Il matrimonio di M.
E quindi M., conosciuto nell’ottobre del 1996, con il quale ho passato più Capodanni che con chiunque, con il quale sono andato in vacanza più volte, con il quale ho visto concerti, ballato a feste e festini, preparato numerosissimi esami, condiviso centinaia di ore di studio, di piatti di pasta, di altre cose che non diciamo, con il quale ho fatto viaggi in treno, macchina e traghetto (ma mai aereo, chissà perché), con il quale ho visto centinaia di film e ho fatto tante ore di diretta radiofonica, con il quale ho scambiato libri e dischi, si sposa.
E io sono il suo testimone di nozze. Ma testimoni di quando tutto iniziò siete stati anche voi, sparuti lettori del blog.
Sarà bello, emozionante e divertente. Anche perché, dopo la festa, sarò io, insieme a P. e F. (che hanno ruoli altrettanto se non più importanti del mio nel matrimonio) a mettere un po’ di dischi per far ballare tutti gli invitati. Danzare a distanza non è un granché, ma se sabato sera siete in una balera, qualche passo di danza fatelo con noi.
Quindi, domani inizia la maturità. Quest’anno sono quindici anni che mi sono diplomato: ricordo molto bene alcune cose degli esami, altre un po’ meno. Ma ho due riferimenti assoluti: uno di cui ho in mente ogni particolare, l’altro che, invece, è stato completamente cancellato.
Quello che ho totalmente rimosso, invece, è stato il compito di matematica. Ho fatto il Liceo scientifico e, verso la fine del triennio, complice anche la coeva canzone dei Rage Against the Machine, pensavo che avere fatto matematica fosse stato il modo migliore per mettere in pratica il “Know Your Enemy” di Zack de la Rocha e soci. Nonostante questo atteggiamento spavaldo, sono morto d’ansia prima di ogni compito di matematica dei cinque anni del liceo: dato che ricordo bene quella sensazione letale ancora oggi, mi domando spesso come accidenti abbia affrontato il compito di matematica dell’Esame di Stato. Eppure anche quello è andato bene. Ma non ricordo nulla, niente, se non una parabola, non intesa nel senso evangelico né elettrotecnico: la funzione della parabola, quella c’era. Tutto il resto: zero (è il caso di dirlo).


E infine ho fatto la prova dello specchio con 
