Come al solito, si festeggia in contumacia
Sono in ferie da un po’, e tra un po’ me ne vado proprio. Il blog è trascurato, la città si svuota, i telegiornali aprono con notizie sui cuccioli nati negli zoo del mondo, e ADayintheLife compie, tra qualche giorno, sette anni.
Avrei voluto scrivere un post mistico esoterico sul numero sette, avrei voluto scriverne uno sociologico musicale su Best Coast, ma invece mi accontento di questo “chiuso per ferie”. Va bene così: il blog di cinema va avanti ancora per un po’, poi si ferma anche lui. Tanto si sa che il vero ricominciamento è a settembre, no?
State bene.

Ultimi guizzi, amici, e non nel senso acquatico del termine. Due regali, chiamiamoli così, per chi ancora non è andato in vacanza.
Ogni volta che leggo un libro di 

Devo ringraziare
James Murphy è un buon furbacchione: non è uno che frega o se ne approfitta, per intenderci, ma semplicemente uno che da anni e anni è molto attento a quello che accade nel mondo musicale. Sente, percepisce, intuisce, riprende, rimastica, ripropone con varianti. Tanto di cappello, eh, mica stiamo sempre a cercare l’originalità assoluta (un concetto, peraltro, che nel 2010 lascia davvero il tempo che trova).
Assistendo allo splendido spettacolo di Ferrara, inoltre, si è sentita questa influenza, o richiamo, in tanti altri brani della scaletta, anche dei dischi vecchi. Non si è trattato di allucinazioni uditive, per carità, ma di alcuni attimi, suggestioni e brani che, effettivamente, mi hanno riportato alla mente alcuni arrangiamenti dei pezzi di Low, Lodger e “Heroes“. L’altra sorpresa è stata il notare le grandi doti di cantante di Murphy: una voce profonda, quasi da crooner, che non aveva paura allo stesso tempo di sfidare registri più acuti, rimanendo sempre in totale controllo. Anche qui non riesco a non pensare alla versatilità vocale di Bowie, che ci posso fare? E, infine, l’attenzione a quello che accade oggi nel mondo musicale di cui si parlava sopra: il finale del concerto degli LCD è stato esemplare, com la splendida “New York I Love You” che è sfociata in una versione piano e voci di “Empire State of Mind”, spogliata del tutto dall’iperproduzione di Jay-Z e, in qualche modo, rifatta lì, dal vivo, davanti ai nostri occhi, come se James Murphy l’avesse scritta e ce la restituisse come lui la intendeva. E pazienza se la mania di controllo totale del musicista lo rendesse quasi ridicolo, per il continuo comunicare col fonico di palco e per l’aggiustamento senza sosta di aste e microfoni: tanto più che tutto questo perfezionismo è stato spazzato via da un blackout dell’impianto di diffusione, con il pubblico che non sentiva più niente mentre la band, assordata dai volumi dei monitor sul palco continuava a suonare come se nulla fosse accaduto. Pazienza, perché il concerto dell’altra sera è stata l’ennesima prova della statura di Murphy. Staremo a vedere, quindi, che ne sarà di lui, con o senza LCD Soundsystem. Che possa convincere Bowie a tornare sulle scene? Fantasie da inizio settimana…
Iniziano i primi caldi, e noi in radio che facciamo? Induciamo le sensazioni decembrine con una