Me vs. Caffarra
Un titolo altisonante per giustificarmi dopo un mese di assenza? No, miei piccoli lettori. Con orgoglio posso dirvi che l’arcivescovo metropolita della città nella quale vivo dal 1996 ha espresso un parere negativo su di me. Roba di cui vantarsi con i nipoti. Com’è andata?
Qualche tempo fa, la meravigliosa amica V. mi propone di scrivere un testo introduttivo per una mostra da allestire in pieno centro a Bologna (nel palazzo comunale, per intenderci): la mostra è organizzata da un’associazione di agricoltori e ha come tema le immagini devozionali nelle campagne bolognesi. Essendoci la parola “devozionale”, capirete che non c’è di mezzo solo un’associazione di agricoltori, ma pure la Chiesa. E vabbè. Mi viene quindi chiesto di scrivere un testo che, in qualche modo, parta dalle figure femminili legate ai culti della fertilità e della protezione delle messi, per arrivare alla Madonna di cristiana memoria, tuttora oggetto di culti legati al mondo dell’agricoltura.
Diligentemente faccio un po’ di ricerche, butto giù qualche appunto e, in una domenica (e quando se no?), vergo la cartella che mi è stata richiesta. L’amica V. è contenta, il padre dell’amica V. anche di più, bene, amen (eh). Nel frattempo, preso dalle mille opere e parole che mi hanno costretto ad omettere qualsiasi impegno dal blog, come si è visto, mi dimentico della faccenda. Fino a che, qualche giorno fa, l’amica V. mi chiama e mi dice che la mostra è stata allestita, ma che ha scoperto che il mio testo non è finito da nessuna parte: non sul pannello in esposizione, né sul catalogo. Perché? Perché è stato giudicato troppo poco religioso da Carletto&co, combriccola nota per considerare Ratzinger un bravo guaglione, ma un po’ troppo progressista. E secondo me se leggete il testo che ho scritto sarete ancora più sorpresi, o forse avrete il mio stesso sospetto: che la Chiesa cattolica sia tuttora fondamentalmente misogina, e pronta a uccidere nel caso qualcuno dica di nuovo che “Dio è mamma”. In ogni caso: mai come stavolta la sconfitta ha sapore di vittoria.

Sapevo solo vagamente chi fosse Robert Lowell, a cui è intitolata la prima traccia del nuovo disco dei Massimo Volume, Cattive abitudini. Ho scoperto che è stato il fondatore della “Poesia confessionale”, ma è divertente (e bellissimo) che la
Forse è vero, forse nessuno di voi l’avrebbe detto, ma eccoci, il disco è già iniziato da qualche secondo e sono loro, proprio loro, non c’è dubbio. Non si sono fatti tentare da impasti di riverberi, basi elettroniche più o meno raffinate, né dai sorrisi della gente sotto il palco più giovane di quando loro stessi avevano iniziato
Sarà paranoia o estrema attenzione, quella che mi fa notare certe piccole cose? Ho trovato nella buca delle lettere il volantino qui a fianco: il mercato delle pizze a domicilio è tremendo, la concorrenza è atroce, e ognuno cerca di conquistare o mantenere una posizione come può. Con offerte, magari. O consegnando il cibo fino a tarda ora. O dicendo che ha il forno a legna.
Ah, le circolari della Gelmini: sono la croce e la delizia degli insegnanti, che probabilmente, ogni volta che il bidello bussa alla porta, sono attraversati da un brivido di terrore. L’ultima trovata del ministro è “Allenati alla vita” (o forse “Allenàti alla vita”? Chissà). Si tratta di un corso teorico e pratico, che dà crediti formativi, in cui gli alunni sono divisi in pattuglie e si esercitano al tiro con la pistola ad aria compressa, nuoto, salvataggio e orienteering. Ne parla anche
Ah, l’Italia. Recentemente Trenitalia ha rinnovato le biglietterie automatiche: nuovo design, veloci, belle, superpiù. E voi direte: bene, era ora. Eh già, ma non ha rinnovato il sistema computerizzato che ci sta dietro. Come capita sul 