Dagli archivi: Kisses from Mars – Not Yet
Kisses from Mars – Not Yet (New Model Label), 25 marzo 2014
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Dopo due ep e un album (Birth of A New Childhood, del 2012) i ravennati Kisses from Mars si confermano con Not Yet una realtà coraggiosa e ambiziosa, per quanto immaginiamo (da ciò che abbiamo visto in rete) che la band dal vivo abbia un valore aggiunto notevole, grazie ai visual di Silvia Bigi e le coreografie e installazioni di Chiara Gamberini. L’album, con i dieci minuti dell’apertura “Dissolves”, mette subito le cose in chiaro: la voce di Massimiliano Gardini entra solo poco prima di metà pezzo, le chitarre e i synth di Luca Baldini rimandano allo shoegaze, ma non hanno paura di tornare all’inquietudine che scorreva sottile e costante nel post-rock di un paio di decenni fa.
Richiedono tempo, i Kisses from Mars, e un ascoltatore attento, concentrato e disponibile affinché i sei lunghi brani del disco gli si stratifichino lentamente intorno, stringendolo in una morsa di tensione e malinconia. Le dinamiche non si accontentano di crescere e esplodere: spesso c’è un su e giù continuo e pericoloso, perché se l’album si aggancia all’ascoltatore (e le possibilità ci sono, eccome) è fatta, altrimenti si rischia di arrivare ai quindici minuti della title-track che chiude il disco un po’ annoiati, più che tesi. Insomma, un lavoro per pochi (ma buoni), che necessita impegno nel riceverlo, tanto quanto è stato messo nell’idearlo.
Recensione pubblicata originariamente sul numero di settembre 2014 de Il Mucchio Selvaggio
Dieci anni fa un ep, quindi l’album I’m the Creature, premio Fuori dal Mucchio per il migliore esordio. Poi nulla fino allo scorso giugno, quando è comparsa “Volunteer”, ora posta a chiusura di A S I M O / I, l’atteso ritorno dei MiceCars. “You should not play with my heart tonight / And praise our love with another lie”, dice la canzone: le parole e il cantato in falsetto rimandano al 2004, ma Little P. e Peter T. (che suonano insieme ad Andrea Mancin, Oliviero Farneti, Pasquale Citera e Marco Caizzi) sono ancora più disillusi e amaramente ironici sin dall’apertura “Mutual Destruction Assistance”, che riporta alla sfera intima e relazionale l’annientamento reciproco paventato nell’era nucleare richiamato dal titolo.


Il 18 gennaio 2008 Damo Suzuki si esibiva, con il suo progetto Damo Suzuki Network, al Locomotiv Club di Bologna. Quel pomeriggio ho avuto la possibilità di ospitarlo in Maps, la trasmissione musicale pomeridiana di Radio Città del Capo. In occasione della recente scomparsa del musicista, ho trascritto e tradotto l’intervista.
Quasi vent’anni fa pubblicavo sul blog
Ogni volta che riascolto dall’inizio alla fine l’ultimo disco dei Thee Silver Mt. Zion ho una reazione fisica: un brivido che sale per scoppiare puntuale intorno al secondo minuto e mezzo della penultima traccia, “

Mio bistrattato blog, quanto ti devo: mi hai permesso di esercitare la scrittura, di distrarmi, di passare il tempo accompagnandomi in anni talvolta complicati, ma per lo più divertenti e soddisfacenti, ma soprattutto mi hai fatto conoscere un sacco di persone, consentendomi di stringere legami importanti, alcuni dei quali sono sopravvissuti per anni e anni. Oggi ti festeggio con un post alla vecchia maniera, uno di quelli con le parole ben distese, senza preoccuparmi di sottostare a limiti dei caratteri, di scegliere la foto più accattivante per i gusti dell’algoritmo, di rispettare regole SEO o di puntare all’engagement degli utenti. Solo e semplicemente “amore per le parole”, come da sempre recita il tuo sottotitolo.