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Cialtroni anche nella censura

Ieri ho visto dei film pornografici con animali e minorenni.
No, vabbè, dai, lo ammetto: ieri ho visto due edizioni del TG1, quella delle 1330 e quella delle 20. I titoli di apertura di entrambi i notiziari erano dedicati al primo anniversario del terremoto in Abruzzo. In mezzo alle solite lodi sperticate all’opera del Governo e a Bertolaso, nell’edizione dell’ora di pranzo c’è stata un’anomalia. Una donna che faceva parte del corteo in memoria delle vittime, ai microfoni del telegiornale, si è lamentata della mancata ricostruzione, aggiungendo qualcosa come “Quale miracolo, qui di miracoli non se n’è visti”. Ho pensato a questa frase tutto il giorno: com’è possibile, mi sono chiesto, che a Minzolini sia sfuggita questa voce di dissenso? Dormiva? Gli è apparso in sogno qualcuno di più alto e meno pelato che gli ha indicato la via? Ho escluso che si fosse ravveduto da solo: Minzolini? Ma andiamo, su…
E infatti, nella seconda edizione, che ha riproposto un servizio pressoché identico, la donna, la sua rabbia e la sua frustrazione, sono scomparse. Questa è l’Italia, amici: un Paese che si può permettere di essere cazzone anche quando si applica in una cosa seria come dovrebbe essere una sana censura di regime.

Di |2010-04-07T08:17:00+02:007 Aprile 2010|Categorie: Glass Onion, Taxman|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Cialtroni anche nella censura

Cose per cui vale la pena di vivere

Sono passati quasi sei giorni e ancora non ci credo: Woody Allen a una manciata di metri da me, che suona. L’avevo mancato a New York, qualche anno fa, e (grazie ad un regalo, anzi, ad un Regalo) sono riuscito a vederlo a Roma, mercoledì scorso, nell’ultima data italiana della tournèe europea della sua New Orleans Jazz Band. Che dire?
Innanzitutto che è molto difficile rendersi conto che tra me, seduto in terza fila all’Auditorium della Musica, e lui, non c’è uno schermo, televisivo e cinematografico. Lui, uno dei miti della mia vita, è là, con i suoi pantaloni di velluto a coste che suona.
Poi, che è vero quello che si dice: è molto meglio come regista, scrittore, attore, che come musicista, ma chi se ne importa. Le uniche cose che ha detto sono state di mettersi seduti comodi e rilassarsi ascoltando dei vecchi brani che andavano per la maggiore nella New Orleans di quasi un secolo fa.
E l’impressione è quella di vedere un gruppo di vecchi amici che, invece che giocare a poker, a scacchi o a Monopoli, stanno lì e suonano: principalmente per loro e poi per chi vuole stare a sentirli. Il fatto che fossimo in tantissimi (tra noti e meno noti) il 31 marzo a Roma, be’, sono cose che capitano, quando in mezzo alla tua band c’è quello là che suona il clarinetto.
Per concludere, il finale (e come vogliamo concludere, se no?). Quel “Bella Ciao” riarrangiato in versione dixieland, suonato nella città simbolo dell’ennesima sconfitta elettorale della non destra, anche se me lo aspettavo, avendo letto le cronache dei concerti di Montecatini e Venezia, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Per questo vi dono un video fatto malissimo, a causa dell’emozione e dei severi inservienti dell’Auditorium. È qua sotto.
[youtube=http://youtu.be/ohch-y7qqbI]

You only give me your money – 2

[youtube=http://youtu.be/4Ph4rZU0Ns4]
Ora, di sfruttamento delle canzoni dei Beatles, già ne avevo parlato qui, un paio di anni fa. Ed è già successo recentemente che John sia stato “resuscitato”, ma se non altro la causa era “nobile”. Ma l’altro giorno, all’ora di cena, mi è capitato di vedere lo spot che riporto quassù.
Stavolta, cari Sean e Yoko, è troppo. E poi, la scusa che il figlio di Lennon ha usato, l’avete letta?
Se qualcuno oserà mettere “Woman” come sottofondo di una pubblicità di intimo femminile, chiamo tutti alla rivolta.

Essere sul pezzo

Mi hanno appena suonato al citofono. Una voce si è presentata con nome e cognome. “Vogliamo lasciare degli inviti per una conferenza sul Grande Evento”, ha detto la voce, pronunciando distintamente le maiuscole. Mi sono chiesto di che evento, o Evento, stesse parlando: le elezioni? Uno tsunami? La crisi economica? “Cioè?”, ho chiesto.
Dopo una pausa, la voce ha detto: “La morte di Gesù Cristo”. Non ho aperto. Odio i parvenu dell’informazione.

Di |2010-03-16T17:57:00+01:0016 Marzo 2010|Categorie: I Am The Walrus, Lady Madonna|Tag: , , , |Commenti disabilitati su Essere sul pezzo

Il mondo secondo Google (e un video che non c'entra nulla)

Pensavo: e se l’ordine delle cose del mondo fosse dettato davvero da un motore di ricerca, cosa succederebbe? Cosa potremmo scoprire?
Per esempio, questa sequenza di figure sono i primi risultati della ricerca immagini di Google per i versi immortali dell’epica “Trentatrè trentini” (oh, mica potevo farlo con la Genesi…).

Il che ci rivela alcuni arcani dietro allo scioglilingua: per esempio, i trentini in questione avevano problemi stomatologici, lungi da loro usare i cavalli, visto che ci sono le jeep (e poi: quel trentatrè com’è da intendersi? Pare fossero di meno). E ancora: il loro andare a Trento aveva evidentemente a che fare con un compleanno e, infine, i nostri protagonisti erano tutt’altro che sprovveduti, avendo messo su delle imprese di agriturismo da tutt’altra parte d’Italia. Dove i cavalli, peraltro, tornano. Ma come attrazione per turisti.

Buon fine settimana a tutti.

Di |2010-03-12T09:03:00+01:0012 Marzo 2010|Categorie: I Am The Walrus|Tag: , , , , |Commenti disabilitati su Il mondo secondo Google (e un video che non c'entra nulla)

Santi e tabacchi

L’altro giorno entro in un tabacchino: aspettavo un amico che non arrivava e ho deciso di comprarmi delle gomme da masticare e ripararmi dalla pioggia. Appena varco la soglia del negozio, un cliente mi dice: “Torna subito”. Immagino si riferisca al proprietario dell’esercizio, che poco dopo fa la sua comparsa. L’uomo si presenta urlando, ma con aria divertita, ed esclama senza indugi: “A quei tre stronzi, la prossima volta, gliela faccio vedere io. Mi tiro giù le braghe, mi metto carponi, e gli faccio parcheggiare la bicicletta tra le mie chiappe.” I pochi clienti nel locale non reagiscono, ma il silenzio viene di nuovo riempito dal vocione dell’uomo, che ripete la questione. “Quanti sono? Ah, ma vedono: giù le braghe e che mi mettano la bicicletta nel solco del culo.”
Poi serve un cliente e tocca a me. Gli porgo il pacchetto di chewing gum e due euro. Mentre mi dà il resto, sollevo lo sguardo e noto, in alto sul bancone, una foto che ritrae, senza dubbio nonostante il tempo passato, il proprietario che tiene un braccio sulla spalla di un monaco tibetano (per me potrebbe essere il Dalai Lama), davanti a quello che potrebbe essere un tempio buddista. E, ancora una volta, dubito della definizione di “pace interiore”.

Gialli senza mistero

Se ne è parlato tanto anche su altri blog, e io, appena appresa la notizia, l’ho diffusa come potevo. In sintesi la questione è che Maurizio Costanzo è diventato direttore responsabile dei Gialli Mondadori. Una collana storica, che ha compiuto da poco 80 anni. E fin qui nulla di strano: è solo l’ennesimo caso di gerontocrazia vigente nel panorama culturale italiano.
Il punto è che nel post di presentazione ai lettori sul blog della collana, Costanzo non fa mistero di non saperne una mazza di letteratura gialla. Cioè, è scritto nero su bianco, in maniera impudica, o meglio, con una consapevolezza assoluta dell’impunità (morale, giudiziaria, politica) che vige in Italia.
E voi direte: be’, qualcuno avrà commentato negativamente questa scelta: certo, solo che come spiega Sergio Altieri in un altro post, quei commenti sono stati cancellati. E, anche in questo caso, l’ammissione è là, evidente, alla portata di tutti. Iniziamo bene, insomma: un giallo in cui il colpevole, alla prima pagina, ammette la sua responsabilità e, sotto gli occhi di tutti, riesce a farla franca.

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