Francesco Locane

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Una fine qualunque, per tutti

Quel libro dalla copertina nera era nella mia libreria da quattro anni: stava lì, mi fissava col suo dorso nero e le scritte bianche: Philip Roth. Everyman. Ho un rapporto strano con Roth: ho tre suoi libri, ma non ne ho comprato nessuno. Mi sono stati regalati o semplicemente dati. Non lo cerco, Roth. Arriva.

Questo libro, finito di leggere un mese prima del compimento del mio trentatreesimo anno di età, è scritto benissimo, ma sembra quasi uno sfogo: dà l’impressione che la storia di questo uomo del New Jersey, che ha le stesse origini e la stessa età dell’autore, e che inizia e finisce con la morte del protagonista, sia stata scritta di getto. C

on ogni probabilità non è così, ma la sensazione che si ha è che Roth abbia voluto liberarsi del peso della morte, per concludere che questo non accade mai perché (per riprendere il pensiero di Epicuro) si vive con questo peso per lasciarlo solo quando si smette di respirare.
Ora capite la copertina nera.

Come il morality play omonimo, anche in questo caso il protagonista è costretto a dei bilanci, nel momento in cui (come è accaduto all’autore) è sottoposto a una serie continue di ricoveri e interventi chirurgici, dopo una vita passata più o meno in salute, almeno fino alla mezza età. Ripensa quindi alle sue tre mogli, ai suoi figli, alle sue passioni, al suo lavoro. Ciò che gli rimane, a differenza dei compagni dell’Everyman tardomedievale, sono rimpianti e senso di vuoto, che lo accompagnano fino a una fine banale, descritta quasi come ingloriosa e, ovviamente, repentina.

Nelle scene ambientate ai funerali, sino allo splendido dialogo con il becchino, alla fine del romanzo, Roth racconta la morte come qualcosa di violento e crudele, da un lato, ma naturale e “terreno” dall’altro. Per qualcuno, come la allieva del corso di pittura, è una liberazione. Per altri, come il becchino, è un lavoro.

Banalizzo, o meglio, riassumo: d’altro canto è un libro di un centinaio abbondante di pagine e, per quanto vi sia una storia, la profondità del romanzo è nello stile di Roth e nel raccontare una storia universale, tremendamente alla portata del vissuto di tutti, innalzandola ad esemplare.

Sarebbe stato troppo facile raccontare la vita e la morte di un uomo glorioso: la cosa agghiacciante è che Everyman parla davvero di uno qualsiasi di noi: per quanto vogliamo rifuggire la normalità di questa persona, essa è nostra e inevitabile. Esattamente come la morte.

La imbarazza ciò che è diventata, pensò lui, è imbarazzata, umiliata, mortificata, a tal punto da ritenersi irriconoscibile. Ma chi di loro non lo era? Erano tutti imbarazzati da ciò che erano diventati. Non era così anche per lui? Dai cambiamenti fisici. Dall’affievolimento della sua virilità. Dagli errori che lo avevano contorto e dai colpi – sia quelli autoinferti sia quelli venuti dall’esterno – che lo deformavano. (…) Non esisteva più nulla tranne il dolore.
Philip Roth – Everyman – Einaudi, Torino, 2007, pag. 64, trad. di Vincenzo Mantovani.

Di |2024-06-02T18:03:36+02:0010 Maggio 2011|Categorie: Paperback Writer|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Una fine qualunque, per tutti

Electroche?

Nella foto: il Roland TB-303, ciò da cui tutto (o quasi) ebbe inizio.

Frequento in vari modi la musica da quando ero piccolo, ma non posso di certo dire di saperne di musica. Conosco bene alcune cose, moltissime in maniera approssimativa e altrettante mi sono quasi del tutto ignote.

Per questo mi sono divertito molto (e ho imparato un sacco) da questo link che mi ha passato S.: si tratta di una “guida alla musica elettronica” dalle origini ad oggi. Ci sono canzoni da sentire, mappe da navigare, collegamenti interessanti e, se avete voglia di mettervi a leggere, un “tutorial” (che in realtà è un’introduzione all’argomento) a tratti spassoso.

Di |2024-06-02T18:07:49+02:009 Maggio 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , |Commenti disabilitati su Electroche?

Il futuro del libro

Quale sarà il futuro del libro, tra costi crescenti per l’editoria, formati elettronici e e-publishing? È su questi temi che ruota una due giorni organizzata dal Laboratorio Crash qui a Bologna che inizia domani.

Le giornate sono state create anche con la collaborazione della radio per cui lavoro, e avrò il piacere di moderare gli incontri di domenica pomeriggio insieme a Paola Papetti.

Secondo me sarà interessante: partecipatecivisi.

Di |2024-06-02T18:09:30+02:006 Maggio 2011|Categorie: Eight Days A Week, Paperback Writer|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Il futuro del libro

Vita e viti

Un uomo deve svitare trentadue viti per aprire un pannello. Dice: “Non ha senso pensare a quante ne ho tolte o quante me ne rimangono da svitare. Quello che conta è la vite su cui lavoro ora.”

L’uomo, immortalato in Hubble, è a cinquecento chilometri dalla Terra, agganciato con dei cavi a una nave spaziale e lavora con una tuta che gli permetta di sopravvivere senza ossigeno a meno duecento gradi di temperatura per riparare una delle più grandi invenzioni dell’uomo, il famoso telescopio orbitante.

Da quando ho visto quella scena, penso alle viti che mi spettano, ma non giungo a una conclusione.

Di |2024-06-02T18:11:32+02:005 Maggio 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Vita e viti

Quarto viaggio di Maps negli USA

Se il post di ieri si chiudeva con “Signora mia, sono soddisfazioni”, questo si dovrebbe aprire allo stesso modo.

Dopo la comparsa di Maps su Pitchfork nel dicembre 2007, marzo 2008 e marzo di quest’anno, ecco che qualche giorno fa la session registrata nei nostri studi a novembre con i Male Bonding è finita qua.

Ma la cosa che davvero mi e ci inorgoglisce è la definizione che l’articolo dà della radio nella quale lavoro da dieci anni: “one of the largest independent radio stations in Italy”.

Arrossisco.

Nella rete di Facebook

È così che la redazione della rivista Il Mulino ha intitolato una mia breve riflessione sul social network per eccellenza, “estratta” dalla serie di post pubblicata qui alla fine di marzo. E presto un articolo più ampio sulla versione cartacea del prestigioso periodico.

Signora mia, sono soddisfazioni.

Tutto fatto a mano


Dopo cinque anni è una certezza: parlo dell’Handmade Festival, creato con amore e gioia da bei guaglioni per onorare, con concerti, cibi e divertimento, la Festa del Primo Maggio. Andateci: c’è il meglio della musica che si può ascoltare in giro. Gratis.

Qua le informazioni su MySpace, qua su Facebook.

Di |2024-06-02T18:22:18+02:0030 Aprile 2011|Categorie: Eight Days A Week, I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , |Commenti disabilitati su Tutto fatto a mano

Attraverso passaggi da Malazeni

Continua il “tour” (uh!) di “L’ultimo battito”, il racconto scritto per una serata a Modena di un po’ di tempo fa, musicato da Egle Sommacal e, infine, inserito in Attraverso passaggi, un annuario di Malicuvata.

Questa sera intorno alle 18 lo presentiamo, insieme agli altri racconti del volume, da Malazeni, in via Mascarella 84/d, qui a Bologna.

Come al solito, se vi va, passate. Se no, trovate tutto il meritevole volume in download gratuito sul sito di Malicuvata.

Però ci divertiamo di più se passate e scaricate il libro.

Di |2024-06-24T15:53:36+02:0029 Aprile 2011|Categorie: Eight Days A Week, Paperback Writer|Tag: , , , , , , |Commenti disabilitati su Attraverso passaggi da Malazeni

Rivivere scene di film

Una piccola vineria, all’ora dell’aperitivo. Al tavolo dietro il nostro, quattro adolescenti che chiacchierano a ruota libera: parlano di presunte stranezza nel comportamento, legate alla provenienza geografica. La parola rimbalza tra loro, quando uno esclama: “Però i veneti sono davvero assurdi.” Nessuno ribatte, lui continua: “I veronesi, poi, non ne parliamo”.

Silenzio.

“Mia mamma è di Verona”, dice uno dei quattro. Ha la faccia innocente di uno pronto allo strapazzo. Una faccia un po’ alla Trintignant.

Di |2024-06-24T15:56:10+02:0028 Aprile 2011|Categorie: Act Naturally, I Me Mine, I've Just Seen A Face|Tag: , , , , , , , , |Commenti disabilitati su Rivivere scene di film
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