Francesco Locane

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Purp Fiction

Leggo dal Corriere che in provincia di Caserta, a Bonea, è stato eletto sindaco un ragazzo di 19 anni, che va ancora a scuola. Salvatore Paradiso è figlio di Gennaro, il sindaco uscente che non ha potuto ripresentarsi dopo essere stato eletto per tre mandati. Il tutto sotto la lista civica “Continuità e progresso”.

Presupponendo che, da quello che leggo, la giunta Paradiso non ha fatto cose brutte e che non so da che parte politica tenda, non ho potuto evitare che mi venisse in mente il “pruppo” (o “purpo”, cioè “polpo”), figlio di Cetto La Qualunque. E poi, che genialata il nome della lista: cerchiobottista, un po’ di qua e un po’ di là, avanti e indrè, italico al 100%.

Siamo un Paese da film, governato con più grottesca immaginazione, però, di quante ve ne sia in molte sceneggiature che in Italia vengono scritte.

Cose di cui non sentiamo la mancanza

Io, che penso di essere immune da processi di rimozione, ho continue prove che ciò non è vero. Non stiamo parlando di grossi traumi, ma di rotture di palle perpetuate per mesi, sia chiaro. Cose noiose e invadenti di cui mi ero completamente dimenticato. Come Clippy, una delle creazioni più inutili e noiose nella storia del software: e pensate che era stata creata per aiutare l’utente.

Sì, Clippy era un “assistente di Office”, l'”aiutante” dell’utente di Microsoft Word 97: nella sua forma di base era una fastidiosa graffetta animata, da cui il nome. Già, perché l’utente poteva essere “aiutato” anche da un cane, un robot o un delfino. Ma la bruttezza della graffetta animata, che ricorda per certe linee la mascotte orrenda di Italia ’90, era oltre ogni pensiero.

Come funzionava? Molto semplice: tu aprivi una bella pagina di Word, stendevi le dita, iniziavi a digitare qualcosa, perso nei tuoi pensieri di lavoro, creativi, amorosi, tutti e tre nel caso si dovesse stilare una richiesta che giustificasse un viaggio aziendale per stare in pace con la segretaria, e si sentiva un “tap tap”, come di nocca soffice su porta. Era Clippy, che bussava allo schermo e iniziava a importi il suo aiuto, qualsiasi cosa tu stessi facendo. Se scrivevi “cara”, ad esempio, ecco che Clippy intuiva che si trattava di una lettera e iniziava a darti consigli al riguardo.

Questa era la sua modalità d’aiuto: talmente efficace che iniziarono a lamentarsene anche i dipendenti Microsoft. L’azienda di Redmond tenne in vita Clippy fino ai primi del 2000. Poi la eliminò definitivamente da programmi e aggiornamenti, ma non del tutto: come nei film horror, quando nel finale si scopre che il mostro è ancora vivo, il serial killer non è morto, e la spora assassina sta cominciando a riprodursi, Microsoft ha reso disponibili agli utenti queste tremende creature. Se volete, qua potete scaricarle tutte. Clippy 2 – Il Ritorno è a un passo.

La prima volta di “Smells Like Teen Spirit”

Devo avere sentito la canzone cardine degli anni ’90, per la prima volta, intorno alla fine del 1992: i dischi arrivavano lentamente in provincia, come tartarughe spiaggiate. Ma, oltre ai Nirvana e al loro entourage, altri esseri umani la sentirono per la prima volta nell’aprile del 1991, il 17 per la precisione, in un concerto all’OK Theatre di Seattle, mesi prima dell’uscita di Nevermind.

Se i miei ricordi rispetto al primo incontro con “Smells Like Teen Spirit” sono confusi, non penso possano esserli quelli degli spettatori che si vedono nel video qua sotto.

Sì, lo so che era meglio scrivere questo post il 17 di aprile, ma fate che sia lo stesso, eh.

Di |2024-06-02T17:49:24+02:0017 Maggio 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su La prima volta di “Smells Like Teen Spirit”

Indirizzi

Ieri ho chiamato per l’ennesima volta la compagnia di consegne dalla quale dovevo ricevere un pacco: nonostante avessi chiamato il numero sull’avviso per la mancata consegna cambiando l’indirizzo di recapito da casa a lavoro, il pacco non arrivava mai.
La signorina del corriere mi ha quindi chiesto per l’ennesima volta l’indirizzo della radio.

“Via Berretta Rossa 61/5, 40133 Bologna”, ho detto.
“Via Brigate Rosse?” ha chiesto la signorina.
Sono rimasto in silenzio. Lei anche: la mia interlocutrice giudicava quindi la domanda valida, e aspettava una risposta.

Berretta Rossa” ho detto.
“Ah”, ha fatto lei ticchettando l’indirizzo al computer.
“Non mi sembra proprio il caso di intitolare una strada alle Brigate Rosse”, ho aggiunto.
Silenzio.
“Mm, sì”, ha detto lei.

Il pacco è arrivato ieri pomeriggio.

Ha i baffi?

Da quando mi sono trasferito in questo appartamento, ho pensato che avrei avuto bisogno subito di alcune cose direttamente da casa dei miei, per sentirmi davvero a posto. Sono arrivato qua nel giugno 2006. Ad agosto è arrivato il mio pianoforte. Ma subito dopo è stata la volta di Indovina chi?.

Non riesco ancora a capire cosa mi affascini del gioco-in-scatola che posseggo in un’orgogliosa edizione anni ’80, in cui le facce dei personaggi non hanno ombre. Dal punto di vista grafico, dico, perché – moralmente parlando – tutti i personaggi potrebbero avere qualcosa da nascondere.

Per questo non posso fare a meno di segnalare “La vera storia dei personaggi di Indovina chi?, una chicca, la reificazione di un gioco che anche io ho fatto tante volte, ipnotizzato dal suono secco delle tessere che cadevano quando, finalmente, si azzeccava la domanda giusta.

Grazie a E. per la dritta.

Di |2024-06-02T17:59:32+02:0011 Maggio 2011|Categorie: I Am The Walrus, I Me Mine|Tag: , , |Commenti disabilitati su Ha i baffi?

Una fine qualunque, per tutti

Quel libro dalla copertina nera era nella mia libreria da quattro anni: stava lì, mi fissava col suo dorso nero e le scritte bianche: Philip Roth. Everyman. Ho un rapporto strano con Roth: ho tre suoi libri, ma non ne ho comprato nessuno. Mi sono stati regalati o semplicemente dati. Non lo cerco, Roth. Arriva.

Questo libro, finito di leggere un mese prima del compimento del mio trentatreesimo anno di età, è scritto benissimo, ma sembra quasi uno sfogo: dà l’impressione che la storia di questo uomo del New Jersey, che ha le stesse origini e la stessa età dell’autore, e che inizia e finisce con la morte del protagonista, sia stata scritta di getto. C

on ogni probabilità non è così, ma la sensazione che si ha è che Roth abbia voluto liberarsi del peso della morte, per concludere che questo non accade mai perché (per riprendere il pensiero di Epicuro) si vive con questo peso per lasciarlo solo quando si smette di respirare.
Ora capite la copertina nera.

Come il morality play omonimo, anche in questo caso il protagonista è costretto a dei bilanci, nel momento in cui (come è accaduto all’autore) è sottoposto a una serie continue di ricoveri e interventi chirurgici, dopo una vita passata più o meno in salute, almeno fino alla mezza età. Ripensa quindi alle sue tre mogli, ai suoi figli, alle sue passioni, al suo lavoro. Ciò che gli rimane, a differenza dei compagni dell’Everyman tardomedievale, sono rimpianti e senso di vuoto, che lo accompagnano fino a una fine banale, descritta quasi come ingloriosa e, ovviamente, repentina.

Nelle scene ambientate ai funerali, sino allo splendido dialogo con il becchino, alla fine del romanzo, Roth racconta la morte come qualcosa di violento e crudele, da un lato, ma naturale e “terreno” dall’altro. Per qualcuno, come la allieva del corso di pittura, è una liberazione. Per altri, come il becchino, è un lavoro.

Banalizzo, o meglio, riassumo: d’altro canto è un libro di un centinaio abbondante di pagine e, per quanto vi sia una storia, la profondità del romanzo è nello stile di Roth e nel raccontare una storia universale, tremendamente alla portata del vissuto di tutti, innalzandola ad esemplare.

Sarebbe stato troppo facile raccontare la vita e la morte di un uomo glorioso: la cosa agghiacciante è che Everyman parla davvero di uno qualsiasi di noi: per quanto vogliamo rifuggire la normalità di questa persona, essa è nostra e inevitabile. Esattamente come la morte.

La imbarazza ciò che è diventata, pensò lui, è imbarazzata, umiliata, mortificata, a tal punto da ritenersi irriconoscibile. Ma chi di loro non lo era? Erano tutti imbarazzati da ciò che erano diventati. Non era così anche per lui? Dai cambiamenti fisici. Dall’affievolimento della sua virilità. Dagli errori che lo avevano contorto e dai colpi – sia quelli autoinferti sia quelli venuti dall’esterno – che lo deformavano. (…) Non esisteva più nulla tranne il dolore.
Philip Roth – Everyman – Einaudi, Torino, 2007, pag. 64, trad. di Vincenzo Mantovani.

Di |2024-06-02T18:03:36+02:0010 Maggio 2011|Categorie: Paperback Writer|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Una fine qualunque, per tutti

Electroche?

Nella foto: il Roland TB-303, ciò da cui tutto (o quasi) ebbe inizio.

Frequento in vari modi la musica da quando ero piccolo, ma non posso di certo dire di saperne di musica. Conosco bene alcune cose, moltissime in maniera approssimativa e altrettante mi sono quasi del tutto ignote.

Per questo mi sono divertito molto (e ho imparato un sacco) da questo link che mi ha passato S.: si tratta di una “guida alla musica elettronica” dalle origini ad oggi. Ci sono canzoni da sentire, mappe da navigare, collegamenti interessanti e, se avete voglia di mettervi a leggere, un “tutorial” (che in realtà è un’introduzione all’argomento) a tratti spassoso.

Di |2024-06-02T18:07:49+02:009 Maggio 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , |Commenti disabilitati su Electroche?

Il futuro del libro

Quale sarà il futuro del libro, tra costi crescenti per l’editoria, formati elettronici e e-publishing? È su questi temi che ruota una due giorni organizzata dal Laboratorio Crash qui a Bologna che inizia domani.

Le giornate sono state create anche con la collaborazione della radio per cui lavoro, e avrò il piacere di moderare gli incontri di domenica pomeriggio insieme a Paola Papetti.

Secondo me sarà interessante: partecipatecivisi.

Di |2024-06-02T18:09:30+02:006 Maggio 2011|Categorie: Eight Days A Week, Paperback Writer|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Il futuro del libro
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