Francesco Locane

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B/N

Qualche giorno fa il tema del giorno a Maps era l’indicare i segni del declino in atto. Be’, ieri sono andato al cinema a vedere un film uscito da pochissimo, che ha avuto successo alla Festa di Roma. Fuori dal cinema un cartello avvisava che il film era in bianco e nero, come per dire “E non dite che non vi abbiamo avvisati”. Ecco, io credo che se un cinema riceve lamentele perché proietta un film in bianco e nero, tanto da essere costretto a specificare il tipo di fotografia dello stesso fuori dalla sala, è uno dei tanti segni di quanto siamo ancora lontanissimi da una forma qualsiasi di civiltà in questo Paese.

Di |2011-01-17T08:00:00+01:0017 Gennaio 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , |Commenti disabilitati su B/N

Pura Accademia

Alla mail del blog mi è arrivata una lettera che dice:

Cari Colleghi e Bloggers,
sperando di fare cosa gradita, invio in calce le informazioni relative al Corso on-line “Come trovare o cambiare lavoro”, attivato dall’Accademia del Tempovissuto. Se avete bisogno di altre informazioni o per proporre collaborazioni, non esitate a contattarci.
Con viva preghiera di diffusione.
Un cordiale saluto
Ufficio Stampa Accademia del Tempovissuto


La cosa mi affascina da subito. In allegato alla mail ci sono le immagini che pubblicate qua e il programma del corso citato, che scopro è a cura del professor Giacomo Papasidero. Oltre ai punti didattici fondamentali, che sono quelli dell’immagine, c’è una bibliografia di cinque volumi tutti sulla linea del “Conosci te stesso” e “Sii più figo in dieci minuti”. Oh, il self-help magari funziona.
La valutazione del corso è “la riuscita o meno degli allievi nella ricerca di un lavoro: ottenere più colloqui sarà un parametro utile per monitore l’intero processo, fermo restando che l’ambizione finale del corso è di consentire agli allievi di trovare un’occupazione.” Oh, magari Lapalisse è un genio incompreso.
Il costo del corso è 200 euro esente IVA. Oh, hanno sicuramente bisogno di soldi.
Sempre più curioso vado al sito dell’Accademia del Tempovissuto. Le sezioni sono quelle di un sito accademico vero e proprio. Dalla home page. Eh già, perché entrando nelle singole pagine si ha un’idea più precisa di cosa sia l’Accademia: anzi, partendo proprio dalla pagina dell’Accademia si scopre che questo ente on-line ha come scopo un fine culturale Alto (la maiuscola è loro) che consiste nella trasmissione di sapere.
Ah, ecco.
Il metodo, invece è… una serie di lezioni, con dispense, appunti, aree riservate agli studenti. Sì, ma che corsi posso frequentare?
Uno: “Come trovare o cambiare lavoro”, tenuto dal docente già citato. Ma i docenti quanti sono?
Due: Giacomo Papasidero. E Marco Papasidero. Curioso caso di omonimia.
Alla sezione Bandi e concorsi si vede che le selezioni per i nuovi docenti sono terminate. Selezione dura: non hanno preso nessuno, come si evince dalla pagina dei docenti.
Alla sezione Contatti ci sono mail, nome Skype, cellulare e l’organigramma. Se vi dico che il responsabile è Giacomo Papasidero scommetto che indovinerete il nome del Responsabile didattico e amministratore.
Torno alla mail. In fondo a tutto, oltre a un link per iscriversi, c’è anche un collegamento indicato come “Non sei ancora convinto?”. Ci ho cliccato sopra, sperando di andare a un sito neoevangelico o alla pagina iniziale di Google. E invece no, c’è un modulo da compilare.
In conclusione: forse non troverete lavoro, ma ora sapete che fare dei dati del vostro peggior nemico.

It's easy if you try…

Probabilmente la notizia che Brad Pitt si stia impegnando per interpretare John Lennon in un film biografico concentrato sugli ultimi anni di vita del nostro è una palla. Qua, più che altro, lo si spera ardentemente. Ciononostante, questa voce mi ha fatto immaginare come potesse essere nata la malsana idea nella mente di Pitt e del suo entourage. Potrebbe essere successa una cosa così.

Casa Pitt-Jolie, interno giorno. Brad fa esercizi di concentrazione, fissando il muro con aria spenta, Angelina è al computer, naviga su internet. Ogni tanto dei bambini scorrazzano attraverso la stanza, inseguiti da tate sempre diverse. Dalla radio proviene “Imagine”.

BRAD. Ma che è? Oggi solo canzoni dei Beatles alla radio?
ANGELINA. Non è una canzone dei Beatles, è di John Lennon, amore.
B. Vabbè, solo canzoni dei Lennon alla radio?
A. È per ricordare la sua scomparsa. E’ morto l’otto dicembre.
B (agitato). Cosa? Mi vuoi dire che John Lennon è morto?
A. Trent’anni fa, tesoro.
B. E io dov’ero?
A. A fare marchette a West Hollywood, va’ a sapere…
B. E Yoko Ono è viva?
A. Sì, lei è viva. Per tua informazione sono vivi anche Ringo Starr e Paul McCartney. Anche se su quest’ultimo… George Harrison, invece…
B. Chi?
A. Lascia perdere…
Un bambino corre brandendo una mazza da baseball; una ragazza di una ventina di anni lo tallona. Brad tenta di redarguirlo.
B. Ehi, ehi! Tu, come ti chiami, ehi!
A. Brad, è sangue del tuo sangue!
B. La ragazza? Ma dai? Oh-oh.
A. No, quello piccolo con la mazza da baseball in mano. Cioè, l’hai adottato.
B. L’ho adottato per conto mio o da te?
A. Poi controllo i documenti. Comunque è figlio nostro. O almeno credo.
B. Lennon ha dei figli? Chissà quanto gli manca il loro papà.
A. Aspetta un attimo… (Controlla su internet) Sì, due. Sono musicisti anche loro!
B. Anche i nostri figli faranno gli attori, allora.
A. Se prendono da me, sì. Sono figlia d’arte. A proposito, è un po’ che non sento papà.
B. Billy Bob?
A. Spiritoso.
B. Senti, ma com’è morto John Lennon?
A. Mi sa di overdose. No, no, quello era Jimi, o Jim, o Janis, o Knox.
B. Ma Knox non è uno dei due gemelli?
A. Hai ragione.
B. Oddio, Knox è morto di overdose? Ma quello non era Phoenix?
A. Lascia perdere, gli hanno sparato. Vicino a Central Park.
Due bambini irrompono nella sala, smontando un cellulare e sparpagliandone i pezzi in giro.
B. Bambini, giocate pure, ma… (si porta gli indici alle tempie e assume un’aria intensa) Memorizzate. Memorizzate dove spargete i pezzi. È questo il segreto di ogni grande attore. La memoria. Dicevamo?
A. Che gli hanno sparato a Central Park.
B. A chi? Quando?
A. Amore: a John Lennon, l’8 dicembre del 1980.
B. Sparato a Central Park. Che bella morte. Dolcezza, mi hanno mai sparato a Central Park in uno dei miei film?
A. Controllo sull’Internet Movie Database… Pitt più park più sparato… No. Nessun risultato.
B. Potrei farlo…
A. Amore, ne hanno fatti già un paio di film sui Beatles.
B. E chi ha parlato di un film sui Beatles? Sai che palle: dovrei trovare altri tre attori, sarebbero in scena quanto me: no. Voglio fare un film sugli ultimi momenti di John Lennon. Voglio essere sparato a Central Park.
A. Gli ultimi anni, intendi?
B. Qualsiasi cosa, basta che non ci siano gli altri tre in mezzo ai piedi. C’erano?
A. No, direi di no. Ma John non era da solo, c’era Yoko.
B. Lo so…
Brad si alza in piedi e si avvicina ad Angelina sorridendole. La bacia.
A. Amore, vuoi dire che… Oh, ma… Devo prendere lezioni di giapponese subito… Ma mi accetteranno come Yoko? E accetteranno mai te come John?
B. Studierò canto, tu studierai giapponese e… Cos’è che fa Yoko Ono?
A. È un’artista.
B. Allora studierai giapponese e artismo, e poi, senti: ho una canzone pronta. “All we are saying is give Brad a chance”. Non è un bellissimo titolo?
A (addolcita, quasi languida). Ti amo…
B. Ti amo anche io, baby.
A. Facciamo un altro bambino…
B. Sono stanco, adottiamolo…
Compaiono due bambini nella stanza.
Bambino. Mamma, papà: Mark può rimanere a giocare qua oggi pomeriggio?
Angelina e Brad, insieme. Ma certo. Può rimanere… quanto vuole.

Fine

"Solo lo scrittore"

Esattamente cinque anni fa scrivevo di Lunar Park: era una svolta nella carriera di Bret Easton Ellis, ma nel senso di una sterzata che ti fa pensare “E ora?”. L'”ora” è uscito qualche mese fa, ma sono riuscito a leggere Imperial Bedrooms solo oggi: talvolta le influenze – intese come malanni stagionali – servono a qualcosa. Guardando il libro pare che la risposta alla domanda “E ora?” sia contenuta nella fascetta: “Meno di zero venticinque anni dopo”, recita, richiamando il romanzo d’esordio dell’allora ventunenne Ellis. E lo stesso autore ha definito questo ultimo romanzo un sequel. Ma possiamo essere certi delle dichiarazioni di uno dei più grandi (e manifestatamente pazzi) tra gli autori americani contemporanei? Certo, tanto quanto ci si può fidare della veridicità delle battute che fa pronunciare ai suoi personaggi.

Ci sono, nel nuovo romanzo, gli stessi protagonisti del primo: Clay, il narratore, è un mediocre sceneggiatore. Trent ha sposato Blair, Rip è completamente rifatto e predilige ragazze barely legal, Julian continua a pensare che soldi e sesso vadano a braccetto, sebbene si sia ripulito. Il panorama è la Los Angeles del mondo del cinema, tra residence di lusso, feste di produttori e provini. E già sfumano, o quantomeno non sono più così fondamentali, i legami con Meno di zero: si rafforzano, invece, quelli con Lunar Park, soprattutto nel momento in cui Clay parla dello scrittore del romanzo che, venticinque anni prima, vedeva lui e i suoi amici al centro dell’intreccio. Ecco che ritorna la molteplicità di strati del libro uscito cinque anni fa. Ma allora, cosa c’è sotto Imperial Bedrooms? Prima di tutto c’è la volontà di proseguire un discorso importante nella bibliografia di Ellis, ben evidente anche in Glamorama: la riflessione intorno alla paranoia. Attraverso le descrizioni dei deliri (“in contesto di lucidità e con capacità cognitive integre”, come dice la definizione del termine) dei protagonisti degli ultimi tre romanzi, Ellis fa emergere il vero tratto distintivo dell’inconscio collettivo americano. Anzi, lo rende quasi esplicito in un passaggio in cui descrive un comportamento di Rain, la ragazza di cui Clay a suo modo si invaghisce.

(…) noto come la guardano i colleghi, e anche parecchi altri uomini che vagano per i negozi, e anche lei se ne accorge e cammina svelta, tirandomi per mano, mentre fa finta di parlare del più e del meno al telefono, una forma di autodifesa, un modo per combattere quegli sguardi facendo finta che non esistono. Quegli sguardi sono il triste e continuo promemoria della vita di ogni bella ragazza di questa città (…) (pp. 48-49)

Essere al centro dell’attenzione, sempre e comunque: una condizione nella quale gli Stati Uniti, spesso per la loro stessa volontà, hanno vissuto da secoli. Questo porta a vulnerabilità, soprattutto quando si scopre di non essere invicibili, e che attacchi come quello di Pearl Harbor possono essere replicati in forma anche più distruttiva e subdola. Scatta immediatamente, quindi, la mancanza di fiducia (un’altra parola ricorrente in filigrana nelle pagine di Ellis) e, di conseguenza, un comportamento velatamente o esplicitamente paranoico, che dà luogo alla paura costante. In Imperial Bedrooms il protagonista è spesso fisicamente impaurito: gli tremano le mani, si piscia addosso, gli manca il respiro. Ma il suo primo istinto è quello di non sapere, di costringersi a fare finta di niente, o meglio di continuare a credere che le cose vadano come dovrebbero andare. E di annegarsi in droga e alcol per trovare una dimensione confortevole: un comportamento che, in effetti, lega i personaggi dello scrittore americano da venticinque anni a questa parte. “We know who you’re with and where you are”, recita “Imperial Bedroom”, di Elvis Costello (sua è anche una canzone che si intitola “Less Than Zero”). Quindi, Imperial Bedrooms è l’ennesimo trattato sulla paranoia di un Paese sull’orlo del collasso. O no?
Secondo un altro dei personaggi del romanzo, le persone si rivolgono a Clay perché “è uno che aiuta gli altri”. Che “gli altri” siano sempre delle giovanissime attrici, attraenti e disponibili, fa logicamente pensare che alla fine Clay pensi fondamentalmente ai fatti suoi. Un concetto che si esplicita anche alla fine del libro: “Le persone mi fanno paura”, dice il protagonista, concludendo il romanzo su una parola di cui abbiamo sottolineato l’importanza. Ma attenzione: Clay è uno sceneggiatore alle prese con i provini per un film che ha scritto e di cui sarà il produttore: il titolo è The Listeners. Torniamo al vero Bret Easton Ellis: due anni fa è uscito The Informers, un film tratto dalla raccolta di racconti omonima (tradotta in italiano con il demenziale titolo Acqua dal sole). Dopo avere lavorato con passione alla sceneggiatura, Ellis si è visto stravolgere il progetto da un cambio di regista: il risultato pare che sia catastrofico. Allora, forse, Imperial Bedrooms è molto più “egocentrico” di quanto potesse sembrare: esattamente come Ellis ha tentato di scrivere la sua storia per poi vederla danneggiata dalla produzione, Clay cerca disperatamente di seguire uno schema nella sua vita, di mantenere un ordine o quanto meno una logica degli eventi plausibile, mentre tutti gli altri personaggi rimaneggiano e rimodellano la trama di cui fa parte. Ellis, scontrandosi con il mondo del cinema, scopre che il suo ruolo è subordinato ad altri, nonostante sia lui, lo scrittore, a fornire la materia prima della narrazione, sia essa pur svolta per immagini. Ma gli altri, tutti gli altri, contano di più.

– Voglio stare con te, – dico.
– Non succederà mai, – dice, voltandosi dall’altra parte.
– Per favore, smettila di piangere.
– Non faceva parte dei piani.
– Perché no? – chiedo. Premo due dita su entrambi i lati della bocca e costringo le sue labbra a sorridere.
– Perché tu sei solo lo scrittore.
(p. 134)

Forse Ellis sta solo raccontando nuovamente se stesso, o ci sta solo dicendo che non ha fatto altro, oppure è davvero un fedele cantore del collasso degli Stati Uniti. O forse ci sta solo prendendo in giro, con buona probabilità di riuscirci. In fondo, noi siamo solo i lettori.
La traduzione del romanzo, edito da Einaudi, è di Giuseppe Culicchia.

Di |2011-01-10T08:00:00+01:0010 Gennaio 2011|Categorie: Paperback Writer|Tag: , , , , , , , , , , , , |Commenti disabilitati su "Solo lo scrittore"

Un anno con la Polizia – 2

Ecco la seconda metà del Calendario della Polizia di Stato 2011 (qui trovate i mesi da gennaio a giugno).

Luglio. Vado dove c’è bisogno
La Polizia, come il clero e altre congregazioni di potere, ha una crisi delle vocazioni. Il mese di luglio è quindi dedicato ai giovini che, dopo la scuola, decidono di scegliere la legalità e dire no al crimine (cfr. il mese di gennaio), ed entrare in Polizia. La foto grande dimostra la crisi dell’istituzione: appena hanno saputo che c’era uno che voleva arruolarsi, sono andati in tre ad accoglierlo sulla porta. Nella foto in basso a sinistra il neopoliziotto viene messo a un computer che probabilmente risale ai primi anni ’90 (ma la semplicità di Tetris chi la batte?). Nella terza foto, invece, il giovane pensa che, male che vada, s’è fatto un vestito nuovo.

Agosto. Fatti una dose di speranza
Per parlare di droga, il calendario usa delle immagini inedite: un giovane accasciato su un muro pieno di degrado sotto forma di graffiti e, soprattutto, un messaggio che riprende il linguaggio delle persone a cui dovrebbe essere indirizzato. Scartate le soluzioni: “Il formaggio non è buono con le pere” e “L’aratro traccia il solco, la spada lo difende”.
Settembre. A scuola imparo le regole, con lui imparo la vita
Il padre del mese di febbraio è invecchiato: o forse si tratta di un’altra famiglia. In ogni caso la pagina dedicata a settembre ci mostra nella foto grande un poliziotto alle soglie della pensione (o forse l’ex-tutore ci è già andato, ma gli piace indossare la divisa che, con un’allargatina qua e una là, gli calza ancora) che va a prendere il nipotino a scuola. “Allora, che hai imparato, oggi?”, sembra chiedere il nonno, sperando che il bullismo subito dal nipote gli consenta di alzare le mani su qualcuno. Non poteva mancare il disegno in cui il poliziotto, però, ha un’inquietante contorno rosso (sarà forse sieropositivo?) e la cameretta del bambino, dove presumibilmente il nonno tiene numerose e pallosissime lezioni di vita.
Ottobre. Non subire in silenzio
“Donna, urla!”, sembra quindi dire il mese di ottobre: il cattivissimo di gennaio e marzo colpisce ancora. Per la precisione colpisce la donna che sta con lui, mentre i due sono in posti diversi di un parco (foto grande e foto in basso a sinistra). Al secondo schiaffone interviene la legalità, sotto forma di settimo cavalleggeri. Era ora. “Se urlavi, arrivavamo prima”.
Novembre. Un break in amicizia
I poliziotti fanno paura anche agli innocenti: oh, comunque sono persone armate. E invece no: il mese di novembre dice che, per esempio, con un poliziotto potete anche prendere il caffè (foto in basso a destra) e sollevargli il cappello, come fa la moretta sbarazzina nella foto grande. Finiti gli scherzi e bevuta ‘a tazzuliella, il poliziotto, però, rimane solo a pensare al bancone, come si vede dalla malinconica foto in basso a destra. Una desolazione da film di Tsai Ming-liang.
Dicembre. Insieme è meglio
Per una forma di correttezza politica, e per controbilanciare la forte presenza maschile del calendario, il mese di dicembre ci mostra due donne. Una è una donna normale che ascolta l’iPod, l’altra è una donna poliziotto che al massimo ascolta il walkie-talkie di servizio. Ma, miracolo! La poliziotta diventa più normale ascoltando l’iPod e la ragazza fa la civetta giocando a vedo-non vedo con una sensualissima paletta del Ministero dell’Interno. Rimane il mistero del messaggio: che vuol dire “Insieme è meglio”? È come “L’unione fa la forza”? In realtà sono due poliziotte, una in borghese e l’altra no, e il mese di dicembre svela in realtà la tattica di una squadra vincente? Non lo sapremo mai, a meno che la soluzione non ci aspetti nel calendario 2012.

Di |2011-01-07T08:00:00+01:007 Gennaio 2011|Categorie: I Am The Walrus|Tag: , , , , , , , , , , , |Commenti disabilitati su Un anno con la Polizia – 2

Un anno con la Polizia – 1

Mi è capitato sotto mano il calendario 2011 della Polizia di Stato: il compito di idearlo e realizzarlo è stato affidato agli allievi della scuola di cinema e televisione “Rossellini” di Roma. Il risultato è qualcosa che lascia davvero senza parole. Ecco, mese per mese, cosa potreste trovare appeso al muro.
Gennaio. Crimine? Legalità? La scelta di una vita
Si parte fortissimo. Il post it in basso sancisce una verità assoluta: o si sta di qua o si sta di là, come bene esemplificano le due fotografie piccole. Non si capisce bene, invece, chi sia il ragazzo al centro: probabilmente quello a cui è stata posta la domanda, il che giustificherebbe lo sguardo pallato. Da notare anche la cattiveria del cattivo e l’assoluta legale immobilità del poliziotto a cui il cattivissimo cattivo punta la pistola in faccia. I richiami al cinema di Sergio Leone sono accennati ma distanti: nei duelli, infatti, il maestro spesso usava il primissimo piano; qui si è optato per un classico primo piano. Riferimenti anche a cinematografie più oniriche, come risulta evidente dai dettagli (quelli sì) che compaiono alle spalle del buono e del cattivo.
Febbraio. Fuori in divisa, dentro papà
Va bene tutto, ma un poliziotto è un uomo, nonostante quello che ne pensasse Ruggero Deodato. Anzi, il poliziotto è anche padre di una bella bambina bionda con piumino rosa. Che viene portata tranquillamente vicino ai veicoli di servizio. “No, ti ho detto che con la pistola non si gioca. No, non insistere. Va bene, va bene, però prima la scarico. Ok, un proiettile solo, d’accordo.”
Marzo. Grazie: avevo bisogno di te
La scena, poco chiara nelle fotografie, è così composta: in basso a sinistra fotina con raffigurazione di brutalità da parte di uomo cattivo a donna. A seguire foto in alto, con plastico intervento di tutori dell’ordine. Quindi conclude la sequenza la foto in basso a destra in cui i due vengono separati. La cosa bella è che il messaggio è scritto su quello che sembra essere un foglio di quaderno strappato. Un biglietto improvvisato, scritto di getto e lasciato, chissà, nella tasca dei pantaloni del poliziotto non pelato.
Aprile. La vita è troppo breve per correrla
Qui siamo di fronte a una costruzione drammatica davvero altissima. Incidente con cadavere (pudicamente portato via). Ritrovamento cellulare. Comunicazione ai parenti della vittima. “Abbiamo una notizia buona e una cattiva. Quella cattiva è che il vostro caro è defunto.” “E quella buona’? “Il suo smartphone è intatto.” Anche qui il mezzo su cui è scritto il messaggio del mese è delicatissimo: un aereo di carta che, si sa, è mezzo più sicuro della motoretta.
Maggio. Non mandare il tifo in fumo
La foto non rende giustizia al dramma messo in scena per il mese della Madonna. Scontri allo stadio, ma non ci sono solo gli ultrà bastonabilissimi: in mezzo a loro c’è… un bambino, che  viene ovviamente portato in salvo dal poliziotto. Probabilmente è il figlio di Giancross, il capo ultrà, un bambino dotato già di resistenza al saltello e al tornello, di incredibili capacità di stoccaggio di candelotti e spranghe. Un fenomeno che, già lo sappiamo, entro qualche anno si fidanzerà con la bambina di febbraio.
Giugno. Un professionista a 4 zampe è una sicurezza in più
Il mese di giugno gioca sporchissimo: usa il migliore amico dell’uomo come “testa di ponte” per rendere più amichevole il ruolo di poliziotto agli occhi dei bimbi. Guardate come si divertono, mentre Daghus V, detto ‘”o animale”, si lima i dentini su un pupazzo. O è il cattivissimo di gennaio bendato e camuffato? Nella foto in basso a destra, invece, una bella sfilata di pet-à-porter, modello Fido. Se l’immagine principale è da film Disney, dolce e rassicurante, non possiamo dire altrettanto del bordo inferiore del bigliettino: i segni dello strappo sono compatibili con quelli trovati sul cadavere del pupazzo.

continua

Parliamo un po' su di noi – 2. Peace&Love

Qualche mese fa vi ho raccontato di un’esperienza di spam piuttosto divertente. Mi era arrivata una mail che diceva, appunto, “Parliamo un po’ su di noi”. Ieri, qua su Splinder, mi è arrivato un messaggio privato.
L’utente, Miriang, è di Messina, è del mio segno zodiacale e ha 25 anni. Dal suo profilo apprendo che i suoi interessi, scritti in inglese (moderna, la ragazza!), sono più che altro una descrizione del suo carattere: è decisa, determinata, coi piedi per terra, e ha la ferma intenzione di avere una relazione e mettere su famiglia. Il suo grido è forte ed ecumenico: per questo intesta il messaggio “Ciao cari”.
Il mio nome è (miriankassala55@yahoo.com), ho visto tuo profilo.
È proprio l’era dell’internet: l’identità digitale. Mio dio.
divenne intrested in voi
Dal profilo? Però. Questo mischiare inglese e italiano, Miriang, è un po’ ardito e sgrammaticato, però, lasciatelo dire.
mi piacerebbe anche sapere di più
Di cosa, Miriang? Dell’arte dello spelling? Del mio profilo?
La prego di scrivere nel mio indirizzo e-mail personali in modo che posso darvi il mio
Il tuo che!?
alcune delle mie foto
Ah, ecco.
per voi di conoscere quale mi sono ok 
Anca mi son ochei.
(miriankassala55@yahoo.com) I crediamo di poter passare
L’emozione ti ha fatto sfuggire una l, ma non puoi evitare di parlare di te in prima plurale? E quella mail al posto del nome mi inquieta. Passare che, comunque?
Da qui sto aspettando.
Bella questa immagine: mi sa di principessa che attende, rinchiusa nella torre, un principe che la porti in salvo… Fili, frattanto?
Ricordate la distanza o il colore non importa, ma l’amore conta tantissimo nella vita.
Quanto hai ragione: parole sagge, parole forti, parole che non si dicono mai abbastanza.
Grazie, mirian
Prego, grazie a te. Sello il cavallo e arrivo.

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