Francesco Locane

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Metropolitane superficiali

Sul Corriere della Sera on line, c’è una notizia intitolata “La rivincita delle ragazze”: si parla di un sito americano (SubwayCrush), dove gli utenti postano foto di ragazzi belli e aitanti (almeno, la maggior parte di loro) “rubate” in metropolitana. Quale sarebbe la rivincita?

Che le ragazze, per una volta, fanno “le voyeuse”, giudicando gli scatti che loro stesse pubblicano. L’unica regola? “Niente foto di ragazze”. E ti credo: i nickname della maggior parte degli utenti (ben visibili in ogni post) sono maschili. Di questo, però, l’articolista del Corriere non si è accorta, continuando a declinare tutto l’articolo “al femminile”: e allora le dedico l’immortale brano degli Elio e le storie tese.

Di |2024-05-13T17:29:27+02:0012 Ottobre 2011|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You, Tomorrow Never Knows|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su Metropolitane superficiali

L’antipastino

Entri in un ristorante: è presto perché quella sia considerata ora di cena nel fine settimana della metropoli. Ti accoglie un cameriere che accompagna te e lei a un tavolo. Non fai in tempo a sederti che lo stesso cameriere, sulla quarantina, con una certa rassomiglianza con Massimiliano Bruno, ti offre di portarti “un antipastino”. E, nel descriverlo riempie di prelibatezze con movimenti della dita un piatto immaginario tenuto con la mano sinistra. Dice “Un po’ di formaggio, salu…” e tu lo interrompi, ringraziandolo, per chiedere il menù. Lui si ferma e ti guarda offeso. “Gliel’avrei portato, eh”, replica, prendendo due liste in mano.

Scopri che l’antipastino è per minimo due persone, e costa 15 euro al piatto.

L’antipastino.

Da quando il cameriere prende l’ordinazione (due pizze, una birra media e una bottiglia d’acqua) a quando queste giungono al tuo tavolo, sono arrivate altre persone.
“Intanto vi porto qualcosa, un antipastino?”
Non è neanche bello a vedersi, ma, nel giro di quindici minuti l’antipastino è su ogni tavola del ristorante.

Di |2024-05-13T20:26:13+02:0011 Ottobre 2011|Categorie: I've Just Seen A Face, Savoy Truffle|Tag: , , , , , |3 Commenti

Denti bianchissimi


Forse avrete notato in molte città italiane alcuni manifesti in cui si pubblicizzano cure odontoiatriche in Romania. Queste affissioni, piuttosto grezze esteticamente, parlano di pacchetti che comprendono tutto, dal viaggio di andata e ritorno, all’alloggio, all’intervento dentistico vero e proprio.

Ora, non so quale sia la qualità dei dentisti romeni, ma per esperienza indiretta so che in Slovenia ci sono ottimi medici che danno prestazioni di ottima qualità a costi che sono circa la metà di quelli medi dei tariffari italiani. Insomma, è il mercato, no?
Bene.

L’ANDI (una delle associazioni di categoria dei medici dentisti) è recentemente insorta: nulla di strano né di male, ogni categoria difende i propri interessi, i prezzi che applica, e quindi lo status quo dei suoi iscritti, no? Il problema è che questa protesta ha preso la forma di manifesti come quello che vedete quassù (cliccatelo per ingrandirlo: ne ho trovato uno relativo alla Regione Marche, ma è lo stesso). “Vu curà”, un “calco” da “vu cumprà”, l’orrendo nomignolo con cui negli anni ’80 e ’90 si chiamavano i venditori ambulanti, per lo più africani, che iniziavano a vedersi nelle vie e spiagge italiane.

Ecco l’ennesimo segno del razzismo che prende sempre più piede in Italia: un tempo questo era il linguaggio deprecabile di una parte politica ben precisa, ora è diventato patrimonio comune. Oppure tutti i dentisti dell’ANDI sono tendenzialmente razzisti? Non credo proprio: anzi, se così fosse sarebbe meno preoccupante. Invece si tratta di una diffusione lenta e vischiosa, a macchia d’olio.

La goccia la vidi personalmente a Milano una decina di anni fa, quando i miei cugini (meridionali) che vivevano nel capoluogo lombardo per motivi di studio, portarono a casa un volantino simile a questo. Le avete lette le scritte sotto i disegnini? Il meccanismo “linguistico” è lo stesso, solo che adesso è diventato “patrimonio comune”. E per ora (per quanto ne so) nessuno ha detto niente, fomentando ancora una volta quel pericolosissimo silenzio-assenso che è stato alla base, anzi, la base di innumerevoli drammi nella storia del Paese (dalle mafie al fascismo) e non solo.

Scioperati

Dicevo, giusto un mese fa, che per dimostrare che la situazione in Italia è ormai davvero insostenibile, ci vorrebbe uno sciopero serio, che blocchi il Paese. Lunedì le USB hanno proclamato uno sciopero nazionale dei mezzi di trasporto: ciononostante quella mattina mi sono recato fiducioso alla fermata dell’autobus per andare al lavoro-della-mattina, pensando che i disagi sarebbero stati limitati. Ho aspettato un’ora prima che arrivasse un mezzo. Di certo non una cosa piacevole, ma se è necessario, appunto, che sia così. “Certo”, mi sono detto, “e quando mai le rappresentanze di base hanno avuto così adesioni a uno sciopero?”.

Ma poi mi sono reso conto di una cosa: che ieri, qui a Bologna, c’era la festa patronale. E che quindi le alte percentuali di scioperanti in città erano probabilmente dovute alla possibilità di fare un ponte, più che alla reale volontà di protesta.

E allora che questo Paese (e la maiuscola la metto solo per motivi ortografici) così egoista, gretto, ombelicale vada in malora. La colpa non è del Governo, no, ma di chi in Italia vive e lavora.

Di |2024-05-13T20:33:16+02:005 Ottobre 2011|Categorie: Taxman|Tag: , , , , , , |Commenti disabilitati su Scioperati

L’undicesima stagione

Era l’ottobre del 2001 quando andava in onda la prima puntata di Seconda Visione: volevamo portare in radio un nuovo modo di parlare di cinema, con competenza sì, ma senza prenderci sul serio. In questi anni si sono avvicendati ai microfoni della trasmissione sei conduttori (che sono poi gli autori del blog), ma mi fa un certo effetto pensare che io sono quello che è rimasto, dalla prima puntata della prima stagione alla prima dell’undicesima, che va in onda questa sera alle 2230.
Sono là da tutto questo tempo, accidenti.
Poi uno dice che in Italia vige la gerontocrazia…

Comunque: qui sotto lo spot, che vi farà capire che occuparsi di cinema non è poi sempre tutto rosa e fiori. A questa sera!

Di |2024-05-13T20:35:02+02:004 Ottobre 2011|Categorie: Eight Days A Week, Things We Said Today|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su L’undicesima stagione

Can’t touch this

La notizia è di qualche giorno fa: pare che Apple abbia deciso di non produrre più l’iPod classic, puntando tutto sulla tecnologia “touchscreen” o sulla minaturizzazione. Quindi: niente più iPod-per-sentire-la-musica, ma solo iPod per fare tutto o iPod dove ci stanno due o tre dischi e ciao. Ma perché?

Se c’è una cosa che amo è avere un sacco di musica con me: il mio iPod classic del 2007 ha 80 giga di memoria e mi permette di ascoltare i dischi migliori degli ultimi mesi senza dimenticare album jazz degli anni ’50 o quelle raccolte un po’ pappone che però danno tanta soddisfazione, signora mia.

E invece no. Mi toccherà, una volta defunto l’iPod che ho, spendere 400 euro per averne uno “touch” con un quarto della memoria (ma l’imprescindibile possibilità di fare filmati hd), oppure spenderne molto molto di meno per avere con me una robetta per i miei usi davvero inutile.

Quasi quasi speculo e ne compro tre o quattro, di iPod classic, prima che escano di produzione. Sai mai che un giorno…

Di |2024-05-13T20:37:35+02:0030 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Can’t touch this

Le cerchie della vita

Quassù c’è la situazione del mio profilo su Google+ dopo un mese dalla mia iscrizione. Devo dire che mi sono iscritto più per curiosità che per reale “passione”: dopo avere scritto quello che ho scritto su Facebook, volevo provare (e mettere alla prova) questo nuovo social network.

A prescindere dalle cazzate che ci sono (comunque in maniera minore che su Facebook, forse perché c’è meno gente iscritta, notava qualcuno tempo fa), sono abbastanza contento. Mi pare che la gran parte dei miei contatti non posti in maniera compulsiva, né pubblichi troppe scemenze.

La cosa che, però, mi sorprende sempre, è la quantità di persone del tutto sconosciute che mi aggiunge alle sue cerchie. Come sapete, in Google+ io posso aggiungere alle cerchie (il “diventa amico di” di Facebook) qualcuno senza che lui aggiunga me, e viceversa. Quindi i membri dell’insieme “Chi sei?” sono effettivamente delle persone che non ho conosciuto né personalmente, né per motivi di lavoro. Un controsenso, quindi, aggiungerli? No.

Perché queste persone sono quelle che, sì, non conosco e mi hanno “aggiunto”, ma:
1. scrivono in italiano;
2. non postano video di Vasco Rossi;
3. non scrivono “buongiorno” di mattino e “buonanotte” alla sera.
E, in fondo, c’è una bella soddisfazione a fare queste cernite, volta per volta. Poca roba? Embè? Sono una persona semplice.

Di |2024-05-13T20:42:20+02:0028 Settembre 2011|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Le cerchie della vita
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