Livin' in a radio (show)
Certe volte mi diverto a cercare il nome della trasmissioncina su Google, e scopro cose buffe. Come, per esempio, il fatto che la cara Runrig vive nel mio programma radiofonico da un bel po’, ormai. Si nasconde bene, evidentemente.
Siamo alla puntata meno tre, ragazzi, a fine giugno si conclude la stagione e con i botti.
Questa puntata, al limite, potete anche perdervela, ma le prossime due, no. Se volete allenarvi, iniziate a farlo da stasera, sui 96.3 e 94.7 MHz di Bologna e provincia, oppure in streaming dal sito della radio o da Radionation.
Sabato scorso sono stato, per la prima volta in vita mia, al
Attenzione, non crediate che guardi tutto dall’alto, eh no. Perché come molte persone di mia conoscenza, più o meno coetanee, il mio primo approccio con la musica è stato proprio con l’heavy metal. Ma non sto parlando delle prime canzoni ascoltate (altrimenti Cristina D’Avena andrebbe in rovina, e sarebbe in piazza Verdi a mendicare una birra), bensì della prima passione musicale. Per me, un nome: gli Iron Maiden, headliner della prima giornata del festival. Per una serie di motivi, quindi, ho visto gli Iron Maiden quasi quindici anni dopo avere sentito le loro prime cose, e, diciamo, quattro anni dopo avere smesso di sentirli.
per non parlare (talvolta) dei testi, tutto passa e va, basta crederci almeno per un po’. Ma gli assoli, cristo, gli assoli no. Perché esiste l’assolo heavy metal, che a volte
Eh, già, ho sorriso, perché la terza considerazione è che, a differenza di discotecari mascellati, indierocker attenti a non spettinarsi la frangetta, emoboys che si tingono la chioma di nero, b-boys che, alla fine, soffrono della scomodità di pantaloni troppo larghi, i metallari si divertono e sono veramente felici. E, soprattutto, se ne sbattono delle mode e della ricerca spasmodica e spesso insensata del nuovo-a-tutti-i-costi: le decine di migliaia di persone che erano sabato a cantare con Bruce Dickinson ne sono la prova. Anzi: la fottuta prova.



Fondamentalmente una capanna e un tavolino deserti, molto simili come atmosfera al campeggio “Crystal Lake” di Venerdì 13. “Ma perché ‘Regina del bosco’?” ha chiesto un malcapitato. L’abbiamo capito subito. Il nome derivava dalla specie dominante dell’area, la zanzara tigre. Siamo stati immediatamente attaccati da decine di insetti, che hanno tentato di pungerci ovunque, infilandosi sotto i pantaloni e sbattendosene allegramente della Convenzione di Ginevra. “Ripieghiamo”, ha ordinato la nostra guida tenendo alta la sua Luger e facendo dietro front.




