Francesco Locane

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Caput minchiae

Ancora una volta mi arrivano le strisce del prode Stefano Disegni, che a differenza di molti non lascia passare sotto silenzio l’ennesima prova della fallibilità del Papa che, con una bella uscita… Ma ecco cosa dice Stefano nella sua mail.

Benedetto Benedetto! Finché c’è lui c’è da lavorare! L’AIDS si batte con la preghiera, i preservativi peggiorano il problema! Fantastico! Mai nessuno era riuscito a coalizzare il mondo contro la Chiesa. Record omologato. Inevitabile disegnarci su.


Come al solito, cliccate sulle immagini per non peggiorare ulteriormente la vostra vista, già messa a dura prova dalla vostra dipendenza da Internet. Per non parlare della masturbazione. Peccatori.
Di |2009-03-23T21:04:00+01:0023 Marzo 2009|Categorie: I Am The Walrus, Lady Madonna|Tag: , , , , |2 Commenti

I giornalisti preferiscono i biondini

Devo avere studiato, anni fa, la tendenza che i mezzi di comunicazione di massa hanno nel chiamare i protagonisti dei casi di cronaca nera (soprattutto) con il loro nome di battesimo. Erika e Omar, Amanda e Raffaele, eccetera.
Ma, nell’ultimo caso di stupro balzato agli onori della cronaca, quello del parco della Caffarella a Roma, uno degli accusati viene ormai chiamato “il biondino”.Sono i momenti in cui mi vergogno profondamente di fare parte dell’Ordine dei giornalisti. Che schifo.

Contadini, poeti, tigri!

Oggi ho comprato un cd di vecchie canzoni di Cochi e Renato. Mi piacciono, che ci posso fare? A ognuno i suoi guilty pleasures. In ogni caso, sentendo le prime tracce, mi sono reso conto che davvero Cochi e Renato (e Jannacci e Gaber e Fo) sono riusciti a rappresentare il linguaggio della società italiana di quegli anni e, attraverso il linguaggio, a rappresentarla tout court, o comunque a tracciare un ritratto verosimile, seppur allegorico, della borghesia italiana dell’epoca, piccola e grande. Mi chiedevo, allora, come mai adesso non ci sia nessuno che lo faccia in quel modo, divertente, leggero e arguto. C’è poco da ridere, oggi, direte voi. Mah, sarà. Cioè, è vero, ma in fondo cose come questa ci sono state sempre. Ci manca solo la peste nera, direte voi. Ok, avete vinto.
Non dandomi risposta a quella domanda, ho pensato a una caratteristica abbastanza frequente di sketch e canzoni di Cochi e Renato. Cochi faceva il ricco (il poeta), Renato il povero (il contadino). Era ancora, quella, una società in cui esistevano le classi e nella quale la tendenza che avevano le classi basse di salire di rango era comunque ostacolata, nella maniera più evidente, da differenze linguistiche.
Anche adesso ci sono classi, checché se ne dica, e siamo pure messi peggio: la famosa forbice che si allarga. Ma il linguaggio è uniformato, purtroppo. Dico purtroppo perché si è uniformato verso il basso, in tutti i campi o quasi. Il contadino si veste come il poeta, e si crede tale, e il poeta parla appena meglio del contadino, fregandolo con le sue stesse parole e modi dire, addirittura scambiandoseli. Ma nessuno dei due, oggi, sa zappare la terra davvero o scrivere due versi in croce.
E mi è poi venuto in mente un libro che ho letto, o meglio guardato, di recente: Metti un tigre nel motore, che raccoglie alcune pubblicità apparse su riviste tra il 1960 e il 1973, in un’Italia radicalmente diversa e distante da quella che c’è adesso. Più o meno quella di Cochi e Renato di allora. E la prima emozione che ho avuto è stata di nostalgia, ma come la si può avere per una nonna di cui ti parlano tutti, ma che non hai mai conosciuto.

Emerge, da quelle pagine e da quelle canzoni un Paese sì con problemi, nel quale si sentono i germi di quello che succederà da lì a qualche anno, ma innocente. Insomma, la foto della nonna un po’ prima che morisse: vedi che è vecchia, capisci che l’occhio non è più vispo come poteva essere, ma insomma, è là.

Mi chiedo se la speranza sia che tutti ci si trovi, prima o poi, nella condizione di uno dei due personaggi de “Il Bonzo”: ci tocca perdere tutto, per accorgerci che anche il poeta, pardon, il re è nudo da un pezzo? 

Old School

Con i miei studenti di quinta superiore stiamo preparando un documentario, diciamo, sulla cultura hip hop. Oggi abbiamo parlato di musiche da inserire nella colonna sonora.
“Avete proposte?” ho chiesto.
“Mah, del rap”, ha detto uno di loro. “Ma magari qualcosa di molto vecchio.”
“Tipo?” ho chiesto.
“Beh, qualcosa anni ’90…”(E poi, al supermercato, una ragazza mi ha dato del lei.)
Di |2009-03-09T13:14:00+01:009 Marzo 2009|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , |12 Commenti

Neighbours 11

In realtà questo nuovo (e inaspettato) capitolo della saga che racconta le vicende dei miei vicini di casa, è uno spinoff dell’episodio numero nove, perché la protagonista è la stessa.
Caratteristica della mia vicina di casa è che la incontro sempre quando sono di fretta, e lei ha voglia di chiacchierare. Specifico: io, a dire la verità, sono sempre di fretta, e lei ha semprevoglia di chiacchierare. Quando è da sola, parla al telefono. Tantissimo, a voce altissima. D’inverno, chi se ne frega. D’estate, con le finestre aperte, capirete…Comunque, scendo trafelato le scale di casa, dopo avere mangiato qualcosa per pranzo. Un gradino dopo l’altro mi chiedo se quello che ho ingurgitato nei sei fantozziani secondi che posso concedermi tra il lavoro della mattina e quello del pomeriggio sia effettivamente commestibile. Poi mi domando  se, qualunque cosa esso sia, io l’abbia scartato. Passo velocemente la lingua in bocca, non sento traccia di cellophane, e… E lei è lì, davanti al portone del palazzo, apparentemente immobile.
– Ciao Francesco, come va?
– Ciao… Eh, – dico io ansimando – di fretta.
Ma queste parole hanno su di lei l’effetto di un granello di sabbia nel deserto. E la vicina inizia a parlarmi dei cazzi suoi. No, perché poi forse lei lo sa che, essendo inverno, non sento le sue telefonate, e quindi non sono mica aggiornato sulla sua vita. E infatti…
– L’hai sentita la mia cagnetta?
– No – dico io. Del resto è inverno, le finestre sono chiuse. Mi chiedo se la cagnetta, d’estate, farà delle interurbane. Semmai, internazionali, visto che…
– È uno Yorkshire Terrier, piccola così, e ha sempre voglia di giocare…
Il tempo scorre veloce, ma solo per me.
– È un cane piccolo – continua lei, e io capisco che non do l’idea di essere Piero Angela, ma so cos’è uno Yorkshire Terrier. – Pesa poco più di un chilo, ma arriva al massimo a un chilo e sei.
Ecco, alla quantificazione del peso massimo di un essere vivente, io vengo preso dallo sconforto, come se tutto fosse già disegnato, previsto, predetto. Mi immagino Dio che dice: “E questo lo chiamiamo Yorkshire Terrier, ecco, gli mettiamo dei peli qua, dei peli là… Massimo un chilo e sei, eh, che se no non ci stiamo coi conti. Segna.” E se uno Yorkshire Terrier volesse ingrassare fino ai cinque, dieci, mille chili? Non può? Posso prendermela con il Papa, in ogni caso?
Ma la vicina continua.
– Me l’hanno regalato i miei figli per Natale… Ma capisce tutto, anche se è piccolo…
Aridaje, sembra che voglia giustificarlo. Io, intanto, affascinato dalla Licia Colò del piano di sotto, sto perdendo secondi preziosi e autobus, insieme. Di colpo, l’illuminazione: non ho aperto bocca, ma so cosa dire per stroncare la conversazione, ho la frase. Ma la vicina, che ha un master in loquela, mi anticipa.
– Insomma, è un topo.
– Sì – dico io. Sposto il peso in avanti. – Be’, devo proprio andare.Dentro di me penso, mentre salgo sull’autobus: “Un chilo e sei.”
Di |2009-02-19T00:21:00+01:0019 Febbraio 2009|Categorie: I've Just Seen A Face|Tag: , , , , |1 Commento

Über alles

Fate voi. Guardate prima il video o leggete queste poche righe.
Ma vi dico soltanto che questo post aveva come titolo alternativo “Santi subito”.
Un video che fa capire tante cose, tipo:
1. la profonda crisi vissuta dalla RFT negli anni ’70 (terrorismo, trionfo del kitsch, eccetera);
2. cosa vuol dire davvero “multiculturalismo” (il meglio di Germania, Russia, Spagna – almeno – in un video di tre minuti);
3. “Tanz Samba mit Mir” non è un caso isolato, ma solo la punta dell’iceberg.
[youtube=http://youtu.be/KZg8WR-uyag]

Ah, la musica, la musica, la musica, la musica…

La musica (il titolo è preso da qua), si sa, guarisce e consola. Di conseguenza, una bella due giorni di musica è quello che ci voleva.
Ieri, al Bronson, bel concerto dei Giant Sand (e “rivedo” Howe Gelb dopo la cena di due anni fa). Se siete curiosi, ci sono le foto.
Venerdì, festa del Future Film Festival al Locomotiv: grazie, eravate un sacco a ballare la musica che abbiamo messo Jon e io. E ogni volta mi sorprendo della gioia che si diffonde sulle facce in pista quando parte il pezzo di cui prego cadauniamo il video sottostante.[youtube=http://youtu.be/SPlQpGeTbIE]

Back (to the days)

Se per caso ve lo foste chiesti, sì, ci sono ancora. Ma non ditelo troppo in giro.
Come se non fosse ormai evidente che il 2008 è stato un anno di merda, anche il primo mese del 2009 non scherza. Ma, come un monaco tibetano non tanto certo della sua fede che sta su un ponte di corda sospeso nel vuoto durante una tempesta di meteoriti, eccomi qua.
Per essere positivi, vediamo le cose belle successe da un mese abbondante a questa parte:
– ho avuto, prima di tutto, la conferma che (nonostante le apparenze) sono una persona molto fortunata, perché sono circondato dagli amici migliori che uno si possa immaginare: senza di voi non ce l’avrei fatta, grazie, grazie, grazie, grazie;
– poi: questo è il primo post che scrivo sul nuovo iMac: avete presente quando le persone vi dicono che passare ad Apple è tuttunaltracosa? È vero;
– il concerto dei Calibro 35 al Locomotiv Club, e la session che hanno fatto a Maps: del primo ci sono delle foto che ho scattato, a breve la session sul sito della trasmissioncina che ho l’onore di condurre;
– sempre rimanendo su Maps: siamo di nuovo sbarcati in America, evviva;
– il mio pianoforte è di nuovo accordato;
– sempre a tal proposito, più o meno, ho finalmente comprato alcune cose che desideravo da tempo.
Ecco, tutto il resto è più o meno una schifezza. Ma, in fondo, sono ancora vivo, no? Alla faccia di chi mi vuole e mi ha voluto male.
Come bonus track, vi segnalo un progetto bellissimo della mia amica fotografa Arianna, rivolto alle persone che, come me, sono nate alla fine degli anni ’70. Avete presente quando la vostra mamma o il vostro papà vi sollevavano dalla quiete pigra di un pomeriggio per pronunciare solennemente “Adesso andiamo a fare una foto”? Se eravate in casa a leggere i vostri giornalini o a giocare con le bambole venivate presi e portati in terrazzo. Ecco, Arianna sta iniziando a raccogliere queste foto di noi-bambini-sul-terrazzo, con gli occhi stremati dal sole contro (“Se no la foto viene buia”) e forse sapendo che, in fondo, il terrazzo e la nostra vita erano già un surrogato di qualcosa. Le foto sono qua: se indovinate chi sono, vincete un giornalino. Davvero.
Di |2009-01-29T21:00:00+01:0029 Gennaio 2009|Categorie: I Me Mine|Tag: , , , , , , , , |10 Commenti

L'antica arte del fare le liste musicali di fine anno

Visto che tanto tra un po’ comparirà anche sul sito di Maps (in forma più ricca), anticipo qui le due liste musicali del 2008, dischi e concerti. L’anno scorso me l’ero cavata non mettendo dischi e concerti in ordine di importanza, quest’anno non posso usare quell’escamotage, quindi…

I dischi del 2008
Una nota: per lavoro, da gennaio a oggi, ho considerato qualcosa come 200 e rotti dischi. Questo vuol dire, in media, ascoltare un disco per un giorno e mezzo e poi basta. Ovviamente capirete che questo è impossibile. I dischi sono troppi, davvero. Ma ecco la mia decina:

1. Fleet Foxes – ST (SubPop/Bella Union)
2. Portishead – Third (Island)
3. TV on the Radio – Dear Science (4AD)
4. Bon Iver – For Emma, Forever Ago (Jagjaguwar)
5. Nick Cave & the Bad Seeds – Dig! Lazarus! Dig! (Mute)
6. Vampire Weekend – ST (XL)
7. MGMT – Oracular Spectacular (Columbia)
8. Black Mountain – In the Future (Jagjaguwar)
9. Why? – Alopecia (Tomlab)
10. Blake/e/e/e – Border Radio (Unhip)

I concerti del 2008
Altra nota: siccome sono maniacale, so esattamente quanti concerti ho visto in questi dodici mesi. Sono quarantaquattro. Per il sito di Maps ne ho selezionati cinque, qui mi allargo a dieci (ma venti sono davvero da ricordare, il che non è male, no?). Tra parentesi, come da tradizione, link a set fotografici, recensioni, video.

1. Bruce Springsteen & the E-Street Band (Stadio Meazza, Milano, 25.06.08) (foto, video, video, blog)
2. Fleet Foxes (Magazzini Generali, Milano, 15.11.08) (foto, blog)
3. Portishead (Saschall, Firenze, 31.03.08) (foto, video, blog)
4. Battles (Estragon, Bologna, 07.05.08) (foto)
5. Singer (Knitting Factory, New York, 29.04.08) (foto, blog)
6. Einstürzende Neubauten (Estragon, Bologna, 12.04.08)
7. Mondo Cane (Piazza Santo Stefano, Bologna, 18.07.08) (foto)
8. Explosions in the Sky (Estragon, Bologna, 26.05.08) (foto, blog)
9. R.E.M. (Futurshow Station, Bologna, 26.09.08) (foto, video)
10. Massimo Volume e Blake/e/e/e (Estragon, Bologna, 07.11.08) (foto, foto, blog)

Et voilà. Scannatevi nei commenti, dai.

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