Francesco Locane

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God Inc.

Leggo questo ora sul sito di Repubblica. E io, da correntista Unicredit, con mutuo Unicredit, che devo dire, senza incorrere in denunce per vilipendi e offese varie?
Dio c’è e conta insieme a noi? E se così fosse, qual è il suo IBAN?
Tutto è una tragica barzelletta, miei piccoli lettori. Raccontata pure male.

Di |2008-10-06T11:36:00+02:006 Ottobre 2008|Categorie: I Am The Walrus, Lady Madonna, Taxman, Tomorrow Never Knows|Tag: , , |1 Commento

"Di terra bella e uguale non ce n'è"

Mi è arrivata oggi una nuova mail da Avaaz, una campagna di controinformazione no-profit globale, che mi ha incuriosito più delle altre, perché intitolata “Send Tremonti an urgent message”. La questione è che il nostro Paese smetterà, tra poco, di inviare aiuti umanitari in Mozambico, dove ha fatto molto finora per diminuire il tasso di mortalità da parto per le donne di quella nazione. Innanzitutto vi invito a saperne di più sulla campagna e a firmare l’appello a Tremonti qua.
Ma, a parte questo, è stato l’inizio della mail a farmi tremare i polsi. Eccolo.

Dear friends in Italy, It’s great to have so much to be proud of in Italy – the finest food, great football teams, and a world-class reputation as romantics.

Per quanto ci possa essere di stereotipico e (quindi) facilmente esportabile nel nostro Paese, questo piccolo incipit si aggiunge a De Benedetti che parla di “Italia fuori dagli schermi dei radar” (utilizzando una metafora terribile, ma efficace: della serie che non siamo manco più un bersaglio, proprio non esistiamo), e della Confindustria che usa apertamente, finalmente, la parola recessione (nonostante Berlusconi continui a dire che l’economia del Paese sia solida, portando come esempio il Milan – e perché no, che ne so, il fatto che comunque la Torre di Pisa è ancora là in piedi?).

Avete notato che, nell’inizio della mail, non si parla manco più della moda e del Made in Italy? Magnare, giuoco del pallone, ammore. Stop. Un paese da operetta. E quindi, ladies and gentleman, Mino Reitano. E nulla più.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=XoezPO48NHk&hl=it&fs=1]

Referrers – Gente che cerca altro – 15

 Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
15. Educazione pornosentimentale 2.0: un medley con climax finale
Se due si baciano, stanno insieme?
Ormai è fatta, piccola. Vediamo che combini.
Istruzioni per limonare.
Mmm, ma saprai seguirle per bene?
Metodo per limonare.
Già meglio.
Fa male il sesso orale.
Pene dentato o incapacità sua? Passa ad altro, se vuoi, ma informati.
Come si fa a rimanere incinte.
Prego?
Come si fa a rimanere incinte?
Beh, dunque, hai presente le api e i fiori?
Come avere il primo rapporto anale.
Rinunci così? Ma ci sono delle precauzioni…
Rapporto anale prima volta.
Beh, la prima volta non si scorda mai…
Istruzioni sesso anale.
Torniamo da capo?
Lezioni di sesso anale.
Approccio didattico, dunque, iniziamo dalla teoria…
Sesso nell’ano come si fa.
Non vuoi perdere tempo, è chiaro.
Il piacere del sesso anale.
Vuoi conferme o scoprire cos’è mancato?
Solo sesso anale.
Monomaniacale.
Orgasmo d’amore.
Aaah.

Neighbours 10

Immaginatevi una calda e silenziosa mattina d’estate. Una stradina piccola piccola, con dei palazzi vecchi vecchi, e della musica che si diffonde nell’aere. Oh, ma chi sarà che accarezza sì soavemente questo violino alle 10 del mattino? E le note rimbalzano allegre e garrule tra i muri delle case, e si infilano (con un filotto perfetto) nelle orecchie dormienti di chi scrive queste righe, trapassandole, e riducendo il malcapitato (me) alla nevrosi.
Mi piace dormire quando sono in vacanza, in ferie, quando non devo alzarmi presto, cosa che accade cinque e a volte anche sei giorni su sette. Mi piace anche la musica, che discorsi, ma a comando.
Il violinista, invece, sa che deve provare i fortissimo delle varie composizioni di Bach, Vivaldi, Corelli e altri, esattamente nelle mattine in cui posso dormire.
In particolare, sa che deve darci dentro quando sono distrutto. Per esempio quando torno alle 4 del mattino dalle vacanze dopo un viaggio durato tredici ore.
Alle 10 del mattino del 19 agosto (come ha fatto del resto per tutta l’estate), il violinista attacca il suo studio, e io mi sveglio. Tachicardico, perfettamente a tempo con lui.
Il violinista a volte è intonato, a volte meno (non lo biasimo: io ho suonato quello stesso strumento per otto anni, prima di capitolare). Indovinate quando lo è meno?
Insomma, mi metto i tappi, niente. Decido di alzarmi e, finalmente, di dirgli qualcosa. Con gli occhi iniettati di sangue, esco di casa, vado al numero civico a fianco, mi pongo come un cavaliere medievale sotto la sua finestra e lo chiamo. Niente. Guardo i nomi sui citofoni del palazzo: sono tre. Nessuno di loro è “Violinista”, quindi li suono tutti e tre. Fanculo.
Di colpo, silenzio. Sento solo il suo metronomo. Si affaccia alla finestra un ragazzo belloccio: occhi azzurri, moro. Non mi dice neanche “Sì”, o “Prego”. Mi guarda. E vedo subito la sua gran faccia da culo, nascosta dai ricci.
– No, scusa – dico io. – Potresti gentilmente chiudere le finestre, quando suoni? (Evito di dirgli che stavo dormendo, il discorso non cambia.)
Lui mi guarda come se gli avessi chiesto la madre in prestito per una porno crociera e gli avessi anche estorto dei soldi.
– E come?
Io, pronto a tutto, mimo il gesto di uno che chiude le finestre.
– Ma questo è un orario consentito – fa lui, e aggiunge con uno sguardo “Cazzo vuoi?”
Quello che vorrei, in quel momento, è fargli ingoiare il violino, pezzo per pezzo.
– Sì, lo so, ma…
– Fa caldo! Come faccio a studiare! Chiuditi tu le tue finestre!
A quel punto, desisto. Perché vorrei strangolarlo con le corde. Tutte e quattro.
Torna dentro e ricomincia.
Raramente ho provato tanto odio per una persona. Cioè, io ho sempre suonato in casa, e lo faccio tuttora. Non si è mai lamentato nessuno, ma se succedesse, chiuderei le finestre.
E adesso, la maledizione dovuta alla maleducazione.

Che tu possa, durante il concerto più importante della tua vita, arrivare al momento della cadenza. E siccome per preparare questo concerto hai perso affetti, affitto, e sei ormai affatto solo (nell’assolo), tu abbia – in cuor tuo – riposto tutto nel concerto e in quel momento che attendono tutti. Che tu possa iniziare la cadenza. Prime note, tutto bene. Anche le seconde. Ma poi, nell’unica pausa della tua barocchissima interpretazione, ti possa scappare un peto, fragoroso. E immediatamente dopo, che il mi cantino del tuo violino si spezzi, schiaffeggiandoti una guancia e impigliandosi ai ricci e ti costringa a rimanere là, impalato sul palco, a metà cadenza, da solo, senza assolo. Che tu la notte possa andare a casa, distrutto, prendere finalmente sonno alle cinque del mattino, pensando alla tua vita affettivamente ed effettivamente finita. E che tu possa essere svegliato, pochissime ore dopo, dal tuo nuovo vicino. Un violinista che suona quello stesso concerto molto meglio di te. Perché lui studia sempre.

Quattro anni fa

Quattro anni fa, in questo periodo, erano finite le OIimpiadi. Anche quell’edizione me la sono persa quasi tutta. È difficile vedere le Olimpiadi in vacanza, anche se hai un televisore a portata di mano. Ma molto probabilmente dipende dalla scarsa passione per lo sport.
Quattro anni fa iniziavo un lavoro, e altre cose. Ed era un momento difficile. Lo è anche quello di quest’anno.
Quattro anni fa c’erano degli accordi con un editore per un romanzo che non è mai uscito. Speriamo che entro quest’anno esca un (altro) mio libro.

Sarà per tutte queste coincidenze che ricordo perfettamente, meglio degli anni passati, la giornata del 26 agosto 2004, e quelle precedenti. L’ultima cartolina che abbiamo registrato, l’ultima telefonata che gli ho fatto da casa, quando ho appreso dal blog che si era fatto male. E poi il messaggio di un’amica, l’andare su qualche sito e l’apprendere della sua morte.
Sono passati quattro anni e le truppe straniere sono ancora in Iraq, in quel casino che è l’Iraq, tuttora non è chiara la fine di Enzo Baldoni, i suoi resti non sono arrivati in Italia.

Ci provo, a sorridere, nonostante tutto, come faceva lui. Ma oggi proprio non ci riesco.

Di |2008-08-26T18:40:00+02:0026 Agosto 2008|Categorie: I Me Mine|Tag: , , |1 Commento

In crescendo

Non faccio mai troppo caso alle citazioni che ci sono sulle copertine dei libri: frasi come “Con questo romanzo Pinco Pallino riscrive la letteratura contemporanea” mi irritano e tendono a non farmi leggere il volume in questione. Ma so di essere un’eccezione. Come lo è lo stralcio di una recensione del “Washington Post Book World” posta nella seconda di copertina di Tre vite, ultimo libro di Rick Moody pubblicato in Italia da minimum fax. Perché effettivamente quello che chiude il volume, “Albertine”, è “uno dei racconti più belli che siano stati pubblicati nel nuovo millennio”.

Devo dire, però, che Tre vite non inizia bene. Il primo dei tre racconti lunghi che lo compone, “L’armata Omega”, ruota eccessivamente intorno ai deliri del protagonista, un ex funzionario ministeriale americano che vede intorno a sé, sull’esclusiva isola dove si è ritirato dopo la pensione, gli indizi di un complotto ai danni della sicurezza nazionale. Eccessivamente lungo, seppure stilisticamente molto buono, il racconto non funziona del tutto, perché fa troppo gioco sulla caratteristica che accomuna i tre scritti: il “tradimento” del lettore da parte dell’io narrante (nel caso di “L’armata Omega” e di “Albertine”) o comunque del fuoco della narrazione.
Accade lo stesso anche in “K&K”, il secondo racconto, che parla di alcuni misteriosi e minacciosi biglietti infilati nella buchetta dei suggerimenti di una piccola azienda statunitense. In questo caso Moody usa la terza persona, ma l’assunto di base non cambia. Il racconto è però sostenuto da una narrazione più strutturata e tesa, e da un’ambientazione “aziendale” tutto sommato divertente.

E poi, “Albertine”: praticamente un capolavoro, che, è vero, risente molto delle oscure profezie di Philip Dick, ma del resto parlando di una sostanza che fa letteralmente rivivere i ricordi, sensazioni, profumi e sapori compresi, e ambientando il tutto in una New York rasa al suolo per metà da un attentato terroristico atomico, c’è poco da fare. Il racconto, di nuovo in prima persona, parte come una sorta di “inchiesta” che il protagonista deve fare sulla nuova droga, chiamata appunto Albertine. E anche in questo caso c’è una comunanza con gli altri due scritti, che in qualche modo riformulano lo stesso principio di “ricerca”. Poi, però, con uno stile che si fa via via sempre più fluido e serrato, Moody ci conduce nei labirinti delle potenzialità (o della realtà?) di questa droga, non avendo paura di tirare fuori le teorie sul tempo e gli studi junghiani sull’inconscio collettivo. Ci si rifugia nel passato perché il presente è troppo triste, perché sono morte milioni di persone, perché non c’è lavoro e Manhattan è un’enorme discarica (vi risparmio gli ovvi richiami al post 11 settembre). Ma se il passato si può rivivere, allora lo si può anche modificare per avere un presente migliore. E se si prende una dose di Albertine quando si è in un ricordo, cosa succede? L’acquisto del libro varrebbe anche solo per queste dense e altissime novanta pagine che lo chiudono.

Cos’è la memoria? La memoria è il groove. Sono un supergruppo di deejay che sparano un groove, e sei tu che balli, insegui le disperazioni del cuore, insegui qualcosa che non c’è più, è così effimero che lo riconosci solo dalle tracce che lascia, come una certa corda pizzicata in un certo modo raccoglie il tuono dei secoli, come il sapore delle ciliegie fresche rievoca indolenti coppie romantiche su portici ottocenteschi, tutte le storie del passato che ti vorticano attorno. La memoria è il groove, il solco, la bugia, la storia che non capisci mai fino in fondo, il posto migliore in cui stare. La memoria è la puttana, la fabbrica di vergogna, la maledizione e la consolazione.
(Rick Moody, Tre Vite, minimum fax, Roma, 2008, pp. 223-224. Trad. di Adelaide Cioni e Francesco Pacifico)

Pronti, partenza, via. Da tutto

Latito io nei confronti di me stesso, figuriamoci il blog.
Comunque, come si conviene, i saluti prima delle vacanze. E qualche regalo.

Me ne vado per dieci giorni in un paese sperduto in un’isola croata, che vedete nella foto. Obiettivi minimi: considerando la sfiga che si è abbattuta su di me negli ultimi mesi, mi basta che la camera dove alloggio non prenda fuoco, né venga travolta da un’onda anomala (beffardamente intervenuta per domare le fiamme).

Ma non vi lascio senza niente. Intanto, scaricate Live@MAPS vol. 1, un doppio cd gratuito con il meglio dei live che ho ospitato nella prima stagione della trasmissione che è finita venerdì scorso, e riprenderà a settembre. Tutte le info qua.

E poi, un assaggio del libro, che dovrebbe uscire tra la fine di questo mese e l’inizio del prossimo. Qui c’è la copertina e qui potete scaricare “la titletrack”, cioè il racconto che dà il titolo alla raccolta, “La guerra in cucina”.

Ci si risente dopo la metà di agosto. E ancora una volta il blog festeggia il compleanno in contumacia del suo padrone. Del resto, aprire un blog a Ferragosto… Sono cinque anni. Cinque anni. Ok. Meglio andare.

Di |2008-08-07T17:01:00+02:007 Agosto 2008|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Pronti, partenza, via. Da tutto

Lune e lodi

Dopo avere pubblicato una sua vecchia striscia, torna su queste pagine quel genio di Stefano Disegni, che ha mandato in giro via mail intitolata “Nuovo omaggio agli amici” (quale onore!) una nuova striscia, accompagnata da queste parole:

E così ce l’hanno fatta a rendere ‘immuni’ le prime cariche dello Stato. Adesso il Cavaliere può strangolare la moglie (secondo me non ce la fa, Veronica è un’emiliana tosta) e se ne riparla a fine mandato, ma forse poi lo fanno Presidente della Repubblica e te saluto. Meno fantascientificamente può dormire sonni tranquilli, tanto i processi non glieli possono fare più. E chi si occupa di indorare la pillola, farla saporita e presentarla come se fosse una conquista per l’umanità? Angelino il Ministrino, pieno di gratitudine! M’è venuto quasi naturale spedire in giro questa recentissima strip. Spero di fare cosa gradita, anche se rigiro il coltello nella piaga. Se invece vi sto disturbando, sorry, ditemelo e non lo faccio più, parola di autore.
Stefano Disegni
Stefano mi ha permesso di pubblicarla qua. Cliccate sulle immagini per vederle più grandi. Ma che ve lo dico a ffà, ché siete esperti!

Bene. Poi, se per caso domani siete in Emilia, passate alla festa finale del festival La dodicesima luna. Farò di tutto per farvi ballare nella splendida cornice dove si svolge il tutto, il chiostro medievale del castello del paese. Mica cavoli.

Going Back (to look better)

Ogni volta che torno al borgo natìo ho delle sorprese: basta che mi guardi intorno.
Una sera ho guardato di sfuggita un manifesto dall’altra parte della strada: ho letto qualcosa come B Hi Re. Allora sono tornato indietro, ho attraversato e… ho scoperto che i BeeHive, quelli di “Kiss Me Licia”, il telefilm, si sono riformati. “BeeHive Reunion Tour“. Per la cronaca Pasquale Finicelli (Mirko) non ha più il ciuffo giallo e rosso. Voi direte: “Dai, un minimo di decenza gli è rimasto.” Sì, ma i biglietti costano 23 euro.

Nella stessa sera passo davanti ad un pub. Su una lavagnetta vedo scritto con la coda dell’occhio: “Os Spec Fab Coro”. Mi fermo, torno indietro: “Fabrizio Corona ospite speciale” di un pub a Gorizia. Ovviamente nel bar dove mi sono fermato, un centinaio di metri più avanti, si parlava solo di quello. Voi direte: “Beh, ma lo prendevano per il culo.” No, si chiedevano tutti con ansia se fosse già arrivato.

Per concludere, ecco a voi un video dei BeeHive. Non protestate, poteva andarvi peggio…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=xBd3T0LKvqA&hl=it&fs=1]
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