubblica, anniversario importante, celebrato nei modi più disparati. Proprio oggi pomeriggio ho visto su Rai Tre un interessante servizio sull’informazione in Rai, curato da Primo Piano, il programma di approfondimento della terza rete. Venti minuti molto (troppo?) veloci, in cui venivano ripercorse le tappe più importanti dell’informazione nella televisione pubblica, parlando anche dei modi in cui viene e veniva fatta, oltre che dei contenuti, degli eventi.
Forse non guardo abbastanza la televisione, ma era da tempo che non vedevo un programma realmente culturale e ben fatto come quello di stasera sulla storia del teatro. E ovviamente non si sa che fine farà.
Attenzione: questo è solo uno sfogo, purtroppo conosco abbastanza bene gli orrendi meccanismi che regolano la televisione italiana…

Tosse

Il primo giorno di gennaio, il primo giorno dell’anno duemilaequattro, l’ho saltato. Molto semplice, basta fare così. Svegliarsi, come ormai mi capita, con degli incubi. Rimanere nel piumone. Alzarsi, leggere quello che ha detto Ciampi il giorno prima e capire che diventerà il prossimo testimonial Unieuro, con scommessa. Guardare l’orologio, mandare degli sms a caso, di risposta o meno, ad auguri o meno. giorno. Tanto è tutto chiuso, per andare a bere una birra bisogna andare direttamente vicino a Springfield, dove fanno la Duff. Il richiamo del piumone è forte, quindi è quella la zona attorno alla quale gravitare, sembra evidente. E cosa c’è davanti al piumone? Il televisore e il videoregistratore. E, in uno scaffale della libreria, ci sono da mesi e mesi le videocassette di Bertolucci, durata complessiva cinque ore e un quarto. A quel punto basta munirsi di generi di conforto minimi (dati i bagordi del giornoseranotte prima), inserire la cassetta rossa (atto primo) e premere play.
Conclusioni provvisorie: non mi è sembrato un capolavoro, ma è molto emozionante (talmente intriso di comunismo che, a mostrarlo oggi, metterebbero a ferro e fuoco regista, attori, spettatori, produttore). Preferisco decisamente il Bertolucci di Ultimo tango L’assedio (i sognatori lasciamoli perdere, decisamente). Mi sono completamente invaghito di Dominique Sanda.

Conclusioni definitive dell’inizio: ho un po’ di tosse e tanta voglia di fumare. Il mio stereo non vuole più leggere i cd masterizzati, in un eccesso di snobismo. Se sono le lenticchie, secondo la tradizione, a portare soldi, ciò vuol dire che non ne avrò di soldi, in questo 2004, visto che non ne ho mangiate. Il che, facendo dei paragoni con la situazione economica del 2003, mi porta all’orrida e paradossale conclusione che non solo non avrò soldi (anche) quest’anno, ma ne darò in giro.
Vado a vedere Il Cartaio, in ansia come sempre quando esce un film nuovo di Argento. L’ansia è quella di avere un parente sotto i ferri. Ma ne parlerò altrove.

Diecisudieci

Stamattina mi ha svegliato un incubo. Anzi, due, uno alle nove e uno alle undici. Ho fatto colazione e mi sono sentito uno di quei settesudieci che passeranno il Capodanno a casa (me l’ha detto il Televideo, non che passerò il Capodanno a casa di amiche, quello è stato deciso con sommo tempismo verso le otto di ieri sera). Sono uscito. Bologna era piena di gente, soprattutto gente arrivata da poco, con cartine spiegate o che parlava di dove andare, cosa fare. Chiaramente loro erano i tresudieci. Mi sono aggirato pigramente nella Feltrinelli sotto le due torri, inaspettatamente deserta. I musicisti rom per strada suonavano, a seconda, “Besame Mucho”, il tema del Padrino oppure “O sole mio” (immagino con scopi propiziatori, visto il cielo plumbeo).
L’ultimo giorno dell’anno, pensavo. Potrebbe essere tempo di bilanci, di classifiche, tirare le somme, buona fine buon principio. Tenterò di non fare nulla di tutto ciò, non mi sembra il caso.
Spero solo che stasera il conto alla rovescia passi in fretta.
Voglio augurare a tutti (diecisudieci) un anno nuovo di pace, serenità, amore.
Lo so che è molto hippy come cosa, ma è quello che sento. Di cuore, a tutti voi, gli unici auguri che secondo me hanno senso in questo periodo. State bene.

Di |2003-12-31T13:23:00+01:0031 Dicembre 2003|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , |5 Commenti

3 bis. Ricordati di anticipare le feste

Ieri sera, a casa mia, è stato piacevole. È arrivato M. che ha portato una bottiglia di Moet et Chandon, una di Pinot di Pinot e un vassoio pieno di cioccolatume della Ferrero. Abbiamo pasteggiato a M&C, pasta e fagioli, spaghetti all’amatriciana, in uno splendido connubio alto/basso, parlando di Labranca e di varie amenità. Poi sono arrivati amici, forniti di birre e vini, e abbiamo giocato a Trivial Pursuit. Questa volta ho scoperto (e memorizzato almeno per un paio di giorni) che:

1. il campo dove si gioca la pelota basca si chiama fronton (peraltro già sapevo che la pelota basca è lo sport dove la palla corre più veloce, oltre 200 km/h);
2. la giraffa può correre ad una velocità di 60 km/h (mentre il ghepardo arriva a circa 80 km/h, a meno che non abbia mangiato pesante: in tal caso manco si sforza di correre, lui mica lo fa per sport);
3. l’infiammazione del glande si chiama balanite (avevo trovato una foto meravigliosamente esplicativa, ma evito di metterla);
4. l’isola più grande dell’arcipelago delle isole Salomone è Guadalcanal (mi ricordavo solo di una battaglia svolta là, ma non c’ero, io);
5. Michael Jackson ha inciso il suo primo album solista nel 1971, a soli tredici anni; mi chiedo perché non abbia usato questa scusa quando l’hanno beccato con le mani nel sacco. “Embè, che volete che sia se ha tredici anni ed è a letto con me, io alla sua età incidevo già un disco… O tempora o mores. Questi giovani pensano solo a divertirsi, oggi”.

Finita la partita qualche sventurato ha fatto la domanda: “E quindi, che si fa a Capodanno?”, distruggendo completamente il clima festoso che si era creato. Dopo poco i miei amici erano tutti a casa. Io ed M. abbiamo pensato alla soluzione Labranca per il 31. Poi abbiamo convenuto che, se ieri fosse stata la notte di Capodanno, sarebbe stato bellissimo. E, soprattutto, ce lo saremmo tolti dalle palle.

I'm Only Sleeping

In treno, tornando a Bologna, stavo spulciando divertito il supplemento del sabato de il manifesto, cioè Alias. Una lettura spesso piacevole, anche se a volte mi fa incazzare, e a volte non capisco quello che vogliono dire. Ma insomma. La prima pagina, la copertina del supplemento, è dominata da un titolo: “Il lavoro danbeggia gravemente la salute”. Interessato, leggo il lunghissimo articolo principale. Si parla di una rivista inglese, The Idler, dedicata all’ozio. Allo studio dell’ozio, ai discorsi su e intorno all’ozio. Detta così sembrerebbe un controsenso. E invece no, perché l’ozioso, detto in parole povere, vuole godersi la vita. Ma si parla anche di lavoro, di “workaholics”, cioè di dipendenti da lavoro, di banche del tempo… Insomma, una lettura molto interessante.
Sto cercando di trovare la rivista qua in Italia, ma non sarà facile. Vi consiglio, quindi, di recuperare Alias di ieri o, se no, di chiedere a me l’articolo. Vi faccio le fotocopie e ve le mando. Con calma, s’intende.

La suddetta rivista, inoltre, rivolge in ogni numero sempre le stesse domande a persone più o meno note. Le domande sono le seguenti, le risposte sono le mie, che faccio finta di essere una persona nota. Se vi va, rispondete anche voi nei commenti. Sempre meglio delle catene “dell’amicizia” che ci arrivano via mail, credo.

1. A che ora ti alzi?
Verso le undici, ma anche più tardi.
2. Salti fuori dal letto subito o rimani un po’?
Di solito salto fuori dal letto, ma dipende da quel che ho da fare.
3. Fumi e bevi? Se sì, quanto?
Fumo una decina di sigarette al giorno, almeno. Bevo quasi ogni giorno, ma non fino a strafarmi.
4. Quante ore lavori al giorno?
“Lavoro” è una parola grossa. Diciamo quattro?
5. Prendi le ferie?
“Ferie” presuppone “lavoro”.
6. Dove abiti?
Principalmente a Bologna, zona centro.
7. Dove lavori?
A casa, ma anche a Milano, Udine, Trieste, Treviso. Dipende.
8. Dove pensi?
In treno e nella mia stanzetta.
9. Quali sono i tuoi tre maggiori piaceri?
Amare, dormire, scrivere. Ma odio le liste
10. Ti piacciono i soldi?
Mi accorgo quanto mi piacciano quando non ne ho.
11. Il mondo è un posto migliore per gli ozii oggi o dieci anni fa?
Dieci anni fa ero un adolescente. Non saprei.
12. Sei felice?
Abbastanza.
13. Quante ore dormi, tra notte e giorno?
Almeno otto, ma anche di più.
14. Che stai leggendo?
Il condominio di Ballard, L’uomo ragno dato da Repubblica.
15. Se dovessi scegliere, sceglieresti i soldi o l’arte?
Uff.
16. A cosa stavi pensando?
A me povero. Cioè a me adesso.
17. Quali sono i tuoi eroi?
Eroi?
18. Un consiglio per i giovani?
Sono troppo giovane per dare i consigli ai giovani, anche se mi piace come ha risposto Arthur Smith a questa domanda: “Non procreate”.
19. Ti piace andare in giro svagandoti?
A voglia.
20. Che cos’è il Paradiso?
Essere felici e sereni, credo. Anche se forse è noioso. Ma che ne so…

Di |2003-12-28T17:28:00+01:0028 Dicembre 2003|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , , |5 Commenti

Il grande gioco da tavola di Natale

Il gioco di carte più indicato per le festività!

Per giocare al Grande gioco da Tavola di Natale vi serve principalmente il mazzo di carte di Natale, così composto:

  • le carte-auguri: sono le carte di più basso valore, servono principalmente a ritmare il gioco;
  • le carte-argomento: sono le carte per intrattenere gli altri giocatori. Ce ne sono di più comuni (la “carta-tempo”, quella “carovita”) e di più rare (“il problema della televisione pubblica in Italia”, “la globalizzazione e il mercato del pandoro”), ma attenti ad accoppiarle alla fase di gioco giusta, pena l’incomprensione reciproca, l’accusa di ubriacatura molesta o, la più tremenda, quella di essere un intellettuale di sinistra;
  • le carte-gusto: sono le carte che vi servono per apprezzare quello che state mangiando (esempi: la carta “non ne ho mai mangiato uno così buono” e la carta “mi devi assolutamente dare la ricetta”, molto adatta se il giocatore che la usa è di sesso femminile). Se siete i padroni di casa, avrete in dotazione alcune carte-gusto-modestia&ospitalità (esempi: la carta “c’è troppo sale”, gettonatissima; la carta “ne volete ancora” e quella “mica lo vorrete lasciare lì”, ottima per risolvere strategicamente situazioni stagnanti). Uno dei loro usi migliori è di accoppiarle strategicamente alle carte-cibo;
  • le carte-cibo: quando il tuo avversario è allo stremo, tira fuori la carta “panettone-farcito” o la temibile “spumantino”, potrai avere ottimi risultati!
  • le carte-regalo: ottime per sbarazzarsi di carte che avete in mano da tanto tempo, le carte-regalo possono essere giocate in maniera astuta se fate attenzione a come gli altri giocatori usano le loro carte-argomento; in questo modo potete assecondare e creare alleanze (per esempio giocando la carta “regalo-trendy” alla persona che ha giocato, per esempio, la carta-argomento “gossip”), ma anche distruggere l’altro giocatore (per esempio giocando la carta “libro-di-Vespa” contro un giocatore che si è rivelato essere un intellettuale di sinistra);
  • le carte-jolly, dette anche “bomba”: ce ne sono pochissime, e hanno effetti imprevedibili. Tra queste ricordiamo le due più gettonate: la “sono gay e questo non è il mio amico, ma il mio ragazzo” e la “sono incinta del collega di papà”. Hanno l’effetto di sicuro di bloccare il gioco degli altri giocatori e di farvi prendere tempo, ma hanno effetti collaterali imprevedibili. Possono farvi vincere, ma anche non farvi giocare mai più al grande gioco da tavola di Natale.

Giocatevele bene, le vostre carte. È Natale! Auguri, ma siete pronti a giocare? Via!

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