Say the Word: manuale di difesa della lingua – 2
Una delle prime cose si impara a scuola sono gli articoli. Determinativi e indeterminativi. Si impara ancora a memoria l’elenco di queste paroline?
Chissà. Sono importanti, gli articoli: la loro presenza è una delle caratteristiche più importanti della nostra lingua.
Più in là, a scuola, si imparano gli avverbi, tra cui quelli di tempo. Oggi, domani, ieri. Sono parole che, da sole, fanno da complemento di tempo. Ci sono, invece, espressioni che fanno da complemento di tempo: “l’altro giorno”, “il prossimo anno”, “la prossima settimana”.
Avrete notato che ho scritto “l’altro giorno”, “il prossimo anno”, “la prossima settimana”. Perché è così che si scrivono correttamente queste espressioni, a prescindere dal tipo di complemento di cui svolgono funzione.
E invece sta prendendo piede dire, ad esempio, “prossima settimana”: perché, mi chiedo? Perché c’è acrimonia tra le prime due parole? Gli articoli non amano quindi il prossimo come dovrebbero? O forse la causa è una naturale tendenza all’abbreviazione che spesso investe le lingue? “So’ du’ caratteri”, direbbe qualcuno attento a non sforare sulla quota mensile di sms che gli garantisce il suo piano tariffario. Uno che, probabilmente, scriverebbe “prox sett”: i caratteri risparmiati sono ben nove. O forse tutto deriva da un uso diffuso, la cui origine mi è ignota, che ha la caratteristica (come altri) di diffondersi rapidamente nonostante la sua palese erroneità. Quindi, usiamo gli articoli: sono lì per qualcosa. Inoltre ho sempre paura che se mi venisse risposto “prossima settimana” a una mia domanda per sapere quando fare una determinata cosa, non sarei mica certo di quando farla, questa cosa.
Ho vissuto il fine settimana precedente a quello che ci siamo appena lasciati alle spalle in una strana condizione. ISBN Edizioni mi aveva fatto avere il cofanetto di
Interrompere una registrazione è un atto realmente rivoluzionario, in ambiti intimi come quelli raccontati da Avere Ventanni. 
Sapevo solo vagamente chi fosse Robert Lowell, a cui è intitolata la prima traccia del nuovo disco dei Massimo Volume, Cattive abitudini. Ho scoperto che è stato il fondatore della “Poesia confessionale”, ma è divertente (e bellissimo) che la
Forse è vero, forse nessuno di voi l’avrebbe detto, ma eccoci, il disco è già iniziato da qualche secondo e sono loro, proprio loro, non c’è dubbio. Non si sono fatti tentare da impasti di riverberi, basi elettroniche più o meno raffinate, né dai sorrisi della gente sotto il palco più giovane di quando loro stessi avevano iniziato
Sarà paranoia o estrema attenzione, quella che mi fa notare certe piccole cose? Ho trovato nella buca delle lettere il volantino qui a fianco: il mercato delle pizze a domicilio è tremendo, la concorrenza è atroce, e ognuno cerca di conquistare o mantenere una posizione come può. Con offerte, magari. O consegnando il cibo fino a tarda ora. O dicendo che ha il forno a legna.
Ah, le circolari della Gelmini: sono la croce e la delizia degli insegnanti, che probabilmente, ogni volta che il bidello bussa alla porta, sono attraversati da un brivido di terrore. L’ultima trovata del ministro è “Allenati alla vita” (o forse “Allenàti alla vita”? Chissà). Si tratta di un corso teorico e pratico, che dà crediti formativi, in cui gli alunni sono divisi in pattuglie e si esercitano al tiro con la pistola ad aria compressa, nuoto, salvataggio e orienteering. Ne parla anche