I’m Happy Just To Dance With You

Un altro appuntamento con Off Maps @ Modo Infoshop!

Dopo quel che era stato a ottobre, noi di Maps ci trasferiamo di nuovo nelle accoglienti stanze del Modo Infoshop, per un incontro con Luca Trambusti, autore di Consapevolezza, un bellissimo libro (edito da Arcana) sugli Area e Demetrio Stratos.
Ma domani non parleremo soltanto di questo: insieme a Michele Orvieti della Trovarobato e Oderso Rubini, storico produttore italiano, parleremo di cosa vuol dire creare un progetto discografico e capiremo come e quando si interseca con il contesto socioculturale in cui nasce.
Per saperne di più, andate qua: in ogni caso ci vediamo domani alle 2130 da Modo.
P.S. Se vi va, questo pomeriggio, sì, proprio oggi intorno alle 16 a Maps abbiamo ospiti Ninni Bruschetta e Francesco Pannofino: già, Duccio Patanè e Renè Ferretti di Boris. La terza stagione inizia il primo marzo e che, ce la vogliamo perdere una chiacchierata con loro?

From me to you

Se fosse vivo, in questo 2010 appena iniziato Gianni Rodari avrebbe compiuto 90 anni. Mi sembra strano non avere mai parlato di Rodari in questo blog, che pur spesso si occupa delle (ed è occupato dalle) mie parole: a lui, infatti, è strettamente legato al mio amore per i libri, la lettura e la scrittura, ma non solo. Grazie alle letture di Rodari sono, nel bene e nel male, quello che sono oggi. Come molti, anche io sono stato educato da Gianni Rodari, nonostante sia scomparso quando io non avevo neanche due anni. Ho molti dei suoi libri, che mi sono fatto leggere e rileggere, prima, e che poi ho consumato da solo.
Ma non si tratta solo dei libri. A metà degli anni ’70, infatti, Antonio Virgilio Savona iniziò a lavorare su Filastrocche in cielo e in terra, uno dei libri più famosi di Rodari, uscito nel 1960. Voleva musicarlo, e farne un disco per la sua etichetta “I Dischi dello Zodiaco” (che, per dire, pubblicava all’epoca i dischi degli Inti Illimani). Per questo si fece aiutare, reclutandola come cantante, da sua moglie, Lucia Mannucci. I due erano… metà del Quartetto Cetra, nientepopodimeno che.
Il disco è uscito nel 1976: qualche anno dopo io ne ho avuto la cassetta, che ho ascoltato centinaia di volte, perché le parole di Rodari sono quanto di più alto la nostra letteratura abbia mai espresso, e le musiche di Savona funzionano al punto tale che pare che le Filastrocche, in realtà, fossero testi di canzoni. Se avete dei bambini piccoli li farete felici, se siete stati piccoli e avete amato Rodari, non riuscirete a smettere di ridere e di piangere. Perché è bene iniziare l’anno con qualcosa di bello e puro come queste Filastrocche in cielo e in terra.
Per una volta, fidatevi e ascoltate. Sarà bello ritrovarsi a canticchiare, sparsi in luoghi e tempi diversi.
Buon anno a tutti, di cuore.

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Life Sax

Il sassofono, al di fuori del jazz e della musica nera in genere, per me è difficile come strumento. Non appena, in un pezzo rock, si sente il sax, mi scatta qualcosa di non piacevole, ecco. Rare le eccezioni: Clarence Clemons della E-Street Band e qualcosa, qua e là, nei dischi di Bowie. Per il resto, nella maggioranza dei casi, il pensiero ricorrente è “No, bel pezzo, peccato per il sax”.
La vera grande eccezione sono, ovviamente, i Morphine: un paio di mesi fa c’è stato il decennale della morte del loro strabiliante leader, Mark Sandman. Al sax c’è sempre stato Dana Colley, un genio. Dei Morphine, io, non mi stanco mai. Ma mai mai, eh. Non li conoscete? Conoscevateli.
Ma c’è un’altra band, scoperta da poco, che riesce a inserire (in un contesto che alcuni definirebbero “alt-jazz” – non è una combinazione di tasti – o “avant-jazz”*) il sassofono, anzi, che fa del sax lo strumento principale, in un contesto (alt e avant a parte) rock. Sono inglesi e si chiamano Acoustic Ladyland. Il loro ultimo disco è uscito poco tempo fa e si intitola Living with a Tiger e, beh, è bellissimo. Qui sotto un video tratto dal loro disco del 2005. Dedicato, ovviamente, a tutti i sassofonisti che mi hanno letto fin qua maledicendomi.
[youtube=http://youtu.be/1dqr1W-4-Wo]

DiscoEstate

Questo blog sta diventando un po’ troppo réclamesco, ma abbiate pazienza.
Insomma, dopo dieci mesi e oltre duecento puntate, domani si conclude la seconda stagione del programmino Maps. Come l’anno scorso, il regalo che vi facciamo è un disco, anzi due, no, tre, con il meglio delle session acustiche che ci sono state durante le puntate. Mica pizza e fichi, eh. C’è gente come Okkervil River, Jason Lytle, Calibro 35, Dente, Beatrice Antolini, Casador e… altri sessantasei. Già, perché Live@Maps Vol. 2, che potete scaricare aggratis qua, è fatto da tre “dischi” per un totale di 71 pezzi.
Bene. Nel prossimo post un’offerta imperdibile per una batteria di pentole. E vi regalo una mountain bike. 

Appunti sparsi dal Nordest

Venerdì pesce. Sono davvero cose da blog adolescenziale, ma vorrei ringraziare gli dei per il pesce che ho mangiato venerdì sera. Non ho mai mangiato un pesce così buono. Braci fatte dal padrone di casa in giardino, sarde che si mangiavano in un boccone solo, seppie e calamari che si tagliavano sussurrando vicino al piatto parole dolci, pesce spada da applauso. Poi è arrivata la pioggia, il tavolo è finito dal giardino sotto la tettoia e il tonno ce lo siamo mangiati crudo. Memorabile. Da appuntarsi che gli amici salvano, sempre.
Sabato Michael. Con la giornata di ieri arrivano le prime speculazioni sulla morte di Michael Jackson. Il padre ride, i fan piangono, i debiti sono là dietro l’angolo. Parlando sempre con i miei benedetti amici, ci rendiamo conto che, probabilmente, comunque sia andata, anche la morte di Jacko non è stata una cosa decisa da lui. E, senza santificarlo perché musicalmente era ormai orrendo da quasi vent’anni, di colpo Michael Jackson mi fa pena. La cassetta di Dangerous occhieggia tra le altre, ma faccio finta di nulla. Nell’iPod ho Off the Wall. Da appuntarsi che, in fondo, lavorare con Paul McCartney non salva necessariamemente.

Domenica Trip(pa). Tra un’ora prendo un treno e me ne torno a Bologna. Quante volte avrò fatto le quattro ore e passa di strada ferrata (oh yeah) dal 1996 a oggi? Pensateci voi a contarle. Ma la cosa che mi fa strano è che in queste centinaia di viaggi praticamente non ho conosciuto nessuno. Come mai? Perché? Perché una volta che scarti quelle e quelli che leggono “Il Giornale”, “Libero”, “Chi”, “Di Più”, e altro ciarpame, ti rimane poco? Perché abbiamo tutti le cuffiette nelle orecchie che ci proteggono? Ho un aspetto inquietante se posizionato sulle raffinate tessiture dei sedili effeesse? Da appuntarsi che forse per la prima mezz’ora si possono guardare insistentemente i propri vicini-di-sedile, per poi riaccomodarsi su se stessi.
Lunedì gatto. Domani sera, alle 2130 presso Modo Infoshop, presento l’ultimo libro di Giacomo Nanni, Cronachette 2. Sarà presente l’autore, come si dice in questi casi (e Giacomo sarà da me a Maps nel pomeriggio). Curioso presentare questo libro. Avevo presentato il primo volume a Firenze come redattore della casa editrice. Questo secondo mi vede ancora nel colophon, anche se ho lasciato da qualche mese fumettolandia. Uhm. Sarà strano. Chi mi conosce, lo sa (cit.) Da appuntarsi che andarsene da un posto non vuol dire necessariamente esserne esiliato: soprattutto quando sei tu che decidi.

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