Francesco Locane

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Sospensioni: una brutta storia di rumori molesti, soldi e ventiseienni che attendono

Regolarmente, accade di nuovo. Forse vivo in una strada di Bologna particolare, ma sembra che i palazzi qui intorno necessitino sempre di lavori. Alle otto e trenta precise, sento un rumore sordo e lontano. Poi sento vibrare leggermente il letto, e tento di non pensare al rumore e di farmi cullare dalla vibrazione.
A quel punto mi immagino un capo cantiere che, come un direttore d’orchestra, dà il via alla sezione degli scalpellini. Ogni colpo di martello mi penetra nel cranio. Nessuna piacevole vibrazione, in quel caso. A volte mi riaddormento, a volte no. Quando non mi riaddormento mi alzo e tento di focalizzare da dove provenga il rumore. Vado nell’altra stanza, mi affaccio in strada, niente. E quando sono completamente sveglio, il rumore cessa. Sono tentato di tornare a dormire. Ma rimango sospeso, sentendo ancora vibrazioni che non esistono più.

Il bancomat mi guarda. Io lo guardo. Poi infilo la tessera a tradimento.
Non è possibile effettuare prelievi.
Cazzo devo prelevare? Il saldo, per favore.
Oh, Cristo. Ma sei di coccio, eh? Già ne abbiamo parlato.
Il saldo, porca puttana.
No, non mi va. Prova qui a fianco.
Ptui. La tessera esce, il bancomat distoglie lo sguardo.
Lo sportello accanto è più simpatico nei modi. Ma mi conferma che ancora non mi hanno pagato.
Telefono a chi mi deve pagare. Mi dicono che hanno fatto il pagamento, ma c’è da aspettare qualche giorno.
I miei quattrocento euro sono sospesi, da qualche parte, tra la scuola in cui ho insegnato e il mio conto corrente. Sono immobili a mezz’aria, loro, non vibrano.

Iniziano ad arrivare i primi pareri sul romanzo, da parte dei selezionatissimi lettori. Sono buoni. L’Editore non si fa sentire, è troppo presto. Il punto è che deve piacere a lui. Non si pubblica un libro per consenso popolare, purtroppo. Aspetto.

Mercoledì inizio la formazione per un lavoro. Contratto di un anno. Part time, ovviamente. Passo le mie ultime giornate da non lavoratore ascoltando The Winding Sheet in continuazione. Mica sto male, no. Solo, aspetto, sospeso, che un altro tassello di quella che chiamano età adulta mi si appiccichi addosso. Bevo e fumo. Stasera sarò in vicolo Bolognetti. Mi riconoscerete. Sono quello che fluttua.

Comunicazioni di servizio. Stanotte non sono in onda. Ma dalla prossima settimana, si inizia alle ventidue e trenta. Scatti di carriera: il prime time si avvicina.

Mens sana in corpore sano – Da cena nasce cosa

Vado sul sito di Libero. Che stranamente, con le vacanze in arrivo, parla di estate come stagione dell’ammmore, e dà a noi maschietti le sei preziosissime regole per non fare cilecca a letto.

1 – A tavola per un sesso da favola. Ostriche, avocado, arance, pasta, pomodori, olio, sedano e proteine: cos’hanno questi alimenti in comune tra di loro? Sono dei potenti afrodisiaci, dei Viagra naturali, ottimi per una notte di fuoco!

Ok, ci siete tu e lei, vi hanno portato il menù. Ordinare ostriche, ma anche una semplice pasta al pomodoro equivarrebbe a metterle una mano sul culo. Quindi, se non vuoi destare sospetti, riso in bianco. Che eventualmente predispone al possibile fallimento già dal nome.

2 – Usate il preservativo nei rapporti occasionali. In questo modo si può lasciare la testa molto più sgombra da pensieri e paure e dedicarsi solamente al piacere di lei.

Non continuare a toccarti il taschino. La sagoma quadrata si intuisce perfettamente. E quella non è la dimensione di un Ritter Sport, anche se ti piacerebbe. Mangia il tuo riso. E non cercare di carpire le sue intenzioni  per il dopo cena da quello che mangia lei. Ordinare brasato ad agosto non è così indicativo. E poi non sta mangiando tutta la polenta che lo accompagna.

3 – Niente “bionde” tra le dita. Centinaia di studi scientifici hanno evidenziato infatti che il fumo riduce le performance sessuali. Le sigarette sono responsabili del danno vascolare alle arterie che portano sangue e pressione al pene: una sola sigaretta riduce del 30% il flusso arterioso per 2-3 ore, fate un po’ voi i conti…

Quanto è bella quando fuma, eh? E ne avresti voglia, oh, quanto ne avresti voglia anche tu di una sigaretta. Ma niente, non si può. Quel 30% ti si è stampato in mente, e continui a fare divisioni, e calcoli (rigorosamente in centimetri). Metti caso che lei avesse voglia di farlo nel bagno del ristorante, adesso,. Be’, tu staresti lì a maledire l’unica paglia che ti sei concesso mentre la aspettavi nervoso. Quindi niente sigaretta. La guardi, e pare che quell’havana che fuma non debba finire mai.

4 – Alcol? Anche se un drink può scaldare l’atmosfera e abbassare la soglia di inibizione, attenzione a non strafare: l’abuso di alcol svolge un ruolo deleterio sia sulla capacità sessuale che sulla fertilità.

Mica avrai ordinato da bere? Anche lo spumantino orrendo di benvenuto può essere tremendo. Sì, lei sembra più sciolta e disinibita, è vero. Ha anche toccato il culo al cameriere, mentre gli portava la seconda bottiglia di barolo. Ma tu resisti e bevi solo della San Pellegrino.

5 – Corri, salta e solleva. L’attività fisica svolge un benefico effetto protettivo su tutte le arterie, quindi anche quelle del pene. Per questo una regolare attività fisica consente di migliorare le prestazioni sessuali. Naturalmente senza strafare.

Sei andato in bagno a fare qualche flessione, solo qualcuna. Così hai anche potuto eliminare con degli squassanti rutti l’effetto delle due bottiglie di minerale che ti sei fatto. Il riso era salatissimo, ma pare brutto lamentarsi con il cameriere. Insomma, è stato così gentile con voi. Soprattutto con lei, a dire il vero. Ancora un piegamento, oplà, torna di là, è tua!

6 – No stress. Meglio un sorriso! Banale dire che stress e depressione innanzitutto rovinano i rapporti interpersonali e la possibilità di conoscere nuove persone, quindi meno numeri di telefono portati a casa, meno possibilità di ritrovarsele tra le lenzuola. Ma oltre a ciò possono addirittura essere responsabili di un blocco della produzione di testosterone che riduce ulteriormente l’attività sessuale.

Quando sei andato in bagno lei ha sorriso. E hai anche il suo numero di telefono? Allora è matematico. Poi, hai mangiato un etto di riso in bianco, non hai bevuto, né fumato. Un po’ stressato lo sei, si vede, ma ormai ci siamo. Sorridi. Torna di là.
Cosa? No, lei non c’è più. Sì, indovinato. Col cameriere. Come cosa aveva lui più di te? Ma la serenità e la mente sgombra.
Sì, ora puoi fumartela una sigaretta. E finire il vino che ha lasciato. Ripassati le regole, la prossima volta.

Prima stesura

Ci ho messo molto, moltissimo a leggere Underworld. Verso la fine ho sentito, più che con altri libri, il senso di dispiacere per l’approssimarsi della fine, del distacco.
Quando ci si separa allo stesso modo dalle proprie parole, invece, c’è un senso diverso. Non l’ho mai chiesto a mia madre, ma sono sicuro che stiamo provando cose simili: lei che mi vedeva andare a scuola per la prima volta, io che guardo il mucchio di fogli accanto a me, pronti per essere spediti all’Editore.
Nessuna tristezza, un misto di gioia per la procreazione e normale, genitoriale preoccupazione.

Di |2004-06-17T02:56:00+02:0017 Giugno 2004|Categorie: Paperback Writer|Tag: , , , , |13 Commenti

Neighbours 5

Quando sono venuto a vivere in questa casa, loro non si vedevano mai. Però si sentivano. Una volta sono tornato a casa e i miei coinquilini mi hanno detto che avevano litigato, tirandosi piatti e oggetti, come nei film. Dalla finestra della cucina, dall’altra parte del pozzo luce, in alto, potevamo vedere una parte del loro appartamento, decorato in maniera bizzarra. Ecco che la coppia del secondo piano, eliminata la dicitura “quelli che quando litigano urlano e si spaccano i piatti in testa”, è diventata “quelli con la casa dipinta” o, più brevemente, “i pittori”.
Poi, finalmente, li abbiamo visti, e sono diventati “i tossici”. Entrambi sulla trentina, alti e magri, emaciati, non parlano mai. Forse hanno bisogno di un servizio da dodici, per farlo. Non pare che sentano musica, né guardino la televisione. Si vede soprattutto lei, che ogni tanto prende la bicicletta ed esce. Oppure sono insieme nell’atrio del mio palazzo, completamente riempito di enormi pannelli di polistirolo o di compensato, e portano a casa questi oggetti. In effetti questo farebbe pensare più ad un’indole creativa che tossicomane, ma si sa che a volte le cose sono legate.

Ma il punto non è questo. Il vero mistero legato alla coppia del secondo piano è il saluto.
C’è sempre un problema, nel salutare le persone che vedi spesso, ma con le quali non hai scambiato mai mezza parola. Saluto da lontano? Ciao e sorriso? Cenno col capo? Con loro la questione non si pone in questi termini, ma seguendo la dicotomia “dentro/fuori”. Mi spiego. Se uno dei due, o entrambi, mi incontra all’interno del palazzo dove vivo, saluta. Se l’incontro avviene fuori, niente, neanche un cenno. Ma con “fuori” non intendo a Melbourne. Intendo anche un metro oltre il portone di casa.
Questa cosa continua a lasciare sconvolto me e i miei coinquilini. Perché fanno così? Non ci riconoscono se non nel nostro habitat? Non si fidano degli sconosciuti in quella tentacolare metropoli che è Bologna? Sono pazzi?

Ho deciso che li stuzzicherò, per amore della scienza. Passerò un pomeriggio seduto mezzo fuori e mezzo dentro il mio portone, e li aspetterò. Vediamo cosa faranno, se mi saluteranno. Ovviamente, se vedo che tirano fuori dei piatti, me la do a gambe levate.

All Work and No Play…

Suona il cellulare.
“Pronto, sono XY di Donna, del Corriere della Sera. Parlo con Francesco?”
“Sì”, dico io. E già mi immagino di varcare i portoni di via Solferino vestito come un giornalista anni ’30.
“Il suo numero mi è stato dato da [xy], la rivista di cinema su cui scrive. Lei ha intervistato Argento…”
“Sì”, dico io. Mi immagino davanti ai portoni di via Solferino, in attesa.
“Senta, non è che ha un recapito di Argento?”
Non dico niente. E mi immagino a scrivere con lo spray frasi oscene sui muri di via Solferino.
“Le posso dare solo il numero della casa di produzione, non…”
“Ah… Certo, certo, mi dica”
Dopo averle passato il numero, non ho resistito.
“C’è sull’elenco telefonico di Roma, comunque…”
“Me lo ripete? Zero sei… poi?”
Mi arriva una mail dalla rivista [xy]. “Ti inseriamo tra i collaboratori fissi, ma devi firmare la liberatoria che ti allego e rimandarmela.”
Con la liberatoria mi impegno a non essere pagato. Firmo.
Mi immagino come Tafazzi, impegnato a battermi le palle con un numero di [xy] arrotolato.
Infine, mi è arrivato l’sms di Berlusconi.
La mia immaginazione ha dei limiti.

Trecentosessantacinquesimo

Esco dalla radio con Federico. Sentiamo un botto mentre siamo sotto le Torri. Parlavamo della liberazione degli ostaggi, credo. Comunque ne avevamo parlato.
Dopo poco andiamo in piazza Maggiore, con Elena e Nico. Vediamo i Carabinieri che ci impediscono l’accesso alla piazza. Quando uno di loro vede Nico gli dice:
“Vieni qua, tu”
Nico va.
“Allontanatevi, voi”, dice il carabiniere.
Ci allontaniamo.
Il carabiniere fa aprire la borsa a Nico. Dentro c’è un pennello e materiale per fare attacchinaggio.
Solo dopo veniamo a sapere esattamente cos’è successo.

Alla mezzanotte del mio ventiseiesimo compleanno ero circondato da persone care, vicine e lontane. Fumavo una canna e ridevo.
A volte, quello che vince, è arrendersi al senso di impotenza, e lasciarsi andare, abbandonarsi solo all’affetto e al calore.

Scene da un matrimonio Appunti in forma di sceneggiatura per un film(ino) realista

2/06 Love Scene
Interno giorno. Autobus Bologna-Forlì.
Due fidanzati si baciano fino a che è possibile. Quando lei sale, si guardano per lunghi minuti, senza dire niente. L’autobus parte, lui si mette in piedi su una panchina per poterla vedere ancora. Lei si gira più che può. Alla fine lui cade dalla panchina e lei si sloga le cervicali.
La radio dell’autobus fa sentire “Ticket to Ride” dei Beatles. Una giovane mamma inglese fa ballare sulle ginocchia sua figlia dueenne, e le canta la prima strofa della canzone. Quando non si ricorda più le parole, canta la piccola, con voce inaspettatamente baritonale e coinvolge tutto l’autobus in un entusiasmante versione gospel della canzone.
Nota. Ricordarsi di inserire nel film una velata critica al metodo educativo Montessori. Esempio: un bambino piange e fa i capricci, la madre lo mena, il bambino smette di frignare e la ringrazia per la rigida ma giusta dose di disciplina infertagli.

2/06 a The 10000 Miles Club
Interno notte. Aereo Meridiana Forlì-Catania
Francesco sale la scaletta, alla fine della quale c’è una hostess non particolarmente carina.
Francesco (voce off). Ma chi l’ha inventata la storia che tutte le hostess sono gnocche?
Flashback. Interno giorno. Aereo British Airways Venezia-Londra
Francesco viene servito da una hostess identica a Benny Hill.
Interno notte. Aereo Meridiana Forlì-Catania
Francesco riconosce una delle assistenti di volo, R., una ragazza veramente gnocca avvenente: era amica della prima ragazza di Francesco. I due si riconoscono, si baciano e si abbracciano. In sottofondo si sente il rosicare degli altri passeggeri maschi. Dopo il decollo, R. invita Francesco dietro, per fare due chiacchiere. Rumoreggiare della folla. Arriva un’altra hostess e chiede se qualcuno ha del collirio. Ovviamente Francesco ce l’ha e lo porge alla hostess.
Hostess. E’ per il comandante.
Sogno di Francesco. Interno notte. Cabina di pilotaggio dell’aereo Meridiana, quello là.
Il comandante dell’aereo muove la cloche a caso urlando di dolore e toccandosi gli occhi.
Plin plin plin sbarabaulalalaala (musica di fine sogno)
Francesco è l’idolo dell’aereo, la gente gli chiede l’autografo, i bambini vogliono visitare con lui la cabina di pilotaggio, anche perché lui ha indosso un’orrenda camicia colore azzurro-pilota.

3/06 Un colpo di fortuna
Interno giorno – La casa dove è ospitato Francesco a Messina
La Sposa sta rollando una canna, per combattere la noia e lo stress prenuziale, insieme allo Sposo e a Francesco.
Francesco (alla sposa). Ma viene la tua amica ninfomane?
Sposa (incredula, smette di rollare). Come fai a saperlo?
Francesco. Ah. Hai veramente un’amica ninfomane?

4/06 Street life
Esterno giorno – Strade di Messina
Francesco e suo cugino S. sono in Vespa. Portano un’enorme decorazione floreale. Le strade sono piene di manifesti, striscioni, disegni inneggianti alla probabile promozione del Messina in Serie A.
Francesco. Ma non staranno festeggiando troppo presto? In fondo non è ancora sicura, la promozione.
In quel momento i due passano davanti alla scuola materna Puffilandia, che ostenta un cartello su cui c’è scritto: “Corsi di autostima”

5/06 Prendi l’ostia e scappa
Esterno giorno – Fuori dalla chiesa dove si celebra il matrimonio
Francesco rimane fuori a guardare la gente che esce dalla chiesa. Arrivano due signore e si mettono ad origliare, appoggiando l’orecchio alla porta della chiesa, chiusa.
Prima signora. Non ci siamo ancora.
Seconda signora. Ma non è che il prete si arrabbia?
Prima signora. Ma chi stai a ddìciri. Entriamo, prendiamo la comunione e ce ne usciamo. Oh. Adesso.
Le due signore entrano in chiesa.

5/06 bis Banchetto di nozze (abbozzo)
Interno notte – Ristorante sulla costa messinese
Scena di massa. Camerieri, astici, sposi, candele, suonatori, “Ba-cio, ba-cio”, vino, tartine, aperitivi, zii, “Viva gli sposi”, sciarpe del Messina, “Noi ci sposiamo l’anno prossimo”, riso alle mandorle, riso tra i capelli, risate, ghigni, sorrisi tirati, “Bella Bologna, eh?”, il duo di pianobar, “E tu, fidanzata?”, auguri, “Viva il padre della sposa”, cori, saluti, baci, abbracci.
Francesco si allontana.
Francesco (voce off). Niente come i matrimoni mi allontanano dall’idea di matrimonio.

Titoli di coda

Give Me Peace, Love and a Hard Kiss

Ieri notte sono andato a letto con il pensiero di scrivere qualcosa sul nuovo DVD di Tori Amos, Welcome to Sunny Florida. Ma non l’avevo ancora visto. Mi devo essere addormentato con quest’idea, perché ho fatto un sogno bizzarro, per certi versi simile a questo. C’eravamo io, Tori e Björk. Quest’ultima mi stava evidentemente intortando, ma io volevo parlare con Tori, che guardava triste l’islandese. Perché ovviamente anche lei voleva parlare con me. Ad un certo punto mi sono girato verso Tori Amos e le ho detto: “Mi piaci, sai, ma in realtà ho una cassetta di Bjork nel 1992, mentre il tuo primo cd l’ho comprato nel 1996”. Tori a momenti si mette a piangere. A quel punto Björk mi dice: “Dai, dalle un bacio”, con fare provocatorio. Io le dico “Ma che dici, voglio solo parlare con lei, mi è passata la passione erotica nei suoi confronti. Quasi”. Mi avvicino a Tori Amos, con fare indifferente, e la bacio. Lei mi squadra e dice: “Ma tu non volevi solo parlare con me?” A quel punto mi sono svegliato, preso dai sensi di colpa.
Sto vedendo il DVD in questo momento, e devo dire che non è affatto male, certe versioni delle canzoni sono bellissime (su tutte “Crucify” e “Leather”, più un medley incredibile tra “Take to the Sky” e “Mohammed My Friend”). So già che “Professional Widow” è stata censurata, non so se con del silenzio o con un “bip”. Che tristezza.
Praticamente sono in partenza, per Messina. Si sposa un mio cugino. Perché si sposa? Perché in Chiesa? Voglio dire, mio cugino si fa le canne e bestemmia, potrebbe sembrare un comune cattolico. Ma non crede in Dio. E la sua ragazza anche. Sì, anche nel senso di spinelli, imprecazioni e ateismo. Comunque di certo non mi alzerò in piedi in chiesa quando il prete dirà “Se c’è qualcuno contrario a questo matrimonio, parli ora o taccia per sempre”. Anche perché credo che sia una formula che non si usi più nel rito cattolico. Magari potrei alzare la mano, ad un certo punto. “Scusi, ma lei non doveva dire…”
Tornerò ingrassato come un porco, già lo sento. E Tori non mi vorrà più, e mi toccherà sposare Björk. Non in chiesa, no.

Aggiungo delle domande a cui non so darmi risposta, da molto tempo.
1. Perché le ragazze vanno in bagno insieme? Quando iniziano a farlo e quando smettono?
2. Che senso ha la scritta “Non iniziare a fumare” sui pacchetti di sigarette? Che uno lo compra, poi legge, dice “no, scusi, troppo tardi, mi dà quello con il cancro?”
3. A quando le scritte “se proprio devi, ma è meglio che proprio tu nisba” sui pacchetti di preservativi?
4. Possiamo considerarci una civiltà tecnologicamente avanzata, anche se ancora non esistono le cinture con i razzi e io prendo l’autobus per muovermi?
5. Perché gli italiani applaudono sempre, in ogni occasione, dai funerali al riuscito atterraggio dell’aereo in cui viaggiano?
Magari le sapete voi, le risposte. A tra qualche giorno. A meno che non trovi un Internet point in chiesa. In tal caso, aprirò un forum chiamato “Parlate ora”, sulle cose da dire a mio cugino (che, una volta, gli si è rotto il casco e gli si è aperta la testa).

Referrers – Gente che cerca altro – 5

Dagli stessi produttori di Neighbours, in associazione con Google, Virgilio, Yahoo! e Shinystat
5. “la mia fidanzata nuda gratis”

L’ultima cosa che sentiva e che gli si piazzava nella testa per almeno due ore, era il rumore della porta che sbatteva. Ogni volta che lei se ne andava, sbatteva la porta. Ma forte. E luicontinuava a sentire quel rumore sordo, talvolta accompagnato dalle urla della vicina. “Ma basta sbattere queste porte, insomma!”
Eppure l’amava. Quando si era messo con lei, i suoi amici erano sbiancati. “No. Con lei?” E ogni volta che passavano insieme, attiravano solo sguardi invidiosi. Invidia e desiderio, ecco cosa suscitava la sua donna. Una bellezza perfetta, luminosa, erotica, non volgare. Un cervello, ben piazzato nella scatola cranica, che funzionava a dovere. E tutti gli accessori che si potevano desiderare. Sapete, quelle piccole grandi cose che fanno impazzire gli uomini. Per esempio, saper pronunciare correttamente alcune parole francesi, anche se cadute in disuso da anni. Fanno comunque un certo effetto.
L’amava, nonostante con lei non fossero andati oltre il bacio-con-la-lingua. Non appena lui allungava una mano, lei si irrigidiva. Se lui tentava di andare oltre, facendo finta di non notare l’irrigidimento, ecco che lei si alzava. Se provava a discutere, lei se ne andava. Se tentava di chiamarla, per continuare a discutere, se ne andava, sbattendo rigidamente la porta. Lui piangeva un po’, poi si masturbava, e, alla fine, con la pace dei sensi, pensava “L’amo”.
Quel giorno, però, non ne poteva più. Iniziava ad esserci la primavera, pollini e ormoni nell’aria. Non gli interessavano assolutamente le capacità linguistiche della sua donna. La voleva nuda, cosparsa di venticinque gusti diversi di gelato, magari anche con delle cialde, dei coni, della granella di nocciola, della panna montata e un cucchiaino colorato. No, quello meglio di no. Voleva farci l’amore, voleva. “Ti pago”, le aveva detto quasi piangendo. “Fammi vedere le tette. Ti amo. Quanto vuoi?”. Era impazzito. Lei aveva sbattuto la porta. E lo “sbam” gli risuonava nel cervello, in continuazione.
Accese il computer, sperando di ottenere qualcosa per alleviare le sue pene. Digitò qualche parola in un motore di ricerca.
Quando premette invio, scoprì che la sua ragazza aveva mostrato le sue pudenda, senza chiedere compenso alcuno, ad almeno un fotografo (direttamente) e a qualche centinaio di milioni di persone (potenzialmente). Ma forse i fotografi erano di più, visto che lo stile e la luce delle diverse pose era evidentemente diverso. Per non parlare degli attori che erano con lei. Ma probabilmente si trattava di un fotomontaggio, un fotomontaggio realistico, magistrale.
Poi lesse per la prima volta in vita sua un blog, ma non c’entrava niente. Andò su Splinder, e ne aprì uno anche lui. Dicevano che funziona, per dimenticare donne del genere. Gli rimase solo voglia di gelato. Ma anche quello si doveva comprare.

Di |2004-05-31T13:31:38+02:0031 Maggio 2004|Categorie: I've Just Seen A Face|Tag: , , , , , |Commenti disabilitati su Referrers – Gente che cerca altro – 5

Nine Inch News

22 maggio. Lo spostamento è completo. Il lavoro è incominciato. Trent ha una lavagna a secco, sul muro della stanza dove lavora. In alto c’è scritto a grandi lettere: avidità, diritto acquisito, delusione. Poi ci sono scritte un po’ di altre cose.

In questo periodo di ondivaga malinconia, sapere che l’adorato Trent Reznor è tornato al lavoro mi dà una gioia infinita. Era tantissimo tempo che il sito dei Nine Inch Nails era inerte, immobile. Una pagina nera, o sfumata. E io che perdevo le ore, passandola in maniera certosina con il mouse per cercare link nascosti. E poi le voci, da quelle più inutili a quelle più serie: il progetto Tapeworm che svanisce nel nulla, gli scazzi con Brian Warner (a.k.a. Marilyn Manson), le crisi depressive di Trent, eccetera. Insomma, iniziavo a temere il peggio. Poi, qualche giorno fa, ho digitato l’indirizzo. Incredibile. Tutto si muove, e molto meglio di prima.
Un layout bianco, font (fatto a mano) tipo macchina da scrivere scassata. Parole, immagini. Il tutto, come sempre, di una raffinatezza sublime.
Ma non è solo questo. Andate a vedere qua cosa succede. I fan dei NIN pongono a Trent delle domande assolutamente non banali e non solo sul nuovo disco, ma su questioni complesse e originali. Qualcuno addirittura gli dice (a modo suo) di prendersela con calma, che non c’è fretta per fare uscire questo nuovo Bleedthrough (con o senza la lineetta), consiglio che pare sia stato preso alla lettera, visto che l’ultimo disco in studio risale al 1999. Trent parla a ruota libera della sua musica, degli strumenti che usa, risolve problemi matematici, e scherza pure con un finto Billy Bob Thornton. E non manca una lettera della “mamma”.
La sezione dei link è curatissima. Oltre ai classici rimandi a siti musicali, di “vintage synth”, e a webzine varie, c’è una parte molto più politica. Anche i fan si sono chiesti come mai questa presa di posizione esplicita. Trent risponde, dicendo che in questo momento l’apatia politica è un lusso che non ci si può permettere.
Sento qualcosa di nuovo nell’aria, oltre ad avere la conferma che Trent Reznor rimane una delle menti più fini nel panorama musicale contemporaneo.

Di |2004-05-28T14:56:15+02:0028 Maggio 2004|Categorie: I'm Happy Just To Dance With You|Tag: , , , , , , , |Commenti disabilitati su Nine Inch News
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