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Fa un freddo porco

No, il blog non si è ancora tramutato del tutto in un ricettacolo di luoghi comuni e discussioni di stampo meteorologico, anzi: segnalo due cose che uniscono due tra i piaceri della vita.

Il primo, rimaniamo su temi recenti, è la scrittura. ISBN Edizioni lancia un concorso chiamato “Io sono febbraio”, ispirato al titolo di una delle ultime uscite della casa editrice milanese, firmata da Shane Jones. Si può partecipare con un racconto, un video, una foto e mille altre cose, fino alla fine del mese: ma il freddo dell’inverno, in qualche modo, deve esserci negli elaborati. Qui tutte le informazioni.
Il secondo è il cibo: è partita infatti da alcuni blog culinari l’ennesima “azione web” contro le porcate dei nostri governanti. Entro il sei febbraio “Liberiamoci del maiale”. Nel senso che, entro domenica, tutti sono invitati a postare sul proprio blog una ricetta a base di carne suina. Questa iniziativa non cambierà niente, ma ce ne sono talmente tante vacue e stupide, soprattutto su Facebook, che almeno qui qualcosa di utile viene fuori.
Parteciperò? Con il poco tempo che ho a disposizione ultimamente, direi che il risultato migliore sarebbe un racconto per ISBN che racchiuda una ricetta con carne di maiale. Ho scritto qualcosa di simile, anni fa, e mi è pure andata bene: il racconto fu pubblicato. Prima di andare a Milano alla premiazione di questo concorso, in effetti, scrissi sul blog una ricetta. Eccola. E il cerchio si chiude.

Come al solito, si festeggia in contumacia

Sono in ferie da un po’, e tra un po’ me ne vado proprio. Il blog è trascurato, la città si svuota, i telegiornali aprono con notizie sui cuccioli nati negli zoo del mondo, e ADayintheLife compie, tra qualche giorno, sette anni.

Avrei voluto scrivere un post mistico esoterico sul numero sette, avrei voluto scriverne uno sociologico musicale su Best Coast, ma invece mi accontento di questo “chiuso per ferie”. Va bene così: il blog di cinema va avanti ancora per un po’, poi si ferma anche lui. Tanto si sa che il vero ricominciamento è a settembre, no?
State bene.

Di |2010-08-07T16:32:00+02:007 Agosto 2010|Categorie: I Me Mine|Tag: , , |0 Commenti

Letture d'attesa

Ok, ora sono in onda, ma tra qualche ora sarò a Ferrara per il concerto dei Pixies. In occasione della prima data all’aperto di Ferrara sotto le stelle 2010, quei mattacchioni di Ciccsoft distribuiranno un foglio sulla band americana a metà tra il buffo e il nostalgico che si avvale di firme prestigiose, e della mia, anche.
Vasco Brondi, Enzo, Accento Svedese e Simone sono stati chiamati a raccontare chi sono i Pixies per loro. Io ho usato la parola “sbilenco”, più di una volta. Se non siete in piazza Castello stasera, potete scaricare il tutto qua.
Grazie a voi che leggete e ai Ciccsoft boys per la preferenza.

Era una nota buia e tempestosa…

Inutile negare che devo molto a Matteo B. Bianchi, una delle pochissime persone che ho conosciuto nel mondo editoriale che non fosse uno stronzo. Ho presentato spesso i suoi libri e lui ha introdotto con passione la presentazione milanese de La guerra in cucina, qualche mese fa. Ma soprattutto Matteo, qualche anno fa, ha scelto un mio racconto per la sua rubrica su Linus “Laboratorio esordienti”, ed è stato un onore essere pubblicati  grazie a lui su una delle riviste più importanti del panorama editoriale italiano, di cui io sono affezionato lettore fin da quando ero piccino. Oltre a quello spazio, Matteo curava anche una piccola rubrica di novità letterarie “altre” rispetto a quelle recensite dal grande vecchio Piero Gelli. Si chiamava “Shorts”, ed era davvero un bell’osservatorio sui giovani autori, e non solo.
Perché declino tutto al passato? Perché dal numero di maggio, Matteo non ha più i suoi spazi. Perché non  li ha più? Leggetelo sul suo blog.
È uno schifo, e lo sarebbe anche se non avessi mai neanche letto una riga di Matteo. Ma, conoscendolo, perdonatemi, sono ancora più incazzato.

Se cinque anni vi sembrano pochi

Dal 2004 ogni agosto non è un mese come gli altri. A parte le ferie, i lavori, gli amori, la vita, il 26 agosto, oggi, cade l’anniversario della morte di Enzo Baldoni.
Quest’anno non ho intenzione di scrivere le solite cose: voglio che questo ricordo sia intimo. Spazio ai commenti e ai vostri ricordi di Enzo, se volete.
Piuttosto, una riflessione. Da ieri e fino alla mezzanotte di oggi è aperta a tutti la mailing list che Enzo creò tanti anni fa, e che da quel tremendo giorno del 2004 è servita a diffondere notizie su Enzo o intorno alla sua figura. Ricevendo le tante mail di ricordo di persone che, come me, non hanno mai conosciuto Enzo di persona o di altre che, invece, hanno percorso buona parte della vita insieme a lui, mi rendo conto che una delle grandi capacità che Enzo aveva era quella di fare conoscere le persone, di fare incontrare esseri umani, di capire subito le affinità che intercorrevano tra persone anche apparentemente diverse. È una caratteristica preziosa, e io cerco sempre di lavorare su di me, anche da questo punto di vista.
Perciò, in questo post di ricordo, vi lascio con un link: si tratta del blog del fratello di un caro amico, che, dopo essere stato in Portogallo, ora si trova in Angola, da dove scrive il suo Diario Angolano. Ecco, io noto in Sandro una curiosità e una capacità di raccontare e, quindi, di guardare, affine a quella di Enzo.Enzo, non sai quanto vorrei che tu leggessi il mio ultimo libro. È dedicato anche a te. Perché, da lontano e da vicino, anche ora che non ci sei più, continui a essere una guida. E in questi tempi di penombra, quando va bene, non è poco.
Di |2009-08-26T13:00:00+02:0026 Agosto 2009|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , |0 Commenti

My London from A to Z – 3

Rough Trade. Sono andato anche in uno dei mitici negozi dell’etichetta inglese. Non ho comprato alcun disco. Indecisione? Segno dei tempi? Non so. Ho scartabellato tra gli scaffali, ma prezzi e/o titoli non mi hanno convinto. Risultato dello shopping? Il nuovo numero di Mojo, due spillette e una borsa di tela. Mmm.
St. Bartholomew the GreatSt. Bartholomew the Great. Ecco, questa è stata la vera scoperta del viaggio londinese. Una chiesa vicino all’ospedale di St. Bartholomew, ovviamente, più o meno nella City, non distante dalla più famosa Temple Church, chiesa dei Templari. Solo che quella è stata abbastanza distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre St. Bartholomew è rimasta più o meno com’era quando è stata costruita, alla fine del 1100. Intendiamoci, sono ateo e materialista, ma entrare in questa chiesa mi ha davvero emozionato, e non succedeva da tanto. A trovarla suggestiva non sono solo io: qui sono state girate scene di Elizabeth: the Golden Age, Shakespeare in Love e Quattro matrimoni e un funerale. E c’è anche qualche simpatico burlone che l’ha definita “la chiesa più infestata (di spiriti) del mondo”. Cliccate sul link, vedete le altre foto che ho pubblicato, ma, soprattutto, se andate a Londra non mancate di visitarla. Davvero spettacolare.
Tamigi. Sembrerà un’osservazione banale, ma questa è stata la visita londinese in cui ho sentito di più il fiume che attraversa la città. Ho passeggiato lungo il South Bank, ho percorso più ponti avanti e indietro, e il marrone, zozzo, affascinante fiume mi è parso fondamentale più che mai, nel panorama di Londra. Ehi, mica uno deve sempre scrivere di folgorazioni o di scoperte. Comunque, non fateci il bagno. Sai mai.
Underground. Sebbene abbia girato molto in autobus, in questo viaggio, non riesco a non amare le metropolitane. Mi piace guardare le stazioni, le mappe colorate, essere portato da una parte all’altra della città in qualche decina di minuti, ma soprattutto amo guardare la gente in metropolitana. Sì, perché, soprattutto i nativi, in metropolitana pensano. E ti sembra, talvolta, di poter indovinare su cosa stiano meditando, dietro gli occhi socchiusi dalla stanchezza della prima mattina o della sera, mentre vanno a lavoro o tornano a casa. E, come al solito, mi incanto davanti alle facce.
Vegetariani. Londra è una città cosmopolita, no? Anche nel cibo, voglio dire. Questo assunto di base ha permesso all’amica V., vegetariana e amica degli animali, di trovare più o meno sempre del cibo per lei. Tranne che nel ristorante brasiliano, la cui poitica era: prezzo fisso e carnazza servita direttamente dallo spiedo alla tavola, di varia provenienza, dall’agnello al maiale, dal vitello al prosciutto. “Avete un menù vegetariano?”, abbiamo chiesto. “No”, ci è stato risposto. “Perché?” E quando abbiamo rivelato l'”handicap” di V., ecco che una bella V verde è stata posta di fronte al suo posto. Vagamente inquietante.
Westminster Abbey. Avrei voluto visitarla, ma… 15 sterline d’ingresso? Per fortuna a Londra, come a New York, i maggiori musei sono a entrata libera. Ho rinunciato alla Chiesa, insomma, ancora una volta.
X. Come è proverbialmente noto, l’incognita in Inghilterra è il tempo atmosferico, che può cambiare anche tre o quattro volte al giorno. La soluzione è il vestiario “a cipolla”, si sa. Comunque ci ha detto bene: pioggia solo un paio di volte, di cui una nel pub di cui ho parlato ieri: l’acquazzone + stata ovviamente l’occasione per intavolare una bella discussione del tempo, argomento di cui i britannici vanno ghiotti. Proverbiale anche questa osservazione, ma talvolta gli stereotipi sono più veri della realtà.
Polka DotsYayoi Kusama. “La mia arte è un’espressione della mia vita, in particolare della malattia mentale.” Così si descrive l’ottantenne artista giapponese, uno dei nomi della mostra che ho visto, “Walking in my mind”. La malattia mentale di Yayoi Kusama si è manifestata molto presto, quando lei aveva dieci anni: a quell’età ha iniziato a vedere dei pois, dappertutto, e lei si è iniziata a sentire un puntino in mezzo a milioni di altri. La sua installazione alla Hayward Gallery (con estensione sugli alberi del lungofiume) è particolarmente emozionante: una stanza di specchi dentro alla quale sono sistemate delle sculture gonfiabili tondeggianti, rosse a pois bianchi. Da rimanerci secchi.
Zzz. Avrei avuto bisogno di vacanze riposanti, ma so che quando vado in una grande città mi prende la frenesia da metropoli. E quindi ho dormito poco. Recupero adesso, con la consapevolezza che dormire poco, macinare chilometri e riempirsi occhi, orecchie e bocca è stata l’unica cosa da fare in una delle città che più amo al mondo.

fine

P.S. Oggi il blogghetto compie sei anni. Lo mandiamo a scuola.

Pronti, partenza, via. Da tutto

Latito io nei confronti di me stesso, figuriamoci il blog.
Comunque, come si conviene, i saluti prima delle vacanze. E qualche regalo.

Me ne vado per dieci giorni in un paese sperduto in un’isola croata, che vedete nella foto. Obiettivi minimi: considerando la sfiga che si è abbattuta su di me negli ultimi mesi, mi basta che la camera dove alloggio non prenda fuoco, né venga travolta da un’onda anomala (beffardamente intervenuta per domare le fiamme).

Ma non vi lascio senza niente. Intanto, scaricate Live@MAPS vol. 1, un doppio cd gratuito con il meglio dei live che ho ospitato nella prima stagione della trasmissione che è finita venerdì scorso, e riprenderà a settembre. Tutte le info qua.

E poi, un assaggio del libro, che dovrebbe uscire tra la fine di questo mese e l’inizio del prossimo. Qui c’è la copertina e qui potete scaricare “la titletrack”, cioè il racconto che dà il titolo alla raccolta, “La guerra in cucina”.

Ci si risente dopo la metà di agosto. E ancora una volta il blog festeggia il compleanno in contumacia del suo padrone. Del resto, aprire un blog a Ferragosto… Sono cinque anni. Cinque anni. Ok. Meglio andare.

(Mal)destro

Poco fa, ad Anno Zero, Storace ha dichiarato: “ci sono molte persone che seguono la trasmissione collegati al mio blog, che fa più contatti di quello di Di Pietro, che sicuramente vi diranno o no, se vogliono Luttazzi in televisione.”
Prima della punch line, due note:
– basta parlare sempre di “Luttazzi-in-televisione” (e con questo non si pensi che io non lo voglia in tv, anzi);
– “io ho il blog più grosso del tuo”? Oh, dio.

Ovviamente nel blog di Storace compaiono, non appena dice quella frase, un sacco di commenti pro-Luttazzi.

Corsi e ricorsi

Finalmente parto, me ne vado. Esattamente come nell’estate di quattro anni fa, quando aprii il blog, raggiungo la Corsica. Nel 2003 il viaggio era stato un giro completo dell’isola pernottando in diversi campeggi. Quest’anno io e i miei tre compagni di avventure siamo talmente distrutti che, come le civiltà più evolute, abbiamo optato per l’essere stanziali, abbiamo affittato una casa e non ci muoveremo da Saint Florent. Ma credo che trascorrere otto giorni nel posto che vedete raffigurato in foto non sarà male.

Ho bisogno di ricaricarmi, di rimettermi insieme, di recuperare energie: mi aspetta un nuovo inizio a settembre, un po’ come fu qualcosa di nuovo aprire questo blog, che festeggia il suo compleanno, ancora una volta, in mia assenza.

Statemi buono.

Di |2007-08-10T15:11:00+02:0010 Agosto 2007|Categorie: I Me Mine, There's A Place|Tag: , , |5 Commenti

In una galassia lontana lontana…

Il tenutario del blog (bloglord?) ringrazia i curatori del numero di oggi del supplemento Nova del “Sole24Ore”, che hanno incluso A Day in the Life nella “galassia dei blog italiani”. Praticamente un paginone centrale senza conigliette, ma con molte lineette e centinaia di nomi di blog più o meno famosi, collegati tra loro, sparsi ovunque su due fogli. Il paginone è al centro di uno speciale chiamato “Bigblogbang”.

Ma ringrazia soprattutto il fatto che il quotidiano economico non sia un tabloid, perché ci sono dentro per un paio di centimetri appena.

Vengo in pace.

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