Residui di Liverpool
È uscito il nuovo numero di Jam, una rivista mensile di musica ben fatta e scevra da entusiasmi dell’ultimo minuto per una o l’altra band a caso. Nelle prime pagine c’è un mio pezzo, con tanto di foto, del concerto in memoria di John Lennon: insomma, il motivo originario per cui sono andato a Liverpool lo scorso mese.
Se volete, l’articolo è qua.
Se invece vi siete persi il resoconto liverpudlian, ecco le tre comode puntate.

Uno: “Come trovare o cambiare lavoro”, tenuto dal docente già citato. Ma i
Probabilmente la
Due bambini irrompono nella sala, smontando un cellulare e sparpagliandone i pezzi in giro.
Esattamente cinque anni fa scrivevo di
Essere al centro dell’attenzione, sempre e comunque: una condizione nella quale gli Stati Uniti, spesso per la loro stessa volontà, hanno vissuto da secoli. Questo porta a vulnerabilità, soprattutto quando si scopre di non essere invicibili, e che attacchi come quello di Pearl Harbor possono essere replicati in forma anche più distruttiva e subdola. Scatta immediatamente, quindi, la mancanza di fiducia (un’altra parola ricorrente in filigrana nelle pagine di Ellis) e, di conseguenza, un comportamento velatamente o esplicitamente paranoico, che dà luogo alla paura costante. In Imperial Bedrooms il protagonista è spesso fisicamente impaurito: gli tremano le mani, si piscia addosso, gli manca il respiro. Ma il suo primo istinto è quello di non sapere, di costringersi a fare finta di niente, o meglio di continuare a credere che le cose vadano come dovrebbero andare. E di annegarsi in droga e alcol per trovare una dimensione confortevole: un comportamento che, in effetti, lega i personaggi dello scrittore americano da venticinque anni a questa parte. “We know who you’re with and where you are”, recita “Imperial Bedroom”, di Elvis Costello (sua è anche una canzone che si intitola “Less Than Zero”). Quindi, Imperial Bedrooms è l’ennesimo trattato sulla paranoia di un Paese sull’orlo del collasso. O no?
Luglio. Vado dove c’è bisogno
che va a prendere il nipotino a scuola. “Allora, che hai imparato, oggi?”, sembra chiedere il nonno, sperando che il bullismo subito dal nipote gli consenta di alzare le mani su qualcuno. Non poteva mancare il disegno in cui il poliziotto, però, ha un’inquietante contorno rosso (sarà forse sieropositivo?) e la cameretta del bambino, dove presumibilmente il nonno tiene numerose e pallosissime lezioni di vita.
Novembre. Un break in amicizia
Gennaio. Crimine? Legalità? La scelta di una vita
Febbraio. Fuori in divisa, dentro papà
Aprile. La vita è troppo breve per correrla