Francesco Locane

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Cattività

Ultimamente mi rendo sempre più conto di quanto le persone, a volte anche quelle vicine, siano diventate scorbutiche, scortesi, ringhianti, non riconoscenti.

Persone a cui chiedi al telefono, di persona o in chat “Come va?” e hai una mezza risposta che non comprende quasi mai un “E tu?”. Persone che si sembrano vantarsi di essere cattive, di rimproverare in maniera aspra la gente, di essere dure.

Be’, andate dolcemente a quel paese. Perché non credo che sia questo tipo di atteggiamento a migliorare le cose. Si può avere un riscontro immediato, una reazione di timore (reverenziale?), un problema che momentaneamente viene spazzato via da un tono di voce scortese o aggressivo.

Ma ciò che si immette nella giornata propria e degli altri non è qualcosa di positivo.

Ora, non prendetemi per buonista, né per buddista, sarebbe un errore: tuttavia affermo fieramente di credere nella cortesia, nell’attenzione verso gli altri e quindi, in buona sostanza, nel fare un passo indietro, nel togliersi dai riflettori per osservare, umilmente e al buio, tutto il resto.

Probabilmente questo mio modo di fare non mi renderà mai ricco, potente o importante, ma statene certi: morirò felice e libero.

Libero, sì, perché credo che parte di questi atteggiamenti siano imputabili a un malessere, a una costrizione, che sia sociale, psicologica, personale o lavorativa. La bontà è la virtù dei forti, perché per dare bisogna avere. Chi non ha, ruggisce, e il rumore provocato dalla sua stessa voce gli impedisce di ascoltare gli altri.

Sono forse allegorico (ma non barocco), vecchio (ma non vintage), ingenuo (ma non naif)? Pazienza.

D’altro canto, credere nella bontà, nella riconoscenza e nel prossimo nel 2011 fa di me istantaneamente un illuso o addirittura un emarginato, o quasi, sebbene io non cerchi per nulla di raggiungere questo stato.

Mi ci trovo, talvolta, e quando tutto si fa troppo duro, ricerco nella memoria (recente o remota) i sorrisi, gli attestati di stima e d’amore che ho ricevuto. Forse non sono migliaia, ma sono certo che non siano stati estorti con urla reali o metaforiche: sono stati spontanei.

E, proprio per questo, valgono moltissimo.

Di |2024-06-02T17:30:40+02:0023 Maggio 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su Cattività

Nuovi metodi per dimenticare l’Alice di Tim Burton

Scoprire per puro caso un film per la televisione del 1966, diretto da Jonathan Miller, con Peter Sellers e Alan Bennett.

Una puntata di “The Wednesday Plays”, serie che andava in onda sulla BBC ogni mercoledì, nella seconda metà degli anni ’60. Questa versione di Alice è realmente impregnata di quell’epoca: musica indiana (composta da Ravi Shankar, mica uno a caso), richiami al cinema europeo d’autore e uno stralunato umorismo che diventa l’ennesimo semino dal quale è nata la pianta dei Monty Python.

Scusate la metafora.

Insomma, se lo volete vedere per intero è qua.

Di |2024-06-02T17:32:51+02:0020 Maggio 2011|Categorie: Act Naturally|Tag: , , , , , , , , , , , |Commenti disabilitati su Nuovi metodi per dimenticare l’Alice di Tim Burton

Purp Fiction

Leggo dal Corriere che in provincia di Caserta, a Bonea, è stato eletto sindaco un ragazzo di 19 anni, che va ancora a scuola. Salvatore Paradiso è figlio di Gennaro, il sindaco uscente che non ha potuto ripresentarsi dopo essere stato eletto per tre mandati. Il tutto sotto la lista civica “Continuità e progresso”.

Presupponendo che, da quello che leggo, la giunta Paradiso non ha fatto cose brutte e che non so da che parte politica tenda, non ho potuto evitare che mi venisse in mente il “pruppo” (o “purpo”, cioè “polpo”), figlio di Cetto La Qualunque. E poi, che genialata il nome della lista: cerchiobottista, un po’ di qua e un po’ di là, avanti e indrè, italico al 100%.

Siamo un Paese da film, governato con più grottesca immaginazione, però, di quante ve ne sia in molte sceneggiature che in Italia vengono scritte.

Cose di cui non sentiamo la mancanza

Io, che penso di essere immune da processi di rimozione, ho continue prove che ciò non è vero. Non stiamo parlando di grossi traumi, ma di rotture di palle perpetuate per mesi, sia chiaro. Cose noiose e invadenti di cui mi ero completamente dimenticato. Come Clippy, una delle creazioni più inutili e noiose nella storia del software: e pensate che era stata creata per aiutare l’utente.

Sì, Clippy era un “assistente di Office”, l'”aiutante” dell’utente di Microsoft Word 97: nella sua forma di base era una fastidiosa graffetta animata, da cui il nome. Già, perché l’utente poteva essere “aiutato” anche da un cane, un robot o un delfino. Ma la bruttezza della graffetta animata, che ricorda per certe linee la mascotte orrenda di Italia ’90, era oltre ogni pensiero.

Come funzionava? Molto semplice: tu aprivi una bella pagina di Word, stendevi le dita, iniziavi a digitare qualcosa, perso nei tuoi pensieri di lavoro, creativi, amorosi, tutti e tre nel caso si dovesse stilare una richiesta che giustificasse un viaggio aziendale per stare in pace con la segretaria, e si sentiva un “tap tap”, come di nocca soffice su porta. Era Clippy, che bussava allo schermo e iniziava a importi il suo aiuto, qualsiasi cosa tu stessi facendo. Se scrivevi “cara”, ad esempio, ecco che Clippy intuiva che si trattava di una lettera e iniziava a darti consigli al riguardo.

Questa era la sua modalità d’aiuto: talmente efficace che iniziarono a lamentarsene anche i dipendenti Microsoft. L’azienda di Redmond tenne in vita Clippy fino ai primi del 2000. Poi la eliminò definitivamente da programmi e aggiornamenti, ma non del tutto: come nei film horror, quando nel finale si scopre che il mostro è ancora vivo, il serial killer non è morto, e la spora assassina sta cominciando a riprodursi, Microsoft ha reso disponibili agli utenti queste tremende creature. Se volete, qua potete scaricarle tutte. Clippy 2 – Il Ritorno è a un passo.

La prima volta di “Smells Like Teen Spirit”

Devo avere sentito la canzone cardine degli anni ’90, per la prima volta, intorno alla fine del 1992: i dischi arrivavano lentamente in provincia, come tartarughe spiaggiate. Ma, oltre ai Nirvana e al loro entourage, altri esseri umani la sentirono per la prima volta nell’aprile del 1991, il 17 per la precisione, in un concerto all’OK Theatre di Seattle, mesi prima dell’uscita di Nevermind.

Se i miei ricordi rispetto al primo incontro con “Smells Like Teen Spirit” sono confusi, non penso possano esserli quelli degli spettatori che si vedono nel video qua sotto.

Sì, lo so che era meglio scrivere questo post il 17 di aprile, ma fate che sia lo stesso, eh.

Di |2024-06-02T17:49:24+02:0017 Maggio 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su La prima volta di “Smells Like Teen Spirit”

Indirizzi

Ieri ho chiamato per l’ennesima volta la compagnia di consegne dalla quale dovevo ricevere un pacco: nonostante avessi chiamato il numero sull’avviso per la mancata consegna cambiando l’indirizzo di recapito da casa a lavoro, il pacco non arrivava mai.
La signorina del corriere mi ha quindi chiesto per l’ennesima volta l’indirizzo della radio.

“Via Berretta Rossa 61/5, 40133 Bologna”, ho detto.
“Via Brigate Rosse?” ha chiesto la signorina.
Sono rimasto in silenzio. Lei anche: la mia interlocutrice giudicava quindi la domanda valida, e aspettava una risposta.

Berretta Rossa” ho detto.
“Ah”, ha fatto lei ticchettando l’indirizzo al computer.
“Non mi sembra proprio il caso di intitolare una strada alle Brigate Rosse”, ho aggiunto.
Silenzio.
“Mm, sì”, ha detto lei.

Il pacco è arrivato ieri pomeriggio.

Ha i baffi?

Da quando mi sono trasferito in questo appartamento, ho pensato che avrei avuto bisogno subito di alcune cose direttamente da casa dei miei, per sentirmi davvero a posto. Sono arrivato qua nel giugno 2006. Ad agosto è arrivato il mio pianoforte. Ma subito dopo è stata la volta di Indovina chi?.

Non riesco ancora a capire cosa mi affascini del gioco-in-scatola che posseggo in un’orgogliosa edizione anni ’80, in cui le facce dei personaggi non hanno ombre. Dal punto di vista grafico, dico, perché – moralmente parlando – tutti i personaggi potrebbero avere qualcosa da nascondere.

Per questo non posso fare a meno di segnalare “La vera storia dei personaggi di Indovina chi?, una chicca, la reificazione di un gioco che anche io ho fatto tante volte, ipnotizzato dal suono secco delle tessere che cadevano quando, finalmente, si azzeccava la domanda giusta.

Grazie a E. per la dritta.

Di |2024-06-02T17:59:32+02:0011 Maggio 2011|Categorie: I Am The Walrus, I Me Mine|Tag: , , |Commenti disabilitati su Ha i baffi?
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